E' un album che profuma di anni '70, di rock viscerale, intenso e affascinante, declinato nelle sue più diverse sfaccettature questo "The quiet riot", dentro ci sono i riff, i grandi soli di chitarra elettrica, epiche aperture melodiche ed evocative parti strumentali e c'è soprattutto un'unità di intenti, una coerenza che lega ogni singolo pezzo e c'è talento, innegabile, come la voglia che ha la band di venir fuori, togliendo la polvere dalla storia del rock, lo si capisce già dalla prima traccia "No life": con il cantato quasi alla Dan Black sinistro e compenetrante, si prosegue con le chitarre scarne e incisive di "The scent of lights": una ballad alla David Bowie con una degna coda strumentale, Bowie che volendo è rintracciabile anche in "Istant's mind" con qualche venatura psichedelica, che trova invece sfogo nella liquid ballad "Shine on" ariosa e suggestiva, la titletrack dopo un inizio doorsiano mette in mostra invece una chitarra solista perfetta, "Essential" col suo ritmo in levare nella strofa che diventa quasi beat nel ritornello appare fresca e accattivante, come "Everything", dove rock e melodia vanno meravigliosamente a braccetto e "Mayf" più pop a tinte blues, dannatamente orecchiabile, come la conclusiva "Waterlilly": ballad rock stile Aerosmith e "Us" col suo mood sospeso che cresce d'intensità regalando l'ennesimo grande solo di chitarra elettrica, come in "Surrenderes to rise" che ha dalla sua anche un ritornello trascinante con tanto di falsetto... "Brand new song": ottimamente costruita, strofa, ponte, ritornello con la giusta tensione tra una parte e l'altra e "Edges", ammaliante e sinuosa sono a parer nostro le vette di un album che non ha punti deboli, che è antico e moderno al tempo stesso, che non potrà non piacere a chi ama il rock, quello vero.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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