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Do it - Bud Spencer Blues Explosion




I Bud Spencer Blues Explosion, sono una certezza nel panorama indie italiano e non ci stupiamo più di tanto di questo ottimo album... al duo romano sono bastati due soli dischi e un ep per convincere e questo lavoro o “capolavoro” era in qualche modo atteso, con la consapevolezza che il duo in questione non poteva assolutamente deludere.
Tanta è la potenza che sprigionano, la varietà, nella solita e solida struttura blues in cui operano a piene mani e cuore vivo, per un disco fisico eppure cerebrale, che fa muovere le gambe e scompagina le cellule, inutile tirare in ballo nomi noti o meno, perchè i Bud Spencer Blues Explosion confermano “la risposta” e accendono la luce quando e come vogliono, con una proposta tanto vecchia quanto innovativa, del resto il blues è anima... e l’anima non muore mai: 

“Slide”: 16 secondi appena, slide guitar appunto

“Più del minimo”: corposo e tirato hard blues con un potente e deragliante intermezzo strumentale, condito dai feedback delle chitarre elettriche:
“e mi sorprendo ogni volta ci credo sei più del minimo”

“Giocattoli”: trascinante blues, sporco e incisivo, slide guitar sugli scudi e ficcanti assoli punteggiati dai contro tempi della batteria:
“non amo dividere i miei preziosi di prima mano...  vuoi i miei giocattoli?”

“Cerco il tuo soffio”: ancora grande blues, ancora slide guitar in evidenza, per un ritmo sincopato e marziale e un ottimo ritornello, che da il là a un mood ricco di energia, come a dire “blues respira con me”:
“amica mia tu sei nata per l’estremità”

“Rottami”: hard rock a tinte ovviamente blues, con splendidi ornamenti ritmici delle chitarre a punteggiare le strofe, per salire di intensità in un ritornello dove “è tutta colpa mia”:
“e la mia fede precipita e i rottami bruciano”

“Jesus Is On The Mainline”: quasi uno spiritual blues/country, interamente cantato in inglese, acustico, che fa venir voglia di battere le mani a tempo, ricco di ammalianti soli di chitarra e il mandolino di Stefano Tavernese:

“Scratch Explosion”: siparietto strumentale che vede complice Dj Myke

“Dio odia i tristi”: atmosfere rallentate, ma precise, dense e ritmo martellante... inframmezzate dai cori avvolgenti e dalla slide guitar... del resto, “Dio odia i tristi”, come un mantra, che sfocia in un assolo di chitarra su un tappeto sonoro, via via sempre più spoglio, prima di riprendere vigore e lirismo.

“Come un mare”: un riff in crescendo che invece di esplodere si fa melodia, persino accattivante, quasi ricercasse complicità... cosa che puntualmente accade con l’aumentare del ritmo:
“ e certe volte se ne sta con la testa tra i capelli suoi... ma è in amore che gli va”

“L'onda”:fuga a tempo di marcia a distanza siderale, come la voce che sembra un sussurro o “un brivido” da sentire e lasciarsi trasportare, in questa cavalcata dove la melodia è destinata a perdersi... “come un’onda”:
“fammi respirare fammi male”

“Squarciagola”: il perfetto contraltare della traccia precedente, stavolta è la musica a essere distante, non la voce, più presente che altrove, tra i solchi dell’album, almeno fino all’incedere monumentale che da come sfogo al ritornello, dove è la potenza delle pelli a farla da padrone, tra stoppate e ripartenze:
“lucido mai solo a metà mi sento cera che cola... la fiamma è silenzio che mi brucia”

“Hamburger”: e torna la voce filtrata su un blues sotterraneo, cupo e deciso con improvvisate fiammate a lacerare il tessuto ritmico di chitarra e ancora timide digressioni di luce... prima di aprire le finestre e finalmente “scaricare l’hamburger”:
“in questa città che non mi vuole più con te”

“Mi addormenterò”: “e sulla strada ci sei tu... ancora timida per poco”, delicata e avvolgente ballad blues, non c’era bisogno di dirlo, visto anche il titolo e anche perchè chiude l’album... nient’altro da segnalare? beh almeno l’ennesimo solo da brividi, prima di addormentarsi “all’inizio dello show”:
“fossi sincero ti direi che non mi annoio di aspettare mai”

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