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Manetti!



New wawe, post rock, indie, noise, colonne sonore di ipotetici film e su tutto un citazionismo pop che parte addirittura dai titoli delle stesse canzoni, per esplicitarsi nelle soluzioni musicali adottate, per i Manetti!, giunti allo loro seconda prova discografica, con questo album, che porta il loro stesso nome, pubblicato da Sangue Disken.

Anche se nel primo, sempre omonimo, i nostri suonavano senza basso e non cantavano... quindi a ben donde possiamo parlare quasi di un esordio in piena regola... rimangono i titoli dei nuovi brani, vera cifra stilistica del gruppo che come nel primo album richiamano "altro"... il citazionismo pop per l'appunto.

Qui al basso, “ospite speciale”, troviamo niente meno che Enrico Molteni e scusate se è poco... 
la line up del gruppo è composta da Andrea Maglia, chitarra e voce, Simon Pietro Scaccabarozzi alla chitarra e Claudio Palo alla batteria.

Tanti i riferimenti e le citazioni dicevamo, per un album che si pone, secondo le intenzioni degli autori, cito dalle loro note stampe:

“come l'ideale colonna sonora di una pellicola non ancora girata, ma forse scritta nella mente di un qualsiasi ragazzo annoiato di qualsiasi provincia del mondo”

E’ infatti una malinconia di fondo, di un paradiso tra l’altro mai vissuto, forse solo appena sognato, che emerge dal loro sound (che volendo andare al succo, attinge a piene mani, da quanto di buono è stato prodotto negli anni novanta) e dalle liriche, intrise di disincanto.

Forse i nostri alla fine, avrebbero potuto rilasciare meno tracce, per pubblicare un lavoro più d’impatto, per evitare d’appesantire in certi frangenti l’ascolto o accantonare gli strumentali che aggiungono poco al tutto o addirittura osare di più in certi casi... resta il fatto comunque di un buon esordio, che cresce tra l'altro con gli ascolti, con ampie prospettive per la band.

“Trainspotting”: trascinante traccia d’apertura, che gode delle splendide tessiture dissonanti delle chitarre, sostenute da un potente impianto ritmico ed un ritornello efficace e malinconico:
“remember me my friend...”

“You and I and the Screaming Trees”: primo singolo dove la band fa subito emergere un altro lato di se, ovvero quello più morbido, non abbandonando la malinconia, che pervade tutto il brano, delicato e intenso:
“because of you... because of me...”

“Rock’n’roll nite”: brano che ha sonorità tipicamente rock nella parte iniziale, poi procede immergendosi in atmosfere new wawe con un’ottima coda strumentale:
“take me down...”

“A.M. Summer trio”: andamento cantilenante, impreziosito dalle chitarre ipnotiche... quasi un mantra a tinte dark:
You break me down now, i can believe you...

“Surfers”: brano strumentale, indicativo il titolo dunque... soprattutto nell’andamento sbilenco delle chitarre, l’incedere ritmico invece richiama in un certo qual modo la traccia precedente.

“Hey! Henry Winckler”: ancora una sorta di mantra, almeno per quanto riguarda il ritornello ripetuto svariate volte, con le distorsioni delle chitarre in evidenza su un tappeto sonoro ancora una volte a tinte new wawe:
“i just waiting for you cool...”

“John Play Special”: una marcetta strumentale che affoga in un mare di distorsioni e chitarre spagnoleggianti al seguito.

“Giardini is Back”: ballad post rock, greve, intensa... evocativa, che fa della sua non “crescita” strumentale, il suo punto di forza:
“take me sun...”

“Grunge is Dead”: una sorta di jam, dove sul tema sembra quasi i nostri, giochino a improvvisare... in primis le chitarre ovviamente, che passano da accenni funky a dettagli noise:
“hello i need you to be happy”

“Dark! “: incedere marziale e sulfureo che tiene fede al titolo, che si dipana egregiamente trovando il suo sfogo in una melodia appena accennata, invocando la notte:
“tonight... tonight”

“Loopstation”: altro pezzo strumentale a chiudere l'album, giocato su un riff di chitarra ripetuto appunto, "in loop".

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