Di Martino - Cara maestra abbiamo perso (recensione e live - Rassegna Macondo 2 aprile 2011 - Mazara del Vallo)


Un grappolo di note zampillanti e un urlo che richiamano la nostra attenzione sull’esigenza umanamente profonda di ritrovare una dimensione sociale, un’identità che ormai si è persa “tra i barattoli del sale” e “il giorno di Natale”, che nell’immaginario collettivo hanno ormai assunto il medesimo significato, o forse lo hanno perso, diventando simboli indistinti di un materialismo dominante e asfissiante, in cui “i cani giocano coi fustini del Dash”, tra le fabbriche del nord che producono lavoro e i leoni drogati di uno zoo. E Vinicio Capossela diventa addirittura un capro espiatorio di questa tensione. Ma non è lui il vero bersaglio.
Questo è “Cara maestra abbiamo perso”, l’album di esordio dei Di Martino, una delle nuove promesse del cantautorato italiano.
Un’ammissione, forse una denuncia, a tratti triste, a tratti malinconica, altre volte pazzotica e intensamente realistica della sconfitta dei valori difesi nelle lotte di classe degli anni Settanta, e della schizofrenia che quella disfatta produce oggi.
Le giovani speranze tradite e le delusioni, il tormento di una coscienza civile disorientata dentro una società in cui la cultura, cibo dell’anima, perde il suo ruolo di fronte al calcio e ai divi della tv, mezzi con cui si tenta di annullare il pensiero, di porre un filtro scuro al di là del quale è impossibile vedere ciò che accade nelle stanze “abbottonate”.
Ed è una giovane maestra di provincia, che quegli anni li ha vissuti intensamente, che quei valori li ha insegnati, la destinataria o meglio l’emblema, la protagonista di questo lavoro musicale, che è più di un disco o per dirla come si usa oggi un “concept album”.
Sembra, infatti, un tema o un compito in classe, pieno di idee e di soluzioni, continuo e discontinuo, composto da intervalli musicali leggeri a cui si alternano sonorità frenetiche e moderne. In cui le citazioni (vedi “La ballata della moda” di Luigi Tenco) e le collaborazioni eccellenti con Le luci della centrale elettrica e Cesare Basile, che tra le altre cose è anche il produttore di questo lavoro discografico, danno ulteriore peso e dignità intellettuale ai concetti oltre ad indicare una precisa collocazione nel panorama musicale italiano attuale.
Quella cosiddetta “scena indipendente”, multiforme e variegata, che nel caso specifico affonda le radici nella scuola poetica genovese di Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Bruno Paoli, Bruno Lauzzi, e che chiama in causa quella romana del primo Antonello Venditti, di Francesco De Gregori e di un compianto e riscoperto Rino Gaetano. La musica privata del testo invece produce sensazioni che richiamano alla mente Lucio Dalla e Franco Battiato.
Elementi che si uniscono e strizzano l’occhio ad un tentativo di sperimentazione.
Il pianoforte della bravissima polistrumentista Simona Norato, che imbraccia inoltre la chitarra elettrica e si cimenta con i tamburi,  tinteggia di armonie forti e colorate e di sfumature delicate le pareti sonore alzate da Antonio Di Martino, front man nonché autore dei testi, che col suo basso elettrico scampato ad un rogo in pieno stile anni sessanta, ipnotizza, seduce,  e riconduce sulla retta via il funambolico Giusto Correnti che si diverte, che gioca con la batteria ad inventare tempi inconsueti e travolgenti, arricchendo poi la sezione ritmica con un glockenspiel e di una diamonica, proprio come quelle che si usavano a scuola durante l’ora di musica…..ricordi cara maestra!?

