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Niente di serio - Diaframma



Melodie cristalline, impreziosite dai costanti chiaro scuri evocati dalle soluzioni strumentali, al solito scarne ed essenziali, come del resto brutali per sincerità e disarmanti, le parole del grande Federico Fiumani, sono ancora una volta immagini vive, neorealismo, sguardi fissi nella macchina da presa...che saturano l'attenzione dello spettatore/ascoltatore, che si trova spinto letteralmente dentro al suo sguardo/specchio interiore, tale è il coinvolgimento, il trasporto emotivo e fisico... ma "Niente di serio", come per dire che è solo la vita... con le sue luci ed ombre, le speranze, le disillusioni, le incazzature, l'amore, il rock... che altro dire se non che il tempo preservi ancora a lungo Federico Fiumani e compagni?

“Vivo così”: "ma credi davvero a tutte le puttanate che dico?" con la sincerità e credibilità che da sempre contraddistingue le sue liriche, Fiumani apre questo album nel miglior modo possibile,  sorretto da una melodia killer:
“Ehy non avere paura di me... te lo sto cantando”

“Entropia”: "corpo che nuota plastico il tuffo e nella mente resta il tuffo, cara Entropia, portami via"... caratterizzata dai riff melodici della chitarra elettrica in contrasto con le scure parti strumentali:
"lasciami stare, tanto cosa vuoi che cambi, meglio così, lasciami qui"

“Absurdo Metalvox”: dal sapore "antico", con la voce calda e ben in evidenza, splendida e suggestiva ballad "contro il fighettame":
"non mi sento parte di nessun movimento che deflagra quanto meno te l'aspetti"

“Madre superiora”: “con gli occhiali mi piaci ancora di più”... intensa ballad che non smette di crescere di pathos:
“... di averti disturbato l’ho capito all’istante ma avevo voglia di vederti e per me era importante... io vorrei bere il tuo doloreee”

“La botta di energia del rock”: “nessuna sa cos’è... ma so che piace a me”... classico punk per un atto d’amore vero e proprio, con un virato lavoro delle chitarre elettriche nelle parti strumentali dopo i ritornelli: 
“e ci porta ad abbandonare i libri e ci spinge,  a preferire i dischi dei nostri artisti”

“Niente di serio”: “è solo una ragazza che ride della paura per le droghe pesanti... per il sesso più estremo ... e la sua risata coinvolge e umilia tutto quello che io sono stato, ma un uomo assomiglia di certo più a lei che me”... tra dissonanti bridge strumentali è incastonata una melodia sublime, sostenuta da una ritmica decisa e trascinante, con uno special in minore davvero degno di nota, tanto perchè citare la bellezza del testo sarebbe banale.

“Nilsson”: brano diviso in due parti, la prima poggia su una melodia sbilenca e intrigante, la seconda invece, strumentale, prende vita improvvisa con una decisa accelerata rock:
"sapendo che è la vita che ci stuzzica, sapendo che non è tutto oro quel che luccica, sapendo che prima o poi tutto si aggiusta"

“Tempesta nel mio cuore”: un mood quasi anni ‘60, con le aperture in minore e una citazione per Francesco Nuti(?) e Rocco Siffredi(!), il risultato è fresco e gradevole,  nonostante il turbinio di sentimenti:
“...nelle mie parole sotto c’era il mare... miracoli d’estate si susseguono in fretta”

“Carta carbone”: “Volando via da una malattia... con nostalgia” si intende, specie nel sound, tipico del gruppo, il primo singolo:
“mi sto bruciando quasi tutte le speranze di stare fuori dai guai”

“Grande come l’oceano”: il brano si apre su suggestivi e taglienti stop and go, per poi procedere come non ti aspetti... ovvero ad una atmosfera crepuscolare, che contrasta amabilmente le roboanti dichiarazioni iniziali “Lei è grande come l’oceano, lei si mangia l’oceano” segue l’apertura improvvisa alla melodia orecchiabilissima del ritornello in piena nostalgia, su tutti ovviamente la grande penna del nostro :
“c’è stato un tempo in cui i miei migliori amici erano i Ramones...”

“Anime morte”: "oltre ogni pensiero cattivo"... "devi farcela da solo" intensa e oscura ballad, col ritornello che arriva quasi improvviso e inevitabilmente si prende la scena:
"tutto il giorno puntando l'avversario... ma sparatevi"

“Un orologio rotto”: l'album si chiude in pieno stile Diaframma, con un'altra ballad di pura emotività, del resto "volevo cambiare ma sono sempre qua... sono ancora qua":
"quando mi hai detto che volevi pensarci su... io ero già sconfitto"

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