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Drive di Nicolas Winding Refn



Non possiamo stupirci che il premio della miglior regia a Cannes sia andato a Nicolas Winding Refn e al suo “Drive”... perchè principalmente al di là della storia, quello che emerge prepotentemente dall’ora e trentacinque di visione è assolutamente la macchina da presa, ora fredda e decisa come lo sguardo impenetrabile di un Ryan Gosling “senza nome”  che nasconde chissà quale segreto di un comunque torbido passato, ora delicata nei silenzi complici tra lo stesso e Carey Mulligan, “Irene”, una violenza per così dire “estetica” nei vari assassinii, funzionale, mai invasiva eppure assoluta protagonista, coi movimenti che hanno una leggiadria eccezionale nell’accompagnare il climax,  specie nelle scene in auto, supportata poi dalla fotografia ottimamente calibrata di Newton Thomas Sigel, risulta essere un valore aggiunto, specialmente nelle sequenze notturne... a cui fa da ottimo contorno una colonna sonora che pesca a piene mani nei primordi dell’ electro pop.
Refn insomma non sbaglia un colpo e distilla qua e la citazioni prettamente di “genere” , Sergio Leone, Alfred Hitckook, i primi che ci vengono in mente, che rendono il tutto un quadro omogeneo e ben distribuito.
La storia che è tratta dal romanzo di James Sallis è un intrecciarsi di bene e male dove non vi è distinguo, in quanto la violenza è assolutamente necessaria, come a dire che il male è a fin di bene o una roba “di genere” per l’appunto... dove la trasformazione di Gosling sale di intensità col passare dei minuti, anche se la recitazione degli attori protagonisti è abilmente giocata per sottrazione... così come accade del resto anche per i ruoli secondari, dove il rischio “macchietta” è sempre dietro l’angolo, specie se parliamo di mafiosi che hanno rispettivamente una pizzeria e un ristorante cinese... il tutto risulta sempre ampiamente credibile.
Se vogliamo trovare un difetto al film ad ogni costo, la sceneggiatura forse in alcune parti poteva essere un pò più audace e spingere sull’acceleratore, ma il dipanarsi degli eventi non ne risente più di tanto per quanto concerne il ritmo propriamente cinematografico, anzi nonostante la trama non brilli per originalità, risulta sempre chiara e mai banale e questa è sicuramente una nota di merito.
Non è un capolavoro assoluto intendiamoci, ma un ottimo film di genere, magistralmente diretto, con molte sequenze memorabili (il pestaggio “che non è dato vedere” nel garage e l’assassinio “necessario” in ascensore su tutte) e una squadra di attori in stato di grazia.

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