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Whitney Houston: Un'altra morte annunciata



I have nothing, nothing…nothing”. Non aveva nulla Whitney Houston, eppure il mondo intero era ai suoi piedi. Aveva tutto e non aveva niente. Era la più grande voce internazionale, come lei nessuno, solo fotocopie della sua immane grandezza ereditata dalla mamma e dalla cugina Dionne Warwick. Era ricca, era bella, ma non aveva più una famiglia. Un’altra morte annunciata dopo quelle di Michael Jackson ed Amy Winehouse. Sulle stesse orme di una grande star del rock, Tina Turner, ha subito le minacce, la violenza di un marito/padrone che l’ha sottomessa, che l’ha resa schiava e più lei era sua schiava e più amava l’uomo che l’ha distrutta. Ma, al contrario della Turner, Whitney non ce l’ha fatta a liberarsi per sempre del fantasma di Bobby Brown. Questa brava ragazza del New Jersey sapeva chi stava per sposare nel 1992, nonostante la sua famiglia era contraria per i problemi di giustizia e per la vita sregolata di Brown.
Una ragazza dolce con una voce potente, che nel 1985, balzò al 1° posto delle classifiche mondiali con l’album d’esordio che portava il suo nome, rimanendovi per 14 settimane ed entrando nei guinness dei primati come l'album più venduto da una cantante esordiente. Poi, solo grandi hit: I Wanna dance with somebody (Who loves me), I’m your baby tonight, I will always love you (cover di Dolly Parton) colonna sonora del film “The Bodyguard - Guardia del corpo” con Kevin Costner che la consacrò definitivamente regina indiscussa del pop. La sua carriera continuava tra musica e cinema, per nulla la rivista “Rolling Stone” la inserì nella lista dei 100 più grandi cantanti di tutti i tempi, con 6 Grammy Awards e 22 American Musica Awards conquistati. Ma dopo il matrimonio e dopo la nascita della figlia iniziarono i guai. Anche lei era cambiata, distratta, depressa e poco a poco anche il mondo dello show business se ne accorse e la fece fuori dai più importanti show, licenziandola persino dalla notte degli oscar. Il culmine fu raggiunto nel 2003, quando Bobby Brown picchio Whitney; la polizia dovette fermarlo con la scossa elettrica. Da lì in poi fu solo anoressia, bulimia, psicofarmaci e consumo di ogni tipo di droga, soprattutto crack che ha rovinato la sua voce divina, la sua carriera colò a picco tra le stanze delle cliniche di riabilitazione, che aveva continuato a frequentare fino all’anno scorso. Eppure lei cercò con tutte le sue forze di riprendere la vita in mano, tornando ad esibirsi nel 2007, cantando nei palchi più importanti, ai Grammy, al Central Park ed incidendo il disco “I look to you” con il produttore R. Kelly, diventando disco di platino negli U.S.A. con 1 milione di copie vendute e in Italia con 70 mila copie. E’ tornata la diva del pop, soul ed r’n’b. Ma, come spesso le star ci hanno abituato, quando si cerca di risalire scalando la cima di un’ardua montagna, bisogna stare molto attenti a non inciampare in qualche dura roccia o si rischia di cadere…e senza attrezzi di salvataggio. Whitney è caduta un pomeriggio dell’11 febbraio, alle ore 15.55 (00.55 in Italia), trovata morta nell’hotel “Beverly Hilton” di Beverly Hills a 48 anni. Era lì insieme a parenti ed amici ma è come se fosse morta da sola. Neanche la fede nell’Islam, in cui si era convertita negli ultimi anni l’ha salvata. Doveva partecipare al party per la 54esima edizione dei Grammy Awards, lo stesso evento che nel 1986 a soli 23 anni, l’aveva resa famosa. Gli agenti l’hanno trovata nella sua camera di hotel al quarto piano e vani sono stati i tentativi di rianimarla. L'ufficio stampa della polizia ha detto di aver ricevuto alle 15.45 locali una chiamata d'urgenza dall'entourage della cantante, ma gli agenti arrivati sul posto, hanno trovato il corpo di Whitney a terra, già senza vita. Fatale come riferisce l'autopsia, un mix di alcool e psicofarmaci,la cantante è annegata nella vasca da bagno della sua camera.Così è finita la vita della regina del pop, voce angelica e destino crudele, occhi dolci e sorriso spento.  

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