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Finalmente la felicità di Leonardo Pieraccioni



Google Maps, Facebook, C’è posta per te, Il grande fratello... e del resto poi c’è internet, c’è skype e le escort quanto meno aleggiano... Pieraccioni nella sua “nuovissima e vecchissima commedia garbata”, cerca in qualche modo la maturità, riconoscendosi almeno tale nel film come aspetto... solo che sbaglia comunque dove cercarla... appunto nella modernità “presunta ”, ovvero quella rappresentata dalla tecnologia e dai programmi televisivi, per raffrontarsi con un’attualità o un aspetto che appaia che dir si voglia sociale, senza il tentativo di far satira o avanzare critiche, ma solo per abbozzare “un mondo” nel quale far confluire gli elementi portanti della sua storia.
Le critiche che in molti gli hanno rivolto vertevano in massima parte sul fare più o meno sempre lo stesso film coi soliti ingredienti che hanno avuto successo ai suoi esordi ma che tranne che per “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, il nostro non è più riuscito a ripetere, ne in qualità, ne tanto meno al botteghino... lui ha prontamente risposto che ne è pienamente cosciente e che a lui piace “il suo solito film”, perchè è quello che andrebbe a vedere se fosse uno spettatore... perchè vuole soprattutto divertirsi e ridere.
Chiariamo subito due cose, come accennavamo poc’anzi, intanto a suo merito, il nostro rilascia sicuramente un’opera più matura rispetto ai suoi ultimi poco riusciti “capitoli”, ma se il presupposto era far divertire... qui al massimo si accenna a un paio di sorrisi per tutto il film, le gag infatti sono stantie, vecchie e hanno poca verve, il risultato è alquanto impalpabile insomma considerando questo secondo aspetto.
Valga ad esempio gli elementi “guida turistica e pulman” e come gli stessi espedienti narrativi vengano usati magistralmente da Ficarra e Picone, in “Anche se amore non si vede, che spingendo il piede su un fantomatico acceleratore surreale, fanno ridere veramente, sia di pancia che di testa... qui il tutto viene trincerato saldamente nei confini della macchietta trita e ritrita... così come "la scenetta" da sketch televisivo, del tentato suicidio di Pantaleo e l'equivoco gay che ne consegue.
Fra gli aspetti positivi comunque di questo lavoro,  c’è come dicevamo all’inizio, il suo solito garbo nel raccontare, semplice semplice e di maniera si intende che fa si che le sue storie/favolette, risultino quanto meno gradevoli e ben congeniate sebbene palesi riadattamenti della stessa storia che il nostro ci propina da anni, ma almeno cerchiamo di salvare il salvabile... perchè ribadiamo se l’obiettivo di Pieraccioni, pur ammettendo di fare con cognizione di causa sempre lo stesso film, era far sbellicare dalle risate o far quanto meno divertire, siamo completamente fuori strada. 

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