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Midnight (R)Evolution - A Toys Orchestra




Giù il cappello per questo nuovo parto degli A Toys Orchestra, che nel loro retro bottega riescono ancora a regalarci emozioni semplici, genuine, vere... suggellate in undici canzoni ricche di pathos e voglia di perdersi allo scoccare della mezzanotte rigorosamente.
Perchè anche questa volta, i nostri ce l’hanno fatta... come sempre del resto, ed è questa quasi la cosa più sorprendente... ma a dire il vero, sorprendente mica tanto per le qualità del gruppo in questione... che per l'occasione rilascia anche un dvd sulla propria storia.
Classe superiore, niente da eccepire e a “una buona, per esser buoni”dei gruppi osannati in Italia, ma la verità è che “questi” non sbagliano una canzone nemmeno sotto tortura... e allora possiamo metterci d’impegno a trovare i rimandi, le influenze, le febbri da cavallo... ma gli A Toys Orchestra ce li abbiamo noi, Italiani... e dovremmo esserne semplicemente fieri, orgogliosi... un pò come queste canzoni che abbracciano trasversalmente la “musica pop”,  per antonomasia, confacendola ai loro ritmi e modus vivendi, quasi ripercorrendo la storia della musica stessa, per includerla in una minuscola enciclopedia fornitissima, ovviamente sotto lo sguardo lungimirante dei nostri, che fanno quasi una selezione, passeggiando sugli anni musicali come per scegliere gli ingredienti migliori e rilasciarne quel cocktail sonoro, che all'apparenza è così semplice, ma che risulta alla fine essere un vero e proprio campionario di delizie.
Il risultato infatti è un concentrato di alta scuola, che prende rigorosamente solo il meglio e in un’ora scarsa ti avvolge e contorce, appunto per regalare emozioni.
Se vogliamo trovare difetti a questo album, possiamo dire che è difficile scegliere un pezzo piuttosto che un altro, che lo scorso album o quell'altro ancora... era meglio... che non hanno rinnovato abbastanza il loro percorso... etc etc... ma questo disco è bellissimo, come lo sono del resto i suoi predecessori e come sono "grandi" gli A Toys Orchestra:

“Midnight revolution”: atmosfere e beat quasi anni ‘60,  filtrate dal brit-pop anni '90,  con uno splendido ritornello killer, che ha il suo punto di forza nelle aperture melodiche delle chitarre elettriche e che ti fa venire voglia di ballare... in certi passaggi poi (guardando in casa nostra) vengono in mente persino gli Zen Circus storditi dai cori alla Baustelle... con sempre fede nei Clash e nella rivoluzione, si intende:
“Why our eyes are in tears are we in love or is it just gas that makes us weep?
Here for the children we have not here for the memory we have lostI'm trying to talk about something else and stop my feet”

“Pinocchio”: un “western” a tinte ska, lisergico e trascinante che procede alla maniera di una versione di “Alabama Song” dei Doors accelerata, con dei ficcanti inserti chitarristici... azzardiamo quasi una sorta di “Celentano” parte seconda, decisamente più acida e tirata:
“You are the one I'm the tool all the singers sing like you I do my best …all my best and all the porno divas dream of you”

“Noir Dance”: sensuale e intensa ballad, con venature simil jazz, cantando l’amor perduto, con un bridge e un finale che ci riportano in pieni anni ‘80:
“And all the moments we have loved and all the roads that we have walked…aint got no reason but i'm leaving now!”

“Lotus”: traccia che sembra proseguire sulla strada del brano precedente... a livello testuale infatti alla contrapposizione espressa “devo andare via/non voglio andare via”, qui si tratta di reagire o non reagire, ma mentre prima l’io narrante accetta di andarsene nonostante tutto, qua si rifiuta di reagire... musicalmente la tensione sale, aiutata da violini e pianoforte... il risultato non può che essere una ballad eterea che ha un suo toccante e suggestivo crescendo emotivo “please”:
“fires and tears far or near die or live I wont react”

“Aphelion”: ballad acustica “spaziale” e immaginifica,  con una coda strumentale semplice ed efficace che trasforma i riff acustici in elettrici e procede sul tema: 
“Half-open your eyes erase and restart…erase and rewind!”

“Welcome to Babylon”: ritornano gli anni ‘80, con temi danzerecci e melodici... scelta quanto mai azzeccata e decisamente appropriata, per una manco tanto velata denuncia agli usi e ai costumi dei nostri giorni:
“strangers as best friends and call-girls as girlfriends heart with low-batteries and minds packed like sardines welcome to babylon”

“Mutineer Blues”: “desert blues” sinuoso e ammaliante, scarno e profondo:
“Jesus is better that you know no prayer will calm me tonight”

“You can't stop me now”: un continuo lento crescendo per questo blues sotterraneo, che ha atmosfere quasi new wawe e di cui si attende per quasi tutta la sua durata, la fatidica esplosione, che arriva a un minuto e mezzo dalla fine, a paventare “il bisogno impellente” in tutta la sua urgenza: 
“I'll slip into your bed and i will lick your revolution 'cause you can't stop me now you can't stop me now!”

“Nightmare city”: attitudine rock anni ‘90 per un brano potente e deciso che ha nei suoi continui stop and go e nell’alternarsi elettro/acustico, il suo punto di forza, da sottolineare che anche qui la tematica sociale/politica la fa da padrone:
“you could get down on your knees and search between your sins you could try to ask the wind that blows drunk trough the street or you could try to fall asleep and in your mind try to repeat: under the ashes the fire still lives"

“Goodnight again”: una melodia dolce amara per piano e chitarra:
“Here are lights down the city lights that never go off and i stare at the gloss when it's falling rain”

“Late september”: un'altra ballad trasognante, sorretta dall'organo, prima di esplodere lentamente, col ritmo marziale delle pelli a scandire il tempo che inevitabilmente sembra perdersi, nelle fughe melodiche e malinconiche dei nostri:
"The tv is on over a week someone says it helps to sleep but i just learned by heart the weather forecast"

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