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Daniele Silvestri – S.c.o.t.c.h.


E’ evidente che Daniele Silvestri, con questo Scotch, non abbia più “voglia di gridare”… ma ne ha la coscienza, la piena consapevolezza semmai e soprattutto ancora la forza, come cantava Guccini qualche anno fa… e così sceglie l’apparente leggerezza dei suoni, vagamente jazzati, scarni, live come non mai… cercando quasi di alleviare l’amarezza, che pervade i testi di Scotch,  per mettere maggiormente in risalto il suo disappunto, attraverso parole durissime… come se queste canzoni fossero sassi lanciati con infinito garbo… per l’ennesima dimostrazione di maestria, di uno degli ultimi grandi cantautori di casa nostra,  per far passare il messaggio una volta di più e se mai ce ne fosse ancora bisogno… facendo passare quasi in secondo piano stavolta, la sua genialità, il suo sbizzarrirsi per quanto riguarda le soluzioni musicali… che sono funzionali a far da contrappunto ai testi, quasi costrette a stagliarsi sullo sfondo, come colori tenui, tanta è l’urgenza e la gravità del suo discorso… per confezionare un lavoro, prima di tutto onesto… lucido… maturo e… irrimediabilmente disilluso… credo siano queste le parole che esprimono meglio la cifra stilistica dell’album, che vanta tra l’altro prestigiose collaborazioni, da Gino Paoli a Peppe Servillo, da Bunna a Raiz, da Niccolò Fabi a Stefano Bollani, a nientemeno che Andrea Camilleri…

Le navi”: grande apertura… solo piano e voce, ricorda il De Gregori più ispirato, per la poesia… l’incisività e la profondità:
“mentre tu intanto nel tempo che resta sei qui accanto e già molto diversa”
 “Sornione”: tanto soft la musica, quasi dimessa, tanto feroce e disincantato il testo… in coppia con la voce morbida di Niccolò Fabi… Silvestri regala un brano di alta scuola,  pura classe, un vero e proprio gioiellino:
“non è prevista l’onestà e se ti guardi intorno mi darai ragione, va di moda la sincerità, ma solo quando è urlata alla televisione”
Cos’è sta storia qua”: auto blu e autobus… divertente e ovviamente amaro racconto di vita quotidiana:
“a cosa serve correre se nessuno ce la fa”
Fifty-fifty”: ritmiche black funky, che ricordano il primo Silvestri, col sax in pronta risposta, col bridge a tirare le somme:
“ti batti per diritti che per primo tu calpesti”
Acqua stagnante”: brano molto suggestivo, d’atmosfera, che sarebbe stato benissimo su Sig. Dapatas… con i synth a far da contraltare:
“non funzionerà mai se non funziona così com’è”
Precario il mondo”: il brano presentato in anteprima a Vieni via con me… impreziosito qui dalla presenza di Raiz, che ripesca il brano “Che bella faccia” dedicato a… del vecchio album… ritmo e intensità delle parole vanno di pari passo… così come l’amarezza che lascia:
”il mio lavoro… sicuramente rende liberi di suicidarsi e io mi sono rotto”
La chatta”: puro diversemant sui social network, che arriva quasi a voler sdrammatizzare i toni dell’album, sentito omaggio a Gino Paoli che contraccambia…
“ora non navigo più la… ho un profilo bellissimo bellissimo n’coppa a facebook”
Io non mi sento italiano”: così come per Precario il mondo, anche qui bisogna ritornare all’esperienza dell’evento televisivo con Fazio e Saviano… con la fisarmonica in primo piano, Silvestri omaggio il Maestro Gaber, stavolta ricordandosi tutte le parole(n.d.r)
“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”
Monito(r)”: qui, visto il testo, ti aspetteresti che tutto deflagri da un momento all’altro… e invece ancora una volta, nonostante l’inizio tirato, il nostro musicalmente parlando implode e lo fa ancor più consapevolmente, indagando l’animo del Presidente, nell’atto di apporre la sua firma sull’ennesimo decreto “ad personam”:
“io vorrei una penna disonesta”
Ma che discorsi”: il classico pop prettamente acustico di classe cristallina alla sua maniera… alla Occhi da orientale per intenderci:
“con quello che succede in una vita come questa…”
Acqua che scorre”: quasi il continuo di “Acqua stagnante”… arrangiamento scarno, con fiati e pianoforte a colorare il tutto, con Diego Mancino ai chorus:
“io mi addormento male e sogno anche per te”
Lo Scotch”: la titletrack si avvale di Bunna, Peppe Servillo e Andrea Camilleri, a cui è affidato il dialogo finale  (“rimpianto che le cose non sono andate come scritte sulla lapide, invece ho dovuto vivere”)… a tempo di reggae in oltre 7 minuti, il brano con la metafora del trasloco e dello scotch per chiudere le scatole (“ci sono scatole che sembra si rifiutino di contenere anche lo stretto necessario”) è più importante a livello testuale, perchè permette di immergersi nelle tematiche trattate nel disco… lasciando volutamente povera, priva di orpelli quella musicale, ancorata alla ripetizione del tema… quasi un talkin’reggae
L’appello”: Paolo e la vita che Salvatore forse neanche voleva vivere… uno dei brani più suggestivi… atmosfere circensi, perchè nonostante tutto, la vitalità trionfi:
“perchè ho le stesso sangue e me ne vanto”
In un’ora soltanto”: pop jazz d’autore, alla Gino Paoli… con un’apertura melodica d’altri tempi nel bridge:
“che sarà di te di noi delle cose già fatte e di quelle da fare poi”
Questo paese”: con Stefano Bollani al piano, così come per “Le navi” torna ancora il fantasma del migliore De Gregori:
“non è più divertente tirare a campare, soprattutto non è più originale”
 “Ghost track” a seguire… atmosfere jazz per un brano dedicato al padre (?)… “qualcosa di leggero però così profondo…” è la frase che chiude l’album ed è anche la migliore a descriverlo..

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