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Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale - Calibro 35




Che dire ancora dei Calibro 35 senza essere banali... se non... chiudete gli occhi, mettete play, lo potete fare anche da qui: 
 e lasciate scorrere... immergetevi nelle loro ricche e suggestive trame, lasciandovi trasportare, la musica farà il resto... ricordatevi, piccola avvertenza, riaprite gli occhi di tanto in tanto, per aver ben chiaro in mente i titoli dei brani... questo può aiutarvi di certo “nell’immersione”... se state guidando ovviamente tutto ciò non è consigliabile.

A parte i consigli per l’ascolto, il terzo lavoro dei nostri è l’ennesima prova di perizia e classe, una vera e propria colonna sonora che piacerebbe tanto a Tarantino (ma va là n.d.r.), per  un ipotetico film che visti i titoli e le atmosfere evocate c’è già tutto, in immagini reali e ampiamente codificabili, non sappiamo sia una sorta di concept, di racconto di una storia... forse no, ma magari lo è o lo potrebbe essere in parte, viste anche le registrazioni effettuate a New York... in un’affascinante connubio tra una sinossi poliziesca e il  viaggio in America di un gruppo che si appresta a registrare... una colonna sonora... o perlomeno così ci piace pensare e così ve lo raccontiamo:

“Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale”:  ipnotica e torbida, “da titoli di testa” col tema portante, con le chitarre in evidenza, che ritorna sempre, pronto ogni volta a immergersi in sinuose e oscure trame, prima della fuga finale.

“Uh Ah Brr”: “con un orecchio” al brano precedente, il tema portante si evolve naturalmente, la ritmica è più accentuata e l’atmosfera viene alleggerita anche scandendo le parole del titolo.

“Arrivederci e grazie”: il ritmo si fa più serrato, col basso che sleppa e con i soli di chitarra che vanno quasi a “irretire” la tensione emotiva... e se come dicevamo all’inizio vogliamo dare uno sguardo concept sui generis all’album, i nostri per così dire “si preparano... e alla fuga e al viaggio vero e proprio”

“New Dehli Deli”: coi cori “melodici”, che sembrano presagire “novità” d’oriente, come dimostrano gli inserti strumentali.

“Il pacco”: deve essere evidentemente riuscito, (sempre che non sia riferito ad altro n.d.r.) visto “i parappappa” di giubilo dei nostri, i fiati che intervengono qua e là e “gli scambi d’intesa” tra gli strumenti, contribuiscono a dare al tutto una certa sensazione beffarda.

“Passaggi nel tempo”: è l’attesa che si fa tensione, la protagonista del brano, a cominciare dal battito al cardiopalma della sezione ritmica, cupo e suggestivo, ampiamente corroborato dalle chitarre “sinistre” e dai pochi accenni di piano... Morricone permettendo.

“New York New York”: una nuova destinazione, nuovi odori, nuove suggestioni... che ricordano a tratti un perfetto mix tra “L.A.Woman e Riders on the storm” opportunamente accelerate e ovviamente rilette abilmente dai nostri... partendo da Piero Piccioni si intende.

“Buone notizie”: ma di certo non definitive, vista l’aria che respiriamo avvolti tra questi “pensieri sonori”... in cui i nostri rilasciano una sintesi perfetta di speranza e paura, con un convulso finale che li vede quasi duellare. 

“La banda del BBQ”: un funk sostenuto e corposo foriero di nuovi elementi, di rivelazioni improvvise “narrativamente parlando”, che si dimena trascinante, coi fiati a farla da padrone e che non smettono di risaltare gli altri strumenti.

“Pioggia e cemento”: come a dire è la realtà prepotente e ineluttabile ad entrare in scena... siamo al giorno prima della fine, qualunque essa sia... e coraggio e disincanto si mischiano profondamente, in un’atmosfera tesa e nervosa, febbricitante.

“Massacro all’alba”: come da titolo, la resa dei conti è arrivata finalmente... i ritmi sono per forza di cose cupi e ossessivi, quasi metallici (ma non standard n.d.r.), il pathos non cessa di crescere anche se lentamente... è più un fattore emotivo, che fa percepire la scena evocata e sublimata nei suoni.

“Ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale”: ed eccoci giunti ai “titoli di coda”, dove vengono echeggiati e velocizzati i temi che aprivano il lavoro, con squarci di melodia rasserenante sovrastati dalla cavalcata finale, come a dire “i nostri ce l’hanno fatta” ed ora fuggono di nuovo verso nuove avventure.

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