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Carpacho - La futura classe dirigente

Un album pop, “come dovrebbe essere”... “La futura classe dirigente” dei romani Carpacho, per Pippola Music, un album che si mostra intelligente, attuale, curato, efficace, emozionale e perchè no, anche un pò snob... per quanto concerne “la terminologia (inadeguata per i tempi che corrono) indie”... 
Ritrovare “i nostri tempi” quelli interiori, di certo più consoni di questi, “falsamente moderni”, precari... non ricchi di nuove opportunità flessibili, come millantano... no, ormai non millantano neanche più... e allora vista la situazione, i nostri non vogliono necessariamente andarsene via dall’Italia, come affermato da Bianconi dei Baustelle qualche tempo fa... i Carpacho vogliono riappropriarsi “dei tempi interiori” confacenti ad ognuno, ricostruire un mondo “a misura d’anima d’uomo”... questo si cela tra le liriche ma anche fra le musiche del gruppo... colorate di una elettronica minimal, di cori e controcanti quanto mai azzeccati, di arrangiamenti mai sopra le righe ma sempre molto particolari, un disco che ha ancora le sue killer pop song da fantomatica classifica, ma che è ricchissimo di ballate introspettive e disilluse... che vorrebbero per l’appunto cercare di fermare “questo tempo”...  e almeno per l’ascolto di queste tracce ci riescono sicuramente:




dopo i venti secondi di intro de “La futura classe dirigente”
arriva “Il playmaker”: metafora abusata quanto si vuole ma efficace, che indica subito all’ascoltatore le coordinate per muoversi nella loro poetica... l’atmosfera è trasognante il tempo sembra rallentare con cura, prima di librarsi in una coda finale  ad ampio respiro melodico, carico di cori:
“e rinunciare al mondo intero all’illusione della gravità”

“Niente che non va”: il primo singolo estratto è una vera e propria dichiarazione d’intenti, una pop song come si deve, che ricorda i primi Baustelle:
“a chi non ha il coraggio di vivere... niente che non va... saremmo forti un’altra volta se il tempo verrà...”

“Canzone 4”: coi controcanti in primo piano e Bianconi sullo sfondo (il cantato ricorda in certi passaggi quello di Alfredino), amara ballata sulla fine di un rapporto... fugace, quanto denso e ben strutturato è il brano:
“dicono la storia si racchiude in pagine cartoline d’omertà lascia la nostra in un hotel...”

“Tutto andra' a finire”: ideale continuo della traccia precedente con uno splendido ritornello melodico affatto banale nella sua costruzione armonica, con il disincanto a farla ancora da padrone, accompagnato da un’ironia amara:
“smettila non è più tempo di illudersi per la pace che non hai trovato nelle farmacie...”

“Assassino seriale sensibile”: “sinistra ballata”, con il pianoforte che viene “quasi ripreso” ad ogni attacco di strofa dagli altri strumenti, per una marcetta pop intensa, suggestiva e dannatamente orecchiabile:
“a carnevale mi nascondo tra la gente normale il mio compito è gestire le risorse umane...”

“Canzone 7 (winter)”: stavolta il pianoforte parte e rimane centrale nella composizione, per il brano forse più poetico dell’intero lotto, con un break strumentale prima della chiusa degno di nota:
“se non distinguo quasi mai le foto belle dai momenti brutti... se oggi ho dormito troppo è perchè non volevo fingere...”

“La classe diligente”: con questo brano i Carpacho ritornano alla pop song sbilenca tipica del loro stile, piena di cori e controcanti, e fanno ancora una volta centro, con uno dei testi più ispirati dell’intero lavoro e un ritornello appiccicoso:
“gli eroi dei nostri tempi stanno male...”

“Le riprese”: dopo il playmaker del basket, ecco arrivare “il regista” vero e proprio... e anche qui si invoca di fermare tutto come nel brano d’apertura... soltanto che le premesse dell’inizio qua si fanno certezze... “e il sarebbe bello iniziale”... adesso diventa una precisa richiesta... ancora una ballata, ricca di armonie vocali e trovate melodiche non convenzionali a sublimare la nostalgia del tempo dei sogni:
“ho elaborato il lutto troppe volte stando a quello che mi dicono i dottori... ho un buco in gola che il tempo non guarirà”

“Oh oh, pasticho!”: con una elettronica più presente, il brano conclusivo dell’album ha delle dinamiche musicali molto interessanti nel loro svolgimento, un marchio di fabbrica vero e proprio per i Carpacho e come è giusto che sia, tira “le cosiddette fila” del discorso, sviscerato per tutto il disco... 
“che vuoi che sia rinunciare ai tetti alle ringhiere ritagliarsi il meglio per se...”

Commenti

  1. Belli!!!
    Vi chiamate come un amico CarpaKoi!!!
    Ma anche il carpacho è un pesce...??
    Sti pesci...
    Saluti

    RispondiElimina

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