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Grande Nazione - Litfiba



“Non vi conviene una carriera da Renzulli e da Pelù”, cantavano gli Elio anni e anni fa, mentre i Litfiba si lasciavano amaramente, non senza strascichi e inevitabili polemiche... i loro ultimi lavori però già allora, imponevano al gruppo di fermarsi, vista la deriva commerciale e più che altro la poca qualità rilasciata.
Piero Pelù negli anni a venire, si destreggiava fra tori, bombe boomerang, perfetti difettosi e soprattutto il suo “entuuusiaaasmoooo”, conoscendo specie all’inizio grandi fortune quanto meno in termini di vendite, sorte avversa per il buon Ghigo Renzulli, che nel frattempo, fra elettromacumbe e cavalli, continuava a mantenere vivo il marchio, ma senza alcun appeal verso le masse... e cosa “grave” neanche verso la critica.
Tutto questo per dire che i nostri rilasciano finalmente forse il disco che avrebbero dovuto fare dopo il meritevole e sperimentale per la loro discografia “Spirito”, con rinnovata sincerità, un perfetto mix tra El Diablo e Terremoto... evitando i mondi sommersi e corpi che cambiano...forse pubblicato allora, le cose sarebbero cambiate.
Ma la storia come ben si sa andò diversamente, quel disco arriva oggi, gennaio 2012 e suona inattuale e poco originale come sarebbe stato anni fa del resto... perchè i Litfiba, sono artigiani del verbo, non sono innovatori, non lo sono mai stati, ma riescono a rielaborare come pochi, creando negli anni un loro suono addirittura, un dato di fatto, inequivocabile... assomigliano a milioni di band, ma il loro marchio è li, ad ogni urlo fuori luogo di Pelù, ad ogni assolo all’apparenza banale di Ghigo.
Premesso questo, questo è un disco dei Litfiba, in piena regola, con le sue cadute di tono, i suoi luoghi comuni sviscerati, melodicamente e testualmente, la sua caratteristica ricchezza di sound da ottima post produzione, alcune invettive degne di nota, la pulizia e la sagacia di Renzulli, il lirismo vocale di Pelù... a chi non sono mai piaciuti difficilmente piacerà questa reunion, i fan della seconda ora (considerando i primi quelli del periodo new wawe), potranno semplicemente salutare con un ben tornati i compagni persi per strada:

“Fiesta tosta”: come a dire “lo spettacolo deve ancora cominciare”... melodicamente parlando... per il resto solido rock alla Litfiba,  facile trovare il destinatario delle parole cantate da Pelù, con Ghigo assoluto protagonista:
“vieni è un’altra dimensione, qui non c’è più regola, fattene una ragione”

“Squalo”: il brano che anticipa l’album, si concentra sugli “opportunisti di razza”, ivi compreso il nostro, carico di effetti, come ai vecchi tempi... il risultato è un pastiche classico che non esce dai clichè della band, con un ritornello francamente poco incisivo: 
Sono lo squalo, il vero squalo, un giorno io mi mangerò il mondo”

“Elettrica”: sensuale e trascinante ballad ben congeniata, con un ottimo ponte/ritornello:
“ma le dimostrazioni ti stanno strette le tue visioni hanno uno strano effetto... ma tu chiudi gli occhi affronta le tue ombra, fatti più forte che il mondo ti confonde, dici di si ai tuoi cavalli bianchi... ora tu stai scatenando una tempesta elettrica”

“Tra te e me”: altra ballad rock, decisa e sostenuta, con gli interventi di Ghigo appropriati e concisi,  che verte per così dire sullo “strettamente personale”, sul lasciare fuori il mondo esterno da una relazione e sul mantenere la propria unicità... 
“se io non cambio te tu non cercare di farlo con me, sai che funzionerà solo la diversità”

“Tutti buoni”: “anche tuuuu” e c’è tutto il Pelù pensiero, qualunquista o meno, il nostro stavolta, rispetto allo ”Squalo”, colpisce nel segno... specie nel ritornello, il resto è “mestiere Litfiba” e ovviamente “Vota Antonio”:
“ tutti bravi, tutti buoni ma solo in tempo di elezioni”

“Luna dark”: “cercando qualcosa che duri nel tempo che non svanisca dopo un momento”, i pensieri “neri” del nostro per una ricca ballad, che non esplode del tutto e difetta di originalità in certi passaggi melodici: 
“gira la giostra nella tua testa mille ingranaggi e i tuoi fantasmi...”

“Anarcoide”: “sono un libertario, sto nel mio binario”... andamento punk, per il testo migliore del lotto, “lo stato non è un’azienda”... il tutto appare soprattutto convincente e sincero, diretto e senza fronzoli:
“io voglio un’altra cosa dalle distrazioni di massa”

“Grande nazione”: la titletrack, con ironia “riflette” suoi luoghi comuni italici, imperniata su un hard rock edulcorato:
“Siamo una grande canzone... una contraddizione... Italiaaaa”

“Brado”: “lottando il presente con fantasia”... il nostro canta un’ ipotetica continuazione di “Anarcoide” e il tutto risulta anche qui ampiamente  convincente, su territori hard blues con Ghigo che mette legna e tanta sostanza:
“essere liberi non è mai gratis”

“La mia valigia”: sapori anni 80, evocativi e lirici, i nostri chiedono di “lasciare spazio ai sognatori” e chiudono l’album del ritorno con una suggestiva ballad, che ha il suo punto di forza nel ritornello:
“il vivere in viaggio è un atto d’amore... “

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