Habemus Nanni






Habemus Nanni, non c’è che dire, a suoi massimi livelli, se non di più… uno stato di grazie che “l’autore”, mai come in questo caso, mantiene per tutto il film, leggero e armonioso come se fosse un balletto classico, come nelle partite di pallavolo in contemporanea, delicato e divertente, con un’ironia sagace e intelligente che abbraccia un pò tutta la storia, caldo e ricco di tensioni emotive, poetico in certi passaggi, nel peregrinare del Papa in fuga, un grandissimo Michel Piccoli che si ritrova a parlare da solo in autobus o nel montaggio alternato della canzone di Mercedez Sosa  che ascolta il finto Papa nello stereo e tutti i Cardinali al piano di sotto e lui, il Papa vero, cantata da una ragazza in strada o nell’apice lirico durante gli applausi liberatori a teatro… tralasciando naturalmente la scena finale.
Un re insomma finalmente nudo, anche se sarebbe meglio dire, “l’uomo” nudo, divenuto re… non se la sente, o meglio ancora si sente inadeguato, anche se è Dio che ha voluto così… emergono così tutti i dubbi, tutte le paure, di questo uomo che si scopre minuscolo, a maggior ragione in un periodo così delicato per la chiesa (per il paese n.d.r.)… di contro Nanni e il suo personaggio, che rimane defilato come non mai, che gioca amabilmente di sottrazione, con i suoi topos sullo sfondo e rimandi più o meno velati della sua cinematografia, scorrono amabilmente sotto traccia, condensati nella frase “Io sono il più bravo di tutti anche di mia moglie… è per questo che mi ha lasciato” o nella ripetizione in vari livelli “dei soliloqui”, i pensieri dei Cardinali ad inizio film che “pregano” di non essere eletti, nella scena al ristorante della compagnia d’attori… su questo si stagliano i due monologhi, quello abbozzato in autobus da Piccoli, che si giustifica, con un ragazzo che lo guardava divertito… “ non stavo parlando da solo… è che sto preparando un discorso” e quello ripetuto due volte dall’attore “borderline” , vero e proprio alter ego del pontefice, la prima volta in albergo, quando la gente esce tutta fuori dalle stanze per dirigersi direttamente in ambulanza, con lo stesso Piccoli a recitare con lui… e la sera della prima, quando ritrovatosi su un palco dopo che decine di altri attori avevano dovuto rinunciare alla parte, salva in qualche modo la messinscena divenendone protagonista involontario.
Gli applausi liberatori degli spettatori e dei Cardinali, tra lo stupore della truppa, stanno li ad indicare che la scelta è necessaria, che una strada deve essere comunque intrapresa, oltre a rappresentare il culmine della sceneggiatura scritta oltre che da Moretti, da Federica Montremoli e Francesco Piccolo, perchè appunto si compie la fusione perfetta tra l’ego Morettiano, nell’alter ego del Papa rappresentato dall’attore e il Papa, che si prepara per l’entrata in scena finale… da rimarcare anche come il Moretti attore nel film, lo psicanalista, resti fuori da tutto ciò, così come per tutto il film, impegnato quasi a “liberarsi dei suoi tic, delle sue manie e nevrosi” dentro le mura del Vaticano… rivendicando se mai ce ne fosse ancora bisogno “la sua regia” d’autore, a voler rimarcare il fatto che con questa pellicola Nanni Moretti, asciuga il suo dirompente narcisismo per metterlo a servizio totalmente di una storia solidissima, che fa sorridere di gusto, ridere col cuore e ovviamente riflettere e tanto.
Da sottolineare anche come la regia, mostri un Moretti altamente ispirato, anche per alcuni movimenti di macchina di pura classe, sobri ma efficaci, valgano i primi dieci minuti del film come esempio, a cui fa da splendida cornice la fotografia di Alessandro Pesci, incisiva, ma per l’appunto mai invasiva… crepuscolare e malinconica quando occorre…
Un film poi, politico, è inutile nasconderlo, perchè un film che narra dei dubbi di un uomo di fronte all’improvviso potere, non si può non capire i rimandi di Moretti, ovviamente capovolgendone l’assioma… la chiesa, intesa come potere, rimane sullo sfondo, anche se non manca la storica diatriba eterna, scienza vs religione, è più che altro un pretesto, coi suoi luoghi chiusi dove si decidono i giochi, per parlare del potere in generale e di quello che accade “o dovrebbe accadere” agli uomini che ne vengono travolti, “deficit d’accudimento” permettendo:
“Mi interessava raccontare l’inadeguatezza che prova un persona che può avere un grandissimo potere e farlo all’interno di una commedia. E’ un sentimento che capita a tutti i cardinali quando vengono eletti. Naturalmente gli spettatori vedranno altro oltre a quello che il film letteralmente racconta. Quasi tutte le letture sono lecite”. Amen.

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