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Fiorello e il ritorno vincente al varietà classico



Come avevamo già annunciato in queste pagine, veniamo a parlare di Fiorello e del suo ritorno al varietà classico, perchè, per i pochi che non se ne fossero accorti, di questo si è trattato... e lo share e le poche critiche, che riguardassero il ritmo o certe caratterizzazioni, nulla hanno a prescindere da questo teorema, ovvero, Fiorello e il suo show hanno per così dire aggiornato e reinterpretato, la prima, seconda o che dir si voglia, repubblica televisiva, per capirci, niente di nuovo sotto il sole, ma fatto con garbo, come si addice a uno show di rai uno, anche se di lunedì, tanto per dare una mazzata all’ennesimo e inutile grande fratello, (fanno tenerezza quasi gli elogi pseudo sociologi della prima edizione), gli ingredienti proposti, hanno le stigmate del sabato sera classico, quello dei grandi one man show(ovviamente con la presenza di grandi ospiti), per parlare di televisione più o meno moderna, che riportano a Panariello, a Fiorello stesso o ai cantanti prestati al grande schermo, con esiti più o meno riusciti, come Dalla, Morandi, Ranieri, Zero... tralasciando per forza di cose “il fenomeno Celentano”... con un occhio di riguardo al Baudo di Fantastico, come messinscena per intenderci o andando più indietro all'immenso Walter Chiari.
Il risultato, premiato come dicevamo dai milioni di telespettatori è ampiamente riuscito, così come parlando in termini di qualità... ma sarebbe ingeneroso paradossalmente non notare le poche critiche piovute sul nostro, in quanto vanno proprio ad avvalorare la tesi sovra esposta, ovvero, la mancanza di ritmo, originalità, la non modernità appunto, cose apparse, tuttavia, ampiamente giustificate da format e contesto, che poggiavano appunto “su l’idea classica di spettacolo/calderone/evento televisivo”... che Fiorello ha abilmente padroneggiato per espandersi con gusto consapevole, con garbo, ribadiamo e classe.
L’idea poi di mettere Checco Zalone e il suo spettacolo “teatrale” riadattato per l'occasione in confronto, da parte dei critici o di chi tesse le trame televisive, risulta alquanto peregrina... mirabile e arguta in proposito, la battuta dello stesso comico... 
“L’antagonista di Fiorello è... la De Filippi”. Come a dire, “stiamo parlando di... forme classiche di intrattenimento”.
Il punto in questa dichiarazione è infatti ampiamente centrato e racchiude in se, share, critiche più o meno velate, pretese e quanto altro... che serve solo a ribadire come “il successo” di Fiorello vada ascritto a una fascia di pubblico generalista sicuramente, ma come, viste certe critiche, abbia compreso una vasta area di pubblico “avulso” alle grandi "messe in scene" televisive, ma che abbia fatto la cosiddetta “eccezione alla regola”, "nel nome del grande nome".
Come avviene per l’outsider appunto Zalone e la sua “presunta volgarità”... che raccoglie pubblico da qualsiasi parte... in nome di ben altri fattori, si intenda, rispetto alla classicità di cui abbiamo parlato fin ora... ma che può racchiudersi nel termine “evento televisivo”, e anche la riproposizione aggiornata di uno spettacolo teatrale di grande successo, ne ha tutti i crismi.
Cosa questa, che seppur in minima parte e con i dovuti distinguo, ricorda “l’evento televisivo” dello scorso anno, stiamo naturalmente parlando di “Vieni via con me” di Fazio e Saviano... ecco concludendo, ci piacerebbe che sparisse definitivamente la parola “evento”che sia di puro intrattenimento o che inviti alla riflessione, sarebbe un indice quanto meno di maturità per una televisione che è generalista per essenza stessa... il nostro invito è, a questo punto, pochi ma buoni, riferendoci non troppo velatamente alle polemiche accompagnanti i costi di produzione di Fiorello o altri...
Alla fine della conta, non disdegnando l’auditel, che comunque vorrà pur dire qualcosa, la qualità deve tornare a farla da padrona, quanto meno nella tv di stato... e che un programma di qualità appunto, come quello di Fiorello, non rappresenti un evento, ma un normale rientrare in un "normale" palinsesto, realmente propositivo e ricco di alternative.

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