Cercasi Anima“: primo singolo, che parte con un pianoforte martellante  prima di esplodere nel ritornello che tira in ballo Pasolini, come nume tutelare… splendida ballata su questi “tempi moderni”
“mentre tutto mi sembrava niente avevo ancora in testa Pasolini… il tempo per amarmi ancora un pò”
Ho sparato a Vinicio Capossela“: ancora il pianoforte a farla da padrone e Daniele Silvestri, di Prima d’essere un uomo”… solo più sporco, con tutta l’ironia feroce e corrosiva e le aperture melodiche, le atmosfere quasi rallentate da sogno lucido del ritornello e del finale a tinte quasi noise:
“la strada, i mattoni della cucina su cui facevi l’amore..”
Cara Maestra“: l’incedere è incalzante e trascinante e spara a raffica sulla generazione anni 70 che sognava di cambiare il mondo… senza dimenticare la melodia… essenziale e diretta, aleggia quasi uno spirito punk, colpisce sicuramente nel segno:
“Cara maestra abbiamo smesso sui banchi di scuola abbiamo perso”
Parto“: Atmosfere delicate, colorate dai controcanti, qui Di Martino traccia un ritratto disilluso “del nuovo emigrante” con la voce di Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica, che “rasenta” la melodia a chiudere, un pezzo molto suggestivo:
“e si inventano nuovi operai che non licenziano mai…”
La lavagna è sporca“: con Alessandro Fiori e Enrico Gabrielli… puro diversemant strumentale ad eccezione della frase che da il titolo e giocosamente claustrofobico… quasi per spezzare la tensione emotiva accumulata…
999“: evocativa ballata dolce amara, ancora col pianoforte in primo piano ed uno dei testi migliori dell’album:
“partigiani del vintage sulle nostre panda poi magari andremo allo zoo a vedere i leoni drogati…”
Cambio idea“: ancora pianoforte e atmosfere circensi, con fisarmonica a interloquire amabilmente… un altro testo delizioso per un Capossela appena citato e “macchiato” di un retrogusto pop che accentua la vitalità sprigionata dalle parole:
“se non fossimo noi saremmo altri due felici come valigie cadute da un aereo di linea, felici come animali da appartamento”
La Ballata della moda“: tutti conoscono questo grande pezzo dell’immenso Tenco. , Di Martino si pone col dovuto rispetto, incupendolo, a scapito forse della leggerezza, ma cogliendone in pieno il dissacrante grido d’allarme:
“ahahahah e dice me ne infischio della moda…”
Marzo ’48“: è una chitarra acustica “gracchiante” stavolta, accompagnata dalla fisarmonica, a far da tappeto alle parole del “soldato Di Martino” per il brano che chiude un esordio altamente convincente, che reinterpreta il grande canzoniere italiano, donandogli una luce nuova, sorretto dall’urgenza, dalla rabbia e dalla voglia di far si che il mondo quanto meni sembri un posto migliore:
“potremmo ammazzarci di balli tutta la notte…”

Il Live:
Nell’ambito della Rassegna Macondo, organizzata da Fabio Genco e Paolo Tedesco, si è tenuto a Mazara del Vallo il concerto dei Dimartino, una delle band rivelazione del panorama musicale italiano indipendente, che hanno presentato il loro primo lavoro discografico dal titolo “Cara maestra abbiamo perso”.
Reduci agguerriti dagli ex Famelika, Antonio Di Martino al basso e chitarra acustica, Giusto Correnti alla batteria e “oggetti musicali”, e Simona Norato al piano forte, chitarra elettrica e tamburi, rinnovati nel sound e nel nome, che chiaramente lascia intendere la leadership cantautorale, hanno dato vita ad un concerto raffinato e intenso, esclusivamente per “pochi eletti”.
Circa un centinaio i fortunati che si sono goduti, tra un bicchiere di vino e tanti manicaretti gentilmente condivisi, come avviene di regola durante questi eventi conviviali, la performance della band palermitana, apprezzatissima da critica e pubblico, che ha suonato tutti e nove i brani contenuti nel disco, tra cui il singolo “Cercasi anima”, ed in più ha omaggiato la platea entusiasta con alcune canzoni appartenenti all’ultimo periodo dei Famelica, senza la Cappa questa volta, come “Brucio il mio basso” riarrangiata senza chitarre, “Cartoline da Amsterdam” e “Io non parlo mai”.
Per niente a disagio in un contesto simile, dato che per loro stessa ammissione era la prima volta che facevano questo tipo di esibizione, i Dimartino hanno mostrato la stessa grinta ed efficacia come in un concerto “consueto”, travolgendo di emozioni, sentimenti e riflessioni profonde ed attuali la gente seduta sui divani, a terra sui tappetti, o appoggiata qui e là, perché è di questi elementi che sono fatte le loro canzoni.
Al termine, l’abbraccio fisico del pubblico ai tre musicisti è stato automatico, istintivo, quasi necessario per dimostrare, applausi a parte, che quel sabato sera i Dimartino non avevano trovato solamente nuovi fans ma soprattutto nuovi amici, orgogliosi di averli scelti per un bel concerto casalingo!

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