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Intervista con Leon



 Raccontaci un pò della tua storia, come nasce Leon e come sono nate ovviamente queste canzoni?

 Dopo quindici anni di gruppi e canzoni scritte, era arrivato il momento di giocare la carta solista. Avevo moltissimo materiale scritto negli anni, ripreso e riarrangiato  si è andato a sommare ai pezzi nuovi. Sul mio esordio ci sono canzoni che hanno oltre dieci anni (Giorni di pioggia), alcune che ne hanno la metà (Encore), alcune che hanno pochi mesi e sono nate “ad hoc” per il progetto (Nel gin).
Il trucco è stato portare tutto alla dimensione voce-chitarra, nuda e cruda e senza filtri; questo è l'unico modo per capire se il materiale sia valido o meno. Quello che ha passato la selezione è entrato in “Come se fossi dio”.

Un album pop sapientemente sporcato, riconosci in questa definizione il sound del tuo primo album?

Sì, trovo che tu abbia colto perfettamente la sua essenza. I pezzi sono in forma canzone, non c'è innovazione in questo, ma sono come il diretto di un pugile: fanno il loro sporco lavoro. Non c'è un solo brano che vada oltre i 3 minuti e mezzo. Sicuramente però le tematiche non sono pop...

A noi è sembrato che tu giocassi a ottenere proprio questo tipo di contrasto...

Infatti. Proprio i pezzi con la tematica più pesante – la pedofilia dei preti di Ego te absolvo e l'alcolismo di Nel gin – hanno la musica più leggera e allegra. Volevo che fossero “tragedie cantabili” andando in spiaggia. Volevo far ballare a cuor leggero al ritmo dell'osceno e del terribile.

 

E in ogni caso quanto è stato importante Pietro Foresti?

 Fondamentale. L'ho conosciuto con il  lavoro nel mio gruppo, gli El negro, e parallelamente ora mi segue nel lavoro solista. Ha la capacità di tirare fuori dall'artista le sue peculiarità e metterle musica. Non impone la sua personalità, fa uscire la tua fino alle estreme conseguenze. Nel caso di Leon, ha colto perfettamente il suo lato più provocatorio ed irruento come quello più introspettivo e fragile. Entrambi sono presenti e ben riconoscibili nell'album.

Per quanto concerne invece i testi: più che ironia c'è sarcasmo misto a disillusione e amarezza e sei sempre molto diretto, ci sono tanti temi importanti, trattati però senza retorica... non era facile... cosa volevi comunicare con le parole di questo lavoro e com'è sostanzialmente il tuo approccio alla scrittura?

Credo che l'artista debba mettere a nudo sé stesso e la società nella quale vive, senza preoccuparsi delle conseguenze. Non voglio fare la morale a nessuno, di moralisti religiosi e  indignati di sinistra il nostro paese è pieno, eppure affoga lo stesso. O forse proprio per questo!
Amo provocare, colpire duro la patina di perbenismo che ingabbia tutto ciò che pensiamo e non ci permette di andare fino in  fondo nella comprensione delle cose, dalle più terribili alle più banali.
Come per la  musica - sono completamente autodidatta sia con la voce che con la chitarra e il  basso, strumenti che ho suonato entrambi sul disco- ho un approccio molto istintivo alla scrittura. Sento delle parole nella mente, le butto giù appena arrivano o le registro in un mp3 che porto sempre dietro. Gettate le fondamenta comincia invece il lavoro di rifinitura, molto più lungo e complesso. A volte può durare settimane o mesi.

Hai un cantato molto evocativo, enfatico che si esprime molto bene specie nelle tracce in francese...e in riferimento a queste ultime, ci dici come mai questa scelta?

Sono valdostano e qui impariamo il francese fin dalle elementari. E' una ricchezza poter conoscere questa lingua piena di storia e letteratura.  Ha una musicalità incredibile. A differenza del troppo inflazionato inglese, che restringerebbe i miei orizzonti, il francese me ne apre di nuovi. 
 
Come vedi oggi la scena musicale italiana (indipendente o meno)

Guarda, la seguo pochissimo. Sono troppo concentrato sulla mia visione personale della musica e ai miei progetti che tralascio volutamente possibili influenze italiane. 

Progetti per il futuro, date da segnalare...

Il video di Nel gin è stato censurato da parecchi portali online e da molte televisioni per il suo contenuto scabroso e antireligioso. Abbiamo quindi dovuto uscire con una versione censurata, che comunque non ha perso nulla della sua carica provocatoria. Il video non rappresenta solo il pezzo in questione ma l'approccio dell'intero album. Andatelo a vedere, http://www.youtube.com/watch?v=SK0sYRRR4ek mi raccomando, e sopratutto... guardatelo fino in fondo! eheheheh

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