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Le Idi di Marzo di George Clooney




Non sappiamo sia “merito” della traduzione italiana dei dialoghi che regala nei primi minuti, lo spassoso interloquire: - Che cos’è una velina? Un quintale di merda... ma davvero non si poteva non citare questa perla “goliardica” in un mare di seriosità.
Ma del resto e fin dai suoi esordi dietro la macchina da presa, George Clooney in versione regista, ha dimostrato quasi sempre di saperci fare e ancora una volta porta a casa quanto meno la cosiddetta pagnotta, mangiucchiata per dirla tutta, ma così è... nonostante il film fondamentalmente sia ad una affrettata prima analisi... lento, freddo, prevedibile e risulti francamente alla fin fine poco interessante... ma in ogni caso, potete perderci un’ora e mezza della vostra vita.
Cerchiamo dunque di far chiarezza, perchè parliamo comunque di un film stilisticamente perfetto, che è basato sulla pièce teatrale Farragut North di Beau Willimon, che ha evidentemente il suo “ritmo interno” e che non arriva ad annoiare, ma bisogna comunque essere predisposti, a un thriller, che ha i tempi di un noir, che nel suo dipanarsi, si badi bene, non inciampa in buche narrative, ma che non si distingue, come dicevamo, neanche in originalità.
Il tutto ha poi quel non so che di “sguardi raggelati nello spazio tempo”, che ben si sposano con la fotografia di  Phedon Papamichael, ma non restituiscono in immagini la poesia crepuscolare?!? o che dir si voglia... cercata.
Quello di Clooney insomma è uno spartito ben definito, dove gli attori sono o sembrano chiamati a non approntare alcunchè... nonostante l'ottima prova in generale... con un Ryan Gosling sugli scudi...  è un alone algido, da noir classico, quello che aleggia infatti, richiamato da certi primi piani sullo sfondo, dall’uomo solo che va incontro al suo destino... un’atmosfera ricreata senza il mordente o il pathos necessario, cosa ancor più evidente per quanto riguarda l’action, il thriller... che poteva sicuramente essere maggiormente sviluppato... Clooney insomma si specchia nelle sue suggestive  inquadrature e dimentica “il progredire” seppur statico di per se (in fase di sceneggiatura) degli eventi... lasciandoli si lineari e quindi fruibili, ma decisamente sterili.
Un film che paradossalmente, visto quanto detto in precedenza, non è brutto affatto, che ha tutti gli elementi al giusto posto... ma che inevitabilmente riassumendo, lascerà allo spettatore, dentro, quanto meno un senso di incompiutezza, per mancanza generale di “mordente” e la prevedibile trama al di sopra di tutto, tralasciando intenti morali o edificanti, che hanno davvero quelli si, fatto il loro tempo.

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