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Vitamia - Gianmaria Testa



Un vero e proprio fuoriclasse della nostra musica d’autore, troppo spesso restato in disparte... anche per colpa sua, del resto di certo 5 anni sono davvero tanti... ma se ci toccasse ogni volta attendere tanto per un album di così pregevole fattura... non sarebbe certamente vana l’attesa.
Stiamo parlando di capolavoro?
Si... lo diciamo subito, gettiamo le carte in tavola... anche perchè gli assi nelle maniche del nostro sono decisamente troppi.
Fossati, De Gregori, una spruzzata di Capossela per restare in Italia... nelle loro vesti migliori, rielaborati da un gusto sopraffino, per quanto riguarda musiche e arrangiamenti e “versi” di una solidità immaginifica disarmante, che lasciano solo stupore e senso di bellezza, anche quando cantano delle nostre miserie.

“Nuovo”: con questo brano che richiama in certi passaggi Ivano Fossati, per la costruzione armonica e anche per il modo di cantare, si apre questo nuovo album, a distanza di cinque anni, di Gianmaria Testa, intenso, lirico, giocato su chitarra e armonica:
“nuovo che se chiami e non rispondi molto più forte ti chiamerò”

“Lasciami andare”: qui il nostro sembra l’ultimo De Gregori, per il senso quasi di sfida col piglio che attacca le strofe ma anche per le atmosfere rock/blues sottese che esplodono con le chitarre elettriche nel ritornello:
“non sono venuto per salutare perchè non lo conosco il tempo giusto del saluto”

“Lele”: suggestiva ballad per piano e voce... per una toccante storia di “presa di coscienza” senza un vero e proprio ritornello, con l’ultimo verso ripetuto ad ogni fine strofa e un finale musicalmente eccelso affidato al violino:
“di suo padre non ricorda niente solo un’idea lontana di rancore”

“Dimestichezze d’amor”: struggente e sbilenco tango, suadentemente giocato da “dimestichezze” di chitarra e fisarmonica:
“tu.. me la inventi una strada, solitaria, una strada che sia giusta per noi...”

“Cordiali saluti”: un funky ammaliante e sinuoso che non ti aspetti, con basso pulsante e chitarre elettriche sugli scudi a svisare con gusto, una solida ritmica tribale e assoli di tromba, assolutamente geniali... a sancire la fine di un rapporto “artistico/lavorativo”... capolavoro!!!
“lei è stato un preziosissimo collaborazionista”

“18 mila giorni”: delicati arpeggi di chitarra e poche note di piano introducono questa traccia “ci sono stati giorni vita mia che tutto aveva un nome”... dove è ancora il miglior Fossati a far capolino... “tu cercarli vita mia, cercarli adesso e portameli qua”

“Acquadub”: “niente di niente, neanche la pubblicità...” cantilene e organetti, con voce sussurrata e intensa, “sott’acqua” degni di Capossela ...”mia madre che dice: Non toccare niente, niente...” 

“Sottosopra”: “No non scendo e vacci pure tu davanti la tv”, geniale invettiva su licenziamenti e media, con una batteria campionata che pesta come non mai, per un beat convulso e altamente ispirato... un altro brano assolutamente eccelso:
“se dall’alto si vedesse chi ci ha fatto licenziare”

“20 mila leghe (in fondo al mare)”: impossibile non citare ancora una volta Capossela per questo brano, considerato anche il tema... come un cantastorie immerso nel mare, Testa riemerge prepotentemente con questa metafora ardita, inversamente proporzionale alla storia che racconta, di una verità sacrosanta... da segnalare il finale in crescendo che finisce in danza di paese, come a chiudere un cerchio: 
“era solo l’inizio come già si diceva perchè la febbre secessionista inondava ogni riva e nessuno voleva dir basta”

“Di niente metà”: “volerti soltanto per me sembrava rubare qualcosa con tutta la vita che c’è noi sempre chiusi in una storia una sola”... se non è poesia questa... dolcissima e amara ballad jazz con la tromba a impreziosire la parte musicale, l’ennesima dimostrazione di classe di un grande autore:
“così abbiamo detto si va e poi casomai si ritorna, ma quel niente è diviso a metà, ha voluto sempre chiusa la porta e la vita che brucia le mani è passata lontano da qui, dispersa perduta nei giorni degli altri Mari...”

“La giostra”: Gianmaria Testa chiude questo graditissimo ritorno con un altro brano sui generis... il titolo risulta infatti alquanto esplicativo... dinamiche circensi, coi tamburi in evidenza che sfociano in cori festanti, quale modo migliore per chiudere questo album... : 
“tu dimmi se mi credi e se mi credi aspettami perchè se mai ritorno, ritorno da te”

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