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Capodanno a New York di Garry Marshall



Il film di natale però americano... con happy end al limite del parossistico e pubblicità, tanta... nivea, tdk, sony e finanche l’ultimo Sherlock Holmes... assurdo e davvero troppo zucchero decisamente... troppa favola insomma, nelle mani fra l’altro del regista di Pretty Woman, che abusa per l'occasione degli stessi ingredienti usati "per San Valentino" nel poco memorabile "Appuntamento con l'amore", con un "pesante" tocco di patriottismo qua e la, a impreziosire di melassa il tutto.
Il diabete insomma è assicurato, associato a un certo fastidio che non smette di emergere per tutta la durata... un conto è Woody Allen insomma a dover dirigere e a far passare certi concetti, un conto... lasciamo perdere.
Finto, irreale e ricco di buoni propositi, il film si dipana in modo assai banale e gli snodi narrativi principali, sono "telefonati", annunciati che di più non si può e la patina american correctly che la avvolge, fa si che la pellicola scorra senza colpo “emotivo” ferire, nonostante ci sia un dispiego di menti per facilitare lacrime a fior di schermo, perchè tale trasporto è/sarebbe alla base della riuscita dell’operazione, perchè di questo si tratta, più che di un’opera degna di tal nome, ma davvero crediamo, ne esistano pochi di spettatori così ingenui dal lasciarsi trasportare per l’appunto nei meandri narrativi del suddetto, che rilasciano dalle emozioni presunte, copertine plastificate senza pudore.
Noi italiani alle prese col Natale e i suoi derivati, finiamo ogni qual volta, col dare un altro colpo alla commedia che ci ha fatto grandi, scoraggiando del tutto ogni velleità artistica, scadendo nella volgarità facile... gli americani, da par loro, con più soldi ed ambizioni ci rilasciano in pompa magna direttamente i discorsi dei presidenti, passandoli per voce del popolo, giocando insopportabilmente coi valori del “fantomatico” sogno americano, ribadiamo, assurgendo ad esempio, figura storica e retorica... gli happy end da cinema classico, che ai suoi tempi rassicuravano lo spettatore e consolidavano un sistema... mentre adesso sono un desolante spot a 360 gradi che non irretiscono nemmeno, con camei più che vere prove attoriali, a ingolosire questo o quel prodotto, in nome di una superficialità prettamente televisiva, con una regia sposata totalmente alla causa, all’interno del quale film natalizi o presunti tali come “The family man” o “Una poltrona per due" sono autentici capolavori.

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