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Bar Sport di Massimo Martelli




Non era un’operazione facile far rivivere su pellicola lo splendido testo di Benni... soprattutto per la mancanza “dell’oggetto filmico” propriamente detto, fra le pagine stesse di Bar Sport.
Massimo Martelli ci prova comunque e sopperisce inserendo qua e la sequenze animate e elaborazioni grafiche che risultano si piacevoli, ma non bastano di certo a salvare la baracca... anche perchè i burattini, tranne l’io narrante Battiston, si riducono man mano al ruolo di macchiette e lo stesso spessore del narratore, accennato all’inizio, che faceva ben sperare, resta inesorabilmente in superficie.
Tralasciando il libro in ogni caso da cui è tratto il film, le difficoltà a raccontare le storie di un luogo chiuso e nazional popolare come è appunto un bar, diventano insuperabili, in primis, se non si riesce a far appassionare lo spettatore ai personaggi, a compenetrarsi con essi, se non si riesce insomma a tracciare un ritratto ideale di una generazione, che susciti quanto meno curiosità se non affezione... e a far questo, non basta di certo una colonna sonora adeguata e una fotografia confacente.
Ci aveva già provato Pupi Avati, un paio di anni fa col suo Bar Margherita e anche in quel caso, nonostante il nostro puntasse sulla nostalgia, cosa di cui è maestro e il film avesse degli snodi narrativi... il risultato fu un film abbastanza modesto.
Qui, Martelli, non fa peggio, anche perchè gli spunti del libro di Benni, regalano comunque qualche sorriso e a differenza del film di Avati, c’è più vivacità... è sicuramente meno noioso per intenderci, non tutto sicuramente è da buttare... ma anche lui non arriva alla sufficienza... 
Da sottolineare poi come la presenza di comici prettamente televisivi, richiami in sala un pubblico fra virgolette non idoneo... e da qui si spiega “l’insuccesso” che il film sta avendo... per quello che rimane comunque un tentativo coraggioso, di fare un bozzetto surreale e agrodolce di una generazione del paese. 

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