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Colonna sonora originale - Dellera






Musicista di primo ordine, leggenda vuole che Roberto Dell’Era, ad una festa consegnò un suo demo nelle mani di Manuel Agnelli che poco dopo lo convocò per un provino. 
Anno 2006, il nostro divenne così il bassista degli Afterhours dopo l’uscita dal gruppo di Andrea Viti.
Registrato completamente in analogico tra l’Inghilterra, vera e propria sua patria adottiva e l’Italia con Tommaso Colliva, questa “Colonna sonora originale” a firma Dellera, è decisamente l’esordio che ci aspettavamo e le attese erano di certo alte, le premesse in effetti c’erano tutte e il nostro ha combinato sapientemente i suoni a lui cari, quelli inglesi specie degli anni 60 e 70, senza dimenticare la tradizione italiana sempre di quel periodo e di ovviamente aggiornare, rielaborare il tutto, rendendolo un corpus omogeneo, scarno, essenziale eppure assolutamente ricco di fascino tipicamente retrò, avanguardista a tratti, dove blues, psichedelica, folk si fondono amabilmente per un album per orecchie raffinate e disposte a immergersi nei paesaggi sonori abilmente creati appositamente per perdersi in essi.
Un vero e proprio gioiello insomma, di cui l’amore è il tema portante con qualche digressione lucida sulla realtà odierna... ma è un disco anche che non ha bisogno di spiegazioni ai testi oltremodo, tanto l’intimità delle parole è connessa alla musicalità che esso esprime.
Non ci resta che augurarvi dunque Buon Viaggio:
“Il motivo di Sima”: è un blues di base, fortemente contaminato, il brano che apre questo esordio solista, con delle taglienti aperture melodiche affidate alle chitarre elettriche:
“una rivoluzione sta arrivando risponde ai miei perchè e come vedi non ho tempo di pensare a te”

“Il ragazzo in motocicletta”:un brano che ha un sapore retrò, quasi vintage, della prima dance, eppure grazie ancora una volta ai più svariati intrecci musicali, risulta modernissimo:
“ho una buona idea ce ne andiamo via”

“Ami lei o ami me”: deliziosa cantilena che ci riporta direttamente agli anni 60, scarna, quasi minimalista nell’arrangiamento di gran classe, che rimane in testa volente o nolente:
“devi dirmelo se ami lei o ami me, devi dirmelo perchè, anche se questo non è l’uomo migliore nessuno potrà farti male”

“Per niente al mondo”: un altro ottimo blues di fondo, col ritornello incantevole che stempera la serrata ritmica della strofa con un interessantissimo intermezzo strumentale:
“amarsi un pò, un pò di più...”

“Oceano Pacifico Blue”: atmosfere eteree, liquide, coi violini in evidenza... suggestiva davvero, con una notevole coda strumentale dove le chitarre elettriche disegnano echi lontani e malinconici per sfociare nella breve e strumentale “Fine Bobina (La memoria)”:
“con i delfini dell’anima e il cuore dentro al pacifico che sa di blue, ma non è blue, le impressioni che contano quando fai finta di crederci”

“La Meraviglia”: una ballad che si contraddistingue per i cambiamenti di tono e di ritmo tra strofa e ritornello:
“se sapessi cosa fare di me... e di te... tu lo sai cosa manca tra noi... la meraviglia”

“Il tema di Tim e Tom”:un vero e proprio gioiellino cantato interamente in inglese, delicato e psichedelico, con ancora una volta una parte finale strumentale, dilatata, da brividi:
“always love you”

“Le Parole (rivoglio il mio disordine)”: ancora una volta è l’arrangiamento tipico anni 60, a lasciare il segno, con la strofa affidata alla chitarra acustica che si stoppa insieme alle “parole” per un ritornello ad ampio respiro melodico, solenne, orchestrale: 
“le parole è così facile lasciarle andare, diventarne complici”

“Io e te”: piccoli accenni di melodia di una chitarra, in mezzo a suoni, voci, rumori, traffico, piatti... esordisce così questa traccia, forse la meno immediata dell’album, non per questo di certo meno interessante, poi si aggiungono il pianoforte, dei loop ritmici e non, il tutto però tende a mantenere un’atmosfera rarefatta:
“you make me feel so real”

“Giorno dopo Giorno”: ancora una volta “quei favolosi anni 60”ci portano direttamente stavolta a una ballad in pieno stile beatles, ricca di cambi di tono e suggestioni, operazione perfettamente riuscita anche questa decisamente:
“e tu torni sempre qui nel mio letto come fossi perfetto”

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