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Marta sui tubi - Carne con gli occhi


Politici (nel senso nobile e dimenticato del termine si intende), sociali, umani (con tutte le paure degli essere umani) come mai prima… geniali, camaleontici, istrionici come sempre… se non di più… “Carne con gli Occhi” (Sii un pezzo di cainne cu l’occhia… è una tipica espressione siciliana che sta ad indicare un soggetto pressochè inutile), il titolo di questo quarto album dei Marta sui Tubi è quanto mai esplicativo… c’è tutta l’irruenza che da sempre li contraddistingue,  l’urgenza espressiva, ma anche la disillusione, l’amarezza che si tramuta in feroce ironia… “la Carne” insomma, magistralmente calibrata dallo sguardo altro, per giungere all’anima… per uscire dal Labirinto infatti, ci vogliono “Occhi” nuovi, disincantati, ma maturi, consapevoli, per raggiungere il distacco necessario per ammirare le miserie umane e raccontarle, anche cinicamente a volte ma sempre, è credo stia proprio qui la bellezza di questo disco… con gli occhi giocosi e sognanti del bambino.


Si fa fatica a citare un brano piuttosto che un altro, tanto è omogeneo e compatto l’album nelle sue pur diverse sfaccettature… ben esplicitate dai due singoli che lo hanno preceduto… Al Guinzaglio e Cristiana… ma ci proviamo lo stesso, partendo ovviamente dalla doverosa apertura affidata a “Basilisco”, una vera e propria dichiarazione d’intenti, dove i bambini di “Non lo sanno” scendono da un film di Carpenter a ricordare i loro diritti… il sound è tipico Marta sui Tubi style come ben si addice a una traccia che deve prendere l’ascoltatore per mano e condurlo dove vuole, senza che la “società” ne abbia il controllo:
“Stanno tutti bene ma non sanno che gli portiamo la peste
Il furto implica la proprietà
E voi mi appartenete”
La vitalità disillusa di “Cristiana”, il brano sicuramente più fruibile da una fascia di ascoltatore medio, anche se stiamo sempre parlando dei Marta sui Tubi, si intende… anche qui il gruppo conferma i tratti caratteristici, che lo hanno posto alla ribalta nazionale,  frullando il tutto (n.d.r.) aprendo alla melodia, supportato tra l’altro da un videoclip, degno di nota.
“E non sforzarti di essere speciale perché chi é speciale é sempre il più normale”
Il divertissement di “Le cose più belle son quelle che durano poco”, dove è una voce meccanica da offerta telefonica registrata a farla da padrone, col gruppo che si sente appena in sottofondo, ci riporta a “Stitichezza Cronica” rallentata e inacidita:
“Siamo spiacenti il suo credito è esaurito
Pertanto lei non è abilitato ad effettuare questa chiamata
Per ricaricare il suo cellulare con le ricariche swerd
Contatti il ventordici diciassei oppure prema il tasto ..etto
Se vuole ricevere in omaggio la suoneria del brano “lastima”
Del nuovo gruppo musicale indipendente di quest’anno: i “beddra matres” prema il tasto 2
Se vuole conoscere tutte, ma dico proprio tutte, le avventure sessuali di Gigi D’Alessio, prema il tasto 3….”
La sfuriata che sa tanto di Rage Against the Machine di “Al guinzaglio”, dove non è difficile riconoscere il bersaglio, semplice, sporca e alquanto diretta… non fa altro che ribadire l’urgenza espressiva dei nostri.. ma mentre in “L’unica Cosa”, i nostri si erigevano a pseudo guro, qui l’ironia assume connotati drammatici e a ben donde (n.d.r):
“Chi non può mangiare
E chi ha problemi a parcheggiare la fuori serie
Chi deve aspettare
E invece chi la fila proprio non la vuole fare
Chi ha spiegato come non è un diritto avere un occasione
Che devi scegliere il male minore
Nell’interesse della tua nazione
