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è questo che siamo - Arsenico



Nessuna caduta di tono, ma neanche niente di memorabile o quanto meno da segnalare... è il paradosso di questo nuovo album degli Arsenico, dal suono potente e deciso, che riempie le orecchie dell’ascoltatore, ma che fatica a trascinarlo con se.
Una sensazione da sei meno meno imperante scivola tra i solchi dell’album, senza che l’attenzione riesca a focalizzare il fatidico quid mancante.
L’omogeneità dei brani, il loro mood o sound che dir si voglia... è la perfetta cifra stilistica che regge in toto le tracce, in quanto l’uniformità data, rende il tutto un monolitico dal quale è francamente difficile scorgere valori che si impennano (a discapito), ma neanche che si discostano troppo dallo status  comunque di buone canzoni (merito).
E’ pur vero che comunque non si può additare la produzione di un album a deterrente determinante per la riuscita di un lavoro... quindi, mandiamo agli atti la nostra disamina iniziale, ovvero: 
“Nessuna caduta di tono, ma neanche niente di memorabile o quanto meno da segnalare”

“Luci”: sostenuta e intensa ballad, che gioca sull’alternanza dei toni:
“vedi sono solo stanco ma profumi d’angelo e mi lasci camminare”

“Il nulla”:”quando le parole che dicono sono il nulla che dicono”... un suono di forte impatto, ricco e pastoso, intermezzato da alcuni momenti più rarefatti:
“come d’incanto mi trovo sospeso vedo quel poco che resta di noi senza poterlo toccare nemmeno senso di colpa è la mia volontà”

“Le mie mani”: altra ballad dal crescendo epico, con la batteria che picchia senza sosta, che ben si sposa con un corpus sostanzialmente melodico:
 “le mie mani sono frasi fatte quando non trovano spiegazioni e si poggiano sul dubbio eterno su cosa sia il perdono”

“Strano”: ariosa e melodica, punteggiata dalle chitarre elettrica, col ritornello che ricorda i “cristi sotto ai comodini” degli ultimi Negrita:
“e se finisce il mondo finiamo prima noi”

“Tramonto”: acustica e arpeggiata dai toni delicati ed evocativi, con i cori sul finale, preludio dell’entrata degli altri strumenti:
“e muore nell’assurdo impedimento di chi vende ignoranza e varietà oggi che la luce ci accarezza perdonami per la mia verità”

“La rivoluzione”: il primo singolo estratto, nervoso nel suo incedere iniziale, si snoda (come abbiamo notato anche precedentemente) con l’alternanza delle atmosfere, ovvero, momenti di stasi apparente che si trasformano in veri e propri assalti all’arma bianca:
“ed ora non fermarti...sei la rivoluzione”

“Punto e a capo”: “frasi scritte solo per essere perse”... tornano le dinamiche hardcore degli esordi:
“sulle tue labbra che sanno tradire sulle tue labbra della verità”

“Tutto il resto”: altra ballad, con virate hard rock, gridando la propria libertà:
“chiamo casa il mondo io solo un ospite”

“Nel sogno più vero”: ennesima ballad solare e sognante, cercando la poesia “tra stelle che ridono e fanno rumore”:
“ti guarderei come si mangia una mela”

“Inutile”: nervosamente e “senza sosta”, con un impianto punk/hardcore i nostri non concedono letteralmente “respiro”, per la traccia che chiude questo lavoro:
“sai com’è dire è inutile ma quello che fa vivere è un semplice è come per il giorno e sono solo immagini”

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