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Leon - Come se fossi Dio




Un album essenzialmente pop,  che gioca con l'elettronica con intelligenza, usandola principalmente per sporcare la melodia e acuirne le trame armoniche, ovvero appesantendole appositamente per ottenere un contrasto, ora con le parole ora con l'orecchiabilità insita nei brani, per rilasciare un sound lo fi però sempre di impatto, convulso, oscuro ma sempre accessibile, dopo un paio di ascolti si intende, Pietro Foresti ne cura la produzione e riesce a far suonare il tutto "sporco e cattivo", sostanzialmente vintage, con richiami musicali che vanno dalla seconda metà degli anni '80 alla decade successiva senza snaturare Leon nella sua essenza, facendo così emergere le differenze che stanno alla base del personaggio a cominciare dai testi, dove ai temi scottanti trattati, il nostro non sottrae il suo sguardo sarcastico, disilluso e amaro, si contrappone ed emerge senza fatica così un lato più malinconico, riflessivo, di rabbia che fa quasi fatica a rimanere sotto traccia, che non dispiace, soprattutto nelle tracce cantate in francese, perfetto per esprimere questa sorta di inquietudine, a cui contribuisce anche una voce consona e a maggior ragione convinta. 
Non tutto ovviamente è messo a fuoco in maniera ottimale, i testi ad esempio sono tutti diretti, senza scorciatoie o metafore di sorta, è una scelta stilistica certo, che però a volte non sempre paga, c'è infatti il rischio di apparire didascalici e qua e la succede o musicalmente parlando, l'equilibrio a cui accennavamo all'inizio non sempre è perfettamente raggiunto, ma trattandosi di un esordio, beh, ci sembra francamente il minimo: 

"Come se fossi Dio": amplessi e sensi di onnipotenza per una chitarra acustica incalzante in un mood oscuro e avvolgente, fino alla saturazione dell'atmosfera che non rinuncia tuttavia alla melodia:
"ma io non sono Dio anche se lo vorrei"

"Bellissima": molto melodica e orecchiabile, dai sapori rock fine anni '80 primi anni '90, che tratta il tema dell'anoressia in maniera convincente:
"sono un'ombra oramai ma mi vedo bellissima"

"Canto notturno": sinuosa ed evocativa condita da un'elettronica oscura ma leggera:
"più non ho bisogno del sole più non ho bisogno d'amore"

"Encore": arrangiamento scarno ma molto suggestivo cantata in francese che diviene evocativa nel ritornello che si apre totalmente alla melodia

"Immagini": piace in primis l'arrangiamento, una delle migliori tracce del lotto, con un uso dell'elettronica metà anni novanta, che riporta alla memoria per restare in Italia, anche per il cantato certi episodi di Erz (Salvatore Pessaro):
"non so vivere realmente"

"Profughi": accattivante e danzereccia, vintage anni '80, di sicuro impatto con forse troppe rime facili:
"sentimenti spenti in questi giorni ormai roventi e ora noi"

"Ego te absolvo": "tocca qui con mano cos'è la trinità"... elettronica e acustica, con riff non proprio originali quasi paraculo ma estremamente efficaci per contrastare la pesantezza del tema, che è quello della pedofilia dei preti:
"parola del signore e lasciami fare"

"Giorni di pioggia": oscura e elettronica, sospesa ed epica nel suo dipanarsi, con interessanti interventi chitarristici:
"solitudine resta qui con me saremo due eroi"

"Nel gin": acustica, ritmi in levare, mixaggio pastoso, che fa da contrasto alla leggerezza della melodia, pulito invece e ne guadagna in incisività nel remix ad opera di Nedagroove che chiude l'album:
"qualcosa non va in questa città, se la facoltà di scelta rimane tra  il bianco e il liquore"

"Jeux Dangerux": versione francese di Wicked Game, riuscita e avvolgente, colorata di ombre e mistero.

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