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In morte di Amy Winehouse




“They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no“ (Rehab) ... o ancora “I cheated myself,like i knew i would,i told you i was trouble,you know that i'm no good” (You know i’m no good)... 

e ci fermiamo qui, come si è fermata lei... 
del resto, non sarebbe stato giusto “per lei” compierli “questi benedetti 28 anni” 
e far finalmente uscire questo nuovo, attesissimo disco... 

no, dovremo accontentarci dell’infinità di materiale che uscirà con cadenza regolare e logica, subito dopo si intende che il lutto e la sua metabolizzazione avranno fatto il loro corso... tre mesi? Per esigenze puramente mercantili e... d’amore, per i milioni di fans... finalmente, senza più il timore che “qualcuno” fosse così fatta da mandare tutto a puttane.

Perchè alzi la mano, chi si è minimamente sorpreso di questa fine, che più annunciata non si può... neanche il più candido, a maggior ragione dopo le sue ultime strafatte esibizioni... la sua voglia di autodistruzione, tra l’altro, è ben evidente nel suo corpus musicale, non fingeva Amy, vita e arte in lei, andavano di pari passo... ma se a un ascolto ingenuo, si poteva anche pensare che l’artista avesse calcato la mano per quanto riguarda i testi o che addirittura fossero quasi una richiesta d’aiuto... ci si rende facilmente conto, di quanto lei stessa fosse consapevole che “in un certo qual modo” non ci fosse via d’uscita, che la sua storia era segnata per così dire “in partenza” e le sue parole, in primis quelle che abbiamo citato all’inizio, ne fossero una semplice e naturale conseguenza, una sorta di diario “No Future”, senza alcuna presa per i fondelli, dove arte e vita andavano di pari passo, dove è stata quest’ultima a prevalere, molto facilmente, con tutti i suoi problemi e le sue fughe dalla realtà e dove la prima si è ritrovata inerme, “quasi coscienziosamente” e mai nemmeno per sbaglio... ultima difesa, ancora di salvezza.

Due album veri e propri, una manciata di canzoni in tutto, una voce unica, letteralmente inconfondibile, ricca di graffi all’anima e di blues, inteso nel senso viscerale del termine, di dolore, mal celato ed evidentemente mai assopito del tutto, nonostante il successo.

Diventerà un’icona? Questa è la domanda che leggo sul web da più parti... 
ma Amy lo era già e aggiungo purtroppo, al punto da incarnare “spesso e volentieri” l’icona di se stessa, già da viva... e la sua sconfitta “forse” sta tutta qui... e in quel terzo album, “che non vediamo l’ora che esca”... per non sapere da chi tornare.

“I tread a troubled track my odds are stacked i'll go back to black” (Back to black)

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