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Yu Hu - Intercity



Gli Intercity ripartono e giustamente da dove avevano lasciato e per mettere subito le cose in chiaro, dopo “Grand piano” ecco subito arrivare “Piano piano”, traccia che apre questo "Yu Hu"  degno successore, a proseguire sulle atmosfere del loro esordio in italiano... gli Ed Wood del resto non ci sono più.  
Ci sono ancora pero' e ben vivi,  il cinema, la letteratura, l'arte in genere, che si fondono amabilmente in queste canzoni... e sui quali sembra affiorare decisamente una sinossi particolare, dove lei lascia lui per una lei, che sta in America e qui si snodano i due momenti cruciali del disco o del viaggio, quando lei è partita per andare da lei e lui la raggiunge e... sensazioni vivide, ricordi lividi, dubbi, rabbia, nostalgia, rassegnazione... che si aggrovigliano intensamente, insomma, tutti gli ingredienti di una storia d'amore sapientemente dosati, nei testi, ricchi di citazioni colte e non, affascinanti e immaginifici.
Tornando più specificatamente alla musica... i nostri ovviamente arricchiscono il loro sound, sempre scarno, funzionale, ammaliante, muovendosi nei territori già esplorati di un indie pop di ampio respiro e si concedono volentieri divagazioni eteree, acustiche e rarefatte, meno incalzanti ma non per questo meno suggestive... con la voce di Anna Viganò che fa da contraltare a quella di Fabio Campetti, anche per così dire per esigenze narrative.
In estrema sintesi è il disco che decisamente ci aspettavamo da loro, quello della definitiva conferma.

"Piano piano": col titolo che come dicevamo prima richiama inevitabilmente il precedente lavoro, le citazioni nel ritornello e la novità della voce femminile di Anna Viganò , i soliti, poetici, intensi e trascinanti Intercity:
"non andartene da qui umore nero sai la personalità si arrende presto sai"

"Neon": su una ritmica ancora una volta coinvolgente e le dinamiche frammentarie dei testi, quasi cut up a cui il gruppo ci ha abituato, scorre godibilissimo anche questo brano, con un ritornello ampiamente azzeccato:
" notte locale mille porte un fumo allucinante le sigarette spente, puttane e spose, adesso tra tutto quel rumore corto circuito piove il mio che cade a picco e il buio fu"

"Smeraldo": si diradano le atmosfere, si dimezza il ritmo, con la voce della Viganò,  protagonista assoluta, da segnalare le aperture melodiche del ritornello:
" forse la felicità si inventa un giardino triste che emana profumo e viole che suonano"

"Anfiteatro": in un crescendo emotivo dato dalle parole ma anche dall'arrangiamento si dipana il viaggio "sentimentale":
"Torno a riprenderti in cerca di velocità cantico delle paure il mio anfiteatro al mare..."

"Nouvelle Vague": struggente ballad "le gocce d'ansia i temporali i tuoi cordiali salutami...dove ci ritroviamo catapultati al di fuori delle intenzioni espresse in Anfiteatro, "Torno a riprenderti.." sono i dubbi misti ai ricordi i protagonisti di questa traccia, in pieno viaggio, affinchè le distanze si accorcino o.. si allontanino forse per sempre:
... accompagnami così riempi il tempo con frasi amare e onestà di te... con frasi oscene e onestà di me..."

"L'elettricità": "aspettami con tensione scende grandine che fa male..." ci troviamo di fronte all'attesa crescente del rincontro... da segnalare l'ottimo bridge che accresce la tensione:
"rdi anima gocce a raffica... catalizzerà l'elettricità"

"Overdisco": "lasciami sperare in pace"... il primo singolo, in pieno stile Intercity... deciso, come il protagonista del resto, che esce dalla nebbia dei dubbi, perfetto contraltare a quello spaesato in mezzo al fumo di "Neon":
"C'eravamo tanto amati frutto di quell'alchimia la tua lingua sulla pelle tu non cambierai proprio mai"

"Terrore esotico":riparto di nascosto riparto con pressione... " e il sound e il mood non potrebbero essere più malinconici... con le tastiere sugli scudi:
"rossetto allucinato sbavato incoerente da qui all'improvviso l'amore è naufragato..."

"Anais": la rivalsa sentimentale passa dalla ritmica serrata e dalle chitarre ficcanti e incisive... e Henry Miller:
"Goditi il tuo tropico, goditi il mio amore...presentami tua moglie"

"La lunga avenue": "lasciami sparire per metà"... traccia quasi baustelliana... sognante e malinconica, con un filo di rassegnazione... "tu non sei felice ammettilo" mentre lei parte per l'America, è il suo punto di vista, cantato ancora una volta dalla Viganò: 
"il tuo nome è vortice per me più volte nominato esploderà..."

"Un grande sogno": l'American Dream...  dove la ragazza giovane e dal cuore lesbico è destinata a perdersi tra la folla protestante..."io canto il sogno lo farò, un grande sogno appeso a un filo, forse il vento si alzerà"... altra ballad, dove la rabbia di lui è ormai pura constatazione.

"Welcome piccola": tenera e delicata ballad, con accenni folk, abbastanza classica nel suo svolgersi, sicuramente piacevole... come appunto "un benvenuto":
"la luna è un'immensa poesia, un viaggio improvviso noi due"

"Spiaggia bianca": coi riff di chitarra a puntellare e a impreziosire " e noi qui al fuoco a cantare... violentami" Fabio è arrivato in America e sembra riaccendersi la passione:
" fiore di loto... le finte sbronze... 

"Mondo moderno": "che si chiude a riccio qui"... "regalaci atmosfere in più"... intensa e lirica dissertazione sull'America vista da vicino:
"Vietato essere"

"Anti": voce e chitarra acustica... per la degna chiosa finale "amami con gusto, fallo fino in fondo"...  prima dell'entrata degli altri strumenti a dare al tutto un tono da ballad epica seppur minimale come nel costume dei nostri e un ottimo solo di chitarra elettrica "con stile e ovviamente gusto" a chiudere questo riuscito lavoro:
"un attimo di stelle squarcia il cielo tenue tintinnio costante abbracciandomi"

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