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King del rap - Marracash



E badabum badabum  badabum cha cha... ecco il nuovo album di Marracash, dopo il singolo con Giusy Ferreri e la pubblicità di un videogioco... il King del rap, “autodefinizione”, torna e si mette a nudo e si copre con un pò di featuring, per ribadirci che Jax è "ancora vivo e vegeto" e che Fabri Fibra, lo sorregge, ma appunto perchè non ha paura... della sua leadership...
Sono solo due dicevamo dei featuring, che imperversano in questo album, ma danno la perfetta cifra stilistica del nostro, che rimane abbondantemente passi indietro, sia ai mostri sacri tra virgolette, tra l'altro riciclatisi e trasformatisi, "abbondantemente" nel corso delle loro carriere, sia ad un approccio mainstream, che pure c'è, è evidente, sia a "una rivendicazione" fuori luogo, che mal si sposa e si concilia... con ritmi e andature più street.
Marra, come gli piace essere chiamato, rimane al confine, al limbo e non sceglie... assembla buone ritmiche, bei ritornelli, melodie ficcanti, dove staziona però con cura certosina, evitando accuratamente di prendere un treno o di scegliere quanto meno una direzione.
Un album che ha dunque pochi spunti degni di nota, dove i beat ristagnano,  dove le rime più efficaci sono demandate agli illustri ospiti e dove il nostro si muove, a suo agio per carità, ci mancherebbe altro, ma non incide minimamente, tralasciando l'atteggiarsi a rapper consumato che esprime la sua personale rivincita attraverso il denaro, francamente insopportabile, specie quando ironia e celebrazione vanno a braccetto, francamente, senza alcun motivo.
“Purtroppo non siamo in America” e questi modi e temi, tipici del genere “importato”, hanno stancato... perchè il background di un Fifty Cent o di un Eminem non si possono reinventare qua da noi, senza quanto meno impiegare alte dosi di autoironia che a parer nostro, in questo caso, mancano del tutto, almeno che e potrebbe essere possibilissimo, il nostro non ci prenda per il culo sonoramente.
In ogni caso “la personalità” non va dimostrata a parole, ma nei fatti... e questi purtroppo latitano:

“King del rap”: “autocelebrazione a palla” tipica del genere in America, ormai di casa anche da noi... l’incedere è trascinante, old style, ricca di scratch, con una citazione degli Articolo 31 in apertura e una di Nina Zilli alla fine...  e anche l’auto ironia o almeno si spera, date certe rime:
“ho visto la tua tipa che bella, tanto di cappello, vorrei darle tanto di cappella”

“Dìdino”: atmosfere più cupe rispetto alla traccia precedente, con i synth a colorare il tutto:
“Berlusconi è pure simpa se solo non fosse il premier”

“Semtex”: altra traccia autocelebrativa, “sarà una valle di lacrime, non lasceremo più niente...” canta infatti Attila, “il suono che esploderà” è allo stato attuale, un suono dance retrò cupo, abilmente giocato sui synth: 
“hai la faccia di chi va in bianco  e a meno rapporti l’anno di una bici il cambio io la faccia di chi va in banca prima di fare un viaggio e chiede a quanto sta il cambio”

“In faccia”: sonorità tipicamente dance, pronte ad esplodere ma... un pò a riassumere il testo, ricco di contraddizioni pronte all’uso... del resto, “in questo momento quello che sento sono bugie”
“non è che se ripeti una bugia diventi vera”

“Rapper criminale”: “conosco un criminale, vorrebbe fare il rapper, conosco un rapper, vorrebbe fare il criminale”...  facile riconoscere i destinatari di questa traccia e che si ricollega in un certo qual modo alle “rivendicazioni” della prima traccia...  “street rap dal 2003”... “la strada si fa in strada” declama il nostro.

“Giusto un giro”: con Emis Killa , atmosfere ancora una volta danzereccie, con note di piano a riempire i momenti... coi synth che “esprimono l’atmosfera disturbante” e non disturbano l’orecchiabile ritornello:
“ma perchè sono finito qua niente di meglio da fare in città in testa ho un’altra musica lalalalala”

“Noi no”: “non c’è niente di meglio del successo per dimenticare il prezzo che hai pagato per averlo”... con Cosang che apre la traccia dopo “la frase simbolo “ di Marracash e un ritornello che sembra cantato da “Rocco Tanica "fatto" di elio”... ma senza ironia, davvero tutto viene a cadere, così come tutto il testo, musica compresa... pura auto celebrazione: 
“hai rinunciato al sogno di diventare più ricco”

“Senicar”: feat Gue’ Pequeno... cantando il desiderio di “ una figa epica come Nina Senicar...” da associare a Seneca... rigorosamente, per esigenza di rima, si intende... di ritmo e maschilismo misogino e “tentazioni terrenee”... “e occhi blue che non sembrano fake”... il ritornello è orecchiabile, quanto meno.

“Sabbie mobili”: “Madonna potrebbe essere mia nonna a cinquantanni a pecorina”... w la gioventù... su ritmiche minimal quasi, con un ritornello che francamente monotono...”affondaaa”:
“nessuno lascia le poltrone e niente si muove”

“Quando sarai morto”: “Mi riposerò solo quando sarò morto” e ancora “i soldi servono a non farti rompere il cazzo”... con Fabri Fibra e Jack La Furia, ritmo incalzante e rime ficcanti... la migliore traccia dell’album: 
“vedo la commedia dei media, il culo che si appicica alla sedia...”

“Non c’è cura non c’è”: col featuring di Salmo, mid tempo, senza speranza o fiducia... “dove solo uno sportivo se è più bravo è oggettivo” e del resto:
“il tempo non lo puoi comprare lo puoi solo vendere”

“Prova a prendermi”: con Entics, quasi il contraltare della traccia precedente, nel senso di una rinnovata luce: la libertà e i suoi derivati... per il resto il sound resta morbido e il ritornello non certo memorabile richiama atmosfere anni ‘80:
“la libertà è non sapere che accadrà domani e non c’è niente da temere se non hai programmi”

“Quando ero vivo”: “a cosa serve tutto questo onore se non ero un mito quando ero vivo?” con Jax, immaginando “di esser morto e quindi di aver finalmente successo”... traccia un pò pretestuosa, anche in virtù della morte violenta narrata (ucciso, ma va!?!) , se calata nella realtà italica... si salva il ritornello dell’ex Articolo 31, che prova a trasmettere emozioni ma come dicevamo poc’anzi, ci riesce fino a un certo punto:
“le belle canzoni le scrive chi soffre”

“In down”: “vita sopra gli standard”, ovvero la crisi secondo Marra,  “stravaccati sui divani”, ovviamente “tutti fatti”... il brano ha una sonorità simil reggae straniante che non dispiace:
“gli ho detto il mio rap è divino per molte persone”

“Marragedon”: altro feat di Salmo annesso, per un mood robotico... ancora business e figa... e ovviamente autocelebrazione all’ennesima potenza:
“e sono così lirico che puoi vedermi all’opera”

“Fotoromanzo”: dopo “la fine” preannunciata col brano precedente, Marra cambia toni e registro, campionando Gianna Nannini... per questo “fotoromanzo di periferia” in cui il nostro non sa “che droghe usare”

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