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Hesher è stato qui di Spencer Susser



Un bozzetto surreale, scorretto e irriverente, fatto però col cuore... che lascia una sensazione straniante sin dai primi fotogrammi, ma che pian piano intriga, conquista e finisce inevitabilmente con l’appassionare.
Un film “piccolo” per così dire, che però tratta una parabola esistenziale e sostanziale, visti i temi trattati, due su tutti, il lutto e il passaggio all’età adulta, malgrado gli anni si intende... dove sono confinati i personaggi, tutti nessuno escluso.
Il protagonista del film è “il risolutore” di codeste problematiche e agisce nel nome di shock schiaccia shock, in quanto è lui in primis intrappolato in questa sorta di limbo/labirinto... è solo più folle, incosciente... non è per così dire addomesticato, è un’anima randagia che cerca costantemente la sua casa.
Regia, sceneggiatura e fotografia per far si che il tutto diventi un corpus unitario, giocano per sottrazione, riducendo movimenti di macchina, orpelli narrativi e luci, donando alla messinscena un insieme credibile dove gli attori in primis Joseph Gordon Lewitt, sboccato come non mai, Devin Brochu tormentato e impeccabile, Rainn Wilson magistrale e Piper Laurie che è l’unica lucida e cosciente nonostante la malattia, offrono una interpretazione sontuosa. La sempre eccelsa Natalie Portman, già alle prese in un certo qual modo in un ruolo del genere in "Garden State" si ritaglia un ruolo di comprimaria, ma essenziale nell’economia del film, rappresentando quella “madre” che è venuta improvvisamente a mancare a padre e figlio e che manca da non si sa quanto ad Hesher.
Non per tutti ben inteso, ma consigliatissimo.

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