Io vorrei solamente che tu
Ti levassi dai piedi
Te ne andassi lontano che so
Fossi parte di ieri, parte di ieri, parte di ieri, parte di ieri!”
La sintesi alle riflessioni precedenti della titletrack, “Carne con gli occhi”, appunto, connubio perfetto delle tensioni che attraversano tutto l’album, sia dal punta di vista musicale, sia da quello testuale… una canzone “giocata” sui nervi
“Ma meglio un eroe morto o un vigliacco in catene?”
Camerieri”, che sembra provenire direttamente da sessions dimenticate di Muscoli e Dei, solo che lì, la genialità era da sgrezzare (direbbero forse alcuni), qui.. è spettacolo.
“E questo pane è troppo poco pane,
nella minestra c’è un pelo che balla,
e questa cosa è troppo poca cosa,
e gni gni gni gni…. CAMERIERE! che c’è?
Cameriere…. Che c’è? GIOVANOTTOOO….. Che c’èèèè?”
Gli elenchi di “Di vino”, che ampliano l’idea (non solo di ritmo) già presente in “La Spesa”, arricchendola fino ad arrivare a violentarla in un certo qual modo, la poesia sottesa nel brano contenuto in Sushi e Coca, :
“tutti questi numeri non servono poi a niente perché i conti alla tua vita potrai farli solo tu
e chi non conterà su di te vedrai che non conterà mai niente!”
“La Canzone del Labirinto”, evocativa e insolitamente pop ( anche qui come prima, quando accennavo al termine “politica” nel suo senso più nobile)
“Le strade per tornare a te, s’incrociano con mille altre possibili
E se mi vedi uscire dal mio labirinto
Forse capirai, forse capirai, forse capirai”
“Muratury”, tornano ancora le chitarre alla Rage, la batteria martellante e il testo più criptico e allucinato dell’intero lavoro… ma a pensarci bene, nemmeno troppo… qui l’anima giocosa trova la sua valvola di sfogo ed è un tripudio di suoni che termina in crescendo grazie a un finale esilarante, cabaret Marta sui Tubi.
“Pare che per educare un animale adulto devi avere
tanta tanta tanta tanta tanta tanta volontà”
“Coincidenze”, è un brano che sarebbe potuto benissimo stare nel lavoro più ambizioso della band (fino a questo Carne con gli Occhi), Sushi e Coca… tanto è ricco di suoni… con una coda strumentale molto suggestiva.
“Finchè il bene che ti manca è quello che non sei riuscito a dare non potrai accontentarti”
Il Traditore”, siamo alla resa dei conti, ed è il Diavolo stesso che ha tradito paradossalmente… lo sguardo altro ha preso le distanze dalle promesse illusorie della società moderna… sostenuti da una ritmica serrata e incisiva… gli occhi sono finalmente consapevoli e liberi come non mai…
“Sfrutti tutti ma da me non avrai mai mai niente!
L’anima infiocina corpi in centinaia di secoli
L’anima si toglie le mutande!”
“Cromatica”, l’anima, la poesia… l’approdo:
“la luce il cielo scoperchiò
e accese tutto per vedere se
ci sia sempre bisogno di un perché
per far l’amore”
I Marta, con questo lavoro, compiono la summa perfetta dei loro tre precedenti progetti, come se fosse un best of… prendendo gli spunti migliori da Muscoli e Dei, i brani più spogli e incoscienti fra virgolette ,  C’è Gente che Deve Dormire, che aleggia in certi suoni e sperimentazioni, Sushi e Coca, nella produzione totale di tutto il lavoro, a sancire una maturità artistica abbondantemente acquisita…
riarrangiando, migliorando, calibrando… il corpus, con l’esperienza fatta sul campo di centinaia di live, facendo si che tutto risulti un excursus in musica, scevro di orpelli, essenziale, magistrale (i, n.d.r.)  come un colpo ben assestato da ko definitivo… e chi vince, oltre naturalmente ai Marta, è senza dubbio l’ascoltatore, che si gode “la peste”

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