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Nevermind compie 20 anni




Un bambino di appena 4 mesi, nuota felice in una piscina. È felice, molto probabilmente perché i suoi genitori sono davanti a lui che stanno per scattargli una foto. È uno dei momenti più lieti e spensierati della sua vita, non ha pensieri….non pensa a nulla. Nevermind. Oggi quel bambino ha 20 anni ed un nome, Spencer Elden, 20 anni come il disco dei Nirvana, la band che ha preso il punk ne ha creato il grunge ed è “morta” troppo giovane insieme al suo carismatico quanto tormentato leader Kurt Cobain. Nevermind uscì proprio il 24 settembre 1991, per la Geffen Records e rappresenta il secondo album in studio della band di Aberdeen. Il disco consacrò i Nirvana come una delle migliori band della scena rock mondiale e vendette più di 25 milioni di copie, scalzando persino un mostro sacro come Michael Jackson al primo posto della classifica Billbord, entrando di diritto tra i 500 album che, secondo la rivista Rolling Stone, hanno segnato la storia del rock. Indelebilmente. Non ci pensare Kurt. Nevermind. Non sei tu quel bambino che nuota spensierato nella piscina, anche se vorresti esserlo. Non pensare all’infanzia infelice, negata, tormentata. Se solo non ci avesse pensato Kurt… molto probabilmente non sarebbe morto un giorno triste del 5 aprile del ’94, con un colpo secco di pistola e tanta eroina in corpo. E invece lui ci pensava eccome. Ed era rabbia, inquietudine, dolore. Lo stesso senso di angoscia che si prova ascoltando Nevermind. Dopo l’esordio con “Bleach”, Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl, si cimentano in questo disco che di certo non avrebbero mai pensato potesse diventare un capolavoro. E invece ti entra subito nella testa. Ti ipnotizzano quelle 4 note d’intro di “Smells Like Teen Spirit” che sfociano in un potente rullante. Immagini… frammenti o profumi di un’adolescenza che non c’è mai stata… che è solitudine…
With the lights out it's less dangerous/ Here we are now, entertain us/ I feel stupid and contagious/ Here we are now, entertain us/ A mulatto/ An albino/ A mosquito/ My Libido"…A denial…

E il dolore sembra quasi placarsi all’urlo finale per giungere a “Bloom”…una perla, quasi una dolcezza, una graffiante carezza che si trasforma in uno schiaffo in pieno viso e di nuovo l’infanzia negata…
Sell the kids for food/ weather changes moods/ Spring is here again/ reproductive glands…

Dopo ogni momento di dolore e di rabbia, resta quella sensazione di vuoto, quel senso di soffocamento, quel mal di pancia che per Kurt era cronico. Dopo resta solo una malinconica litania… con un giro d’intro che è ormai nel mito… basta solo “disaccordare” la chitarra di mezzo tono e …”Come as you are”…
Come as you are/ as you were/ As I want you to be/ As a friend, as a friend/ as an old enemy…

Il disco inizia a crescere prima con “Breed”, in cui torna tutta la carica rabbiosa dei 3 amici di Seattle, per poi giungere fino a “Lithium” che vendette più di 10 milioni di copie nel mondo. Ed una frase d’inizio…I’m so happy… una sfida alla vita, una maschera per mostrare al mondo la forza nonostante tutto…
I'm so happy because today /I've found my friends /They're in my head /I'm so ugly, but that's okay, cause so are you... 

La capacità che aveva Cobain, pur non essendo un grande musicista, era quella di capire che la musica va stravolta, che non ci sono regole, creando paradossalmente per un gruppo punk in piena rivoluzione anni ’80, un sound quasi melodico, con l’utilizzo dei power chords, accordi di 5^ formati da 3 note, bassi, semplici da suonare ma incredibilmente efficaci… è da qui che nasce “Polly”…
Polly wants a cracker/ Think I should get off of her first /I think she wants some water /To put out the blow torch…

La quiete dopo la tempesta…di “Territorial Pissings”. I Nirvana tornano nuovamente a “marcare” il territorio del punk con una scarica di adrenalina che ti scuote...per non farci dimenticare da dove la band è nata…
C'mon people now/ Smile on your brother/ Everybody get together/ Try to love one and another right now…

Guarda con “occhi così spalancati” Kurt, quasi sembra un alieno e per ricordarselo, ecco avanzare presso la sua amata “Drain you”, in cui un vago ricordo delle sonorità dei Sonic Youth, non distolgono l’ossessione di un bambino che non è mai stato tale, che ritorna prepotentemente…
One baby to another said/ I'm lucky to have met you/ I don't care what you think/ Unless it is about me…

Un basso che risalta subito all’orecchio… così è la successiva “Lounge Act”, tanto semplice quanto malinconica. Kurt rimane quasi immobile, impaurito da una paura mai conosciuta e sale il sapore dell’ansia che ci attanaglia…
 Don't tell me what I wanna hear/ Afraid of never knowing fear /Experience anything yoy need…

Da qui in poi il disco ricomincia a sterzare verso la parte opposta. I Nirvana non si piangono più addosso. Lo si evince da “Stay away”. Kurt è grezzo fino alla blasfemia… per approdare in un brano in cui ribadisce tutta la sua ripugnanza per il mondo in cui vive, quello dello show business… delle lotte e dei contratti e delle major e delle classifiche. Tutto quello che Kurt vomitava… fino alla morte…
Give an inch, take a smile/ Fashion shits, fashion style/ Throw it out and keep it in/ Have to have poison skin…

Nevermind ci regala un’altra sonorità “alla Nirvana” con “On a Plain”. La canzone gioca molto attraverso gli stili di “Lithium” e “Smells Like Teen Spirit”. Ma il dejevù non fa altro che fornire potenziale alle parole di Cobain…è su un piedistallo…e non lo ferma più nessuno…
I love myself better than you/ I know it's wrong so what should I do?/ The finest day that I ever had/ Was when I learned to cry on command/  I'm on a plain/ I can't complain…

Il disco arriva alla fine del suo viaggio e lo fa con l’ultimo brano, una poesia, che fornisce un epilogo, come un colpo di pistola fornisce l’alibi di un suicidio immediato. Solo una voce…solo una chitarra… solo una strada…”Something way”. Una strada che porta ad un ponte dove Cobain si sente come un invertebrato… arrivato all’apice del suo ego, adesso è solo e si sente sprofondare… due note, solo due note…
"Underneath the bridge/ The tarp has sprung a leak/ And the animals I've trapped/ Have all become my pets/ And I'm living off of grass/ And the drippings from the ceiling/ But it's ok to eat fish/ Cause they haven't any feelings/ Something in the way"…

Sembra tutto finito. Cadere giù per non risalire… ma la stanchezza fornisce ai Nirvana un ultimo grido straziante… ed ecco una ghost track “Endless, Nameless”, ruggire come un leone in gabbia. Le orecchie sanguinano al suono di distorsioni graffianti. Uno shock che ti tramortisce.

Nevermind… racchiude tutta la storia di una band. È tutta la storia del suo leader Kurt Cobain. Un bambino dall’infanzia rubata, un ragazzo dall’adolescenza perduta, un uomo mai diventato uomo. Il bambino in copertina, Spencer Elden, si trova proprio lì felice per ricordare a Cobain tutto questo. Ma quel bambino vive ancora dentro ogni ragazzo a cui ha lasciato un immane patrimonio. Ma dopo tutto è meglio non pensare… Nevermind…

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