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In viaggio con una rockstar di Nicholas Stoller

Ricordate “Non mi scaricare” e il personaggio di Aldous Snow interpretato da Russel Brand? Nicholas Stoller per questa sua nuova prova, ricorre a un vero e proprio spin-off, infatti in questo “In viaggio con una rockstar”, Snow personaggio secondario del primo film, assurge a protagonista, coadiuvato dal malcapitato e grande in tutti i sensi, Aaron Greenberg (Jonah Hill), nella parte di colui che deve riportare sul palco, da Londra a Los Angeles, la rockstar in declino, per il suo grande ritorno sulle scene.



“Devi fottergli la mente” gli ripete continuamente il suo boss Sergio Roma (Sean 'P.Diddy' Combs), evidenziando quanto sia importante la finzione, la falsità, affinchè tutto fili liscio; ma tutto il film a dire il vero si può riassumere proprio in questa frase, infatti perchè allo spettatore il film risulti credibile in un certo qual modo, tra un eccesso e l’altro, l’occhio deve restare fisso e la mente svolazzare da un’altra parte... in questo caso, “la finzione”, sarà riuscita alla grande e il film apparirà incalzante e il dipanarsi degli eventi, logico e ben strutturato... se invece dopo la prima mezz’ora, il cervello vi reclama, vi renderete conto dei limiti evidenti di questo film, che a scanso di equivoci riesce comunque tra alti e bassi a mantenere i toni della commedia fresca e divertente, aiutato anche da una regia vivace e una fotografia pop, che ben si sposa col tema in questione e con l’istrionismo dei protagonisti, ma cade rovinosamente quando cerca insistentemente di scavare a fondo, tratteggiando la psicologia dei personaggi, quando in parole povere cerca una cosiddetta morale, tralasciando il melenso atteso finale di una banalità sconfortante.

In sostanza “la leggerezza” della commedia sconcia, paraculo e pseudo provocatoria, che regge il film, mal si concilia “col buono che c’è in ognuno di noi”e che è “purtroppo“ destinato a prevalere; a titolo d’esempio si vedano le scene in cui Snow propone il triangolo a Greenberg e alla sua donna o quella in cui apprende dalla sua ex Jackie Q (Rose Byrne) che il figlio che ha creduto essere suo, non lo è affatto; scene letteralmente “paradossali”, che secondo l’autore dovrebbero spiegare il cambiamento “che risulta essere del tutto fuori luogo” del protagonista. 
Risulta di contro ben riuscita la terza scena dove avviene il cambiamento, ovvero quella dell’incontro col padre, qui l’eccesso è spinto al massimo, come dovrebbe essere, viste le premesse e l’effetto è notevole, ancor più con Roma che sbraita al telefono con Greenberg a conclusione del quadro:
- Io mi sono fatto investire per fottergli la mente e tu...”

Detto questo, se volete o riuscite a farvi fottere la mente o semplicemente passare due orette, questo è sicuramente un buon film... se invece non ci riuscite e volete vederci altro o andare oltre, come magari ha fatto il suo autore, beh...

Commenti

  1. Io mi sono fatto fottere la mente.
    E ho capito che il film è un “on the air” (un on the road senza i piedi per terra) triviale, dove donne mestruate preferibilmente oche e uomini con eccessiva riserva di testosterone danno vita a un’imbarazzante baracconata che urta l’intelligenza delle galline.

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