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Amami - Arisa




Una ragazza con un caschetto bruno allo specchio guarda il manichino di quello che era il suo volto… prima di adesso, prima della trasformazione. Inquieta. Dire quanto sia cambiata Arisa musicalmente, non è quantificabile. Dimenticate la ragazza dagli occhialoni nerd che cantava spensierata “Sincerità”. In questo disco, “Amami”, troverete un’altra cantante, non Arisa ma Rosalba Pippa che getta via la maschera per mostrare un’altra identità. Sicuramente avrà aiutato la conferma al piano di un ottimo musicista come Giuseppe Barbera (dopo l’avventura di x factor) che dà un’altra aura al disco e del paroliere Giuseppe Anastasi. Ma la rinascita di Arisa è dovuta soprattutto alla coraggiosa produzione artistica e agli arrangiamenti delle Officine Meccaniche di Mauro Pagani… è questo ci dice già tanto del livello artistico di Arisa… “Semmai farò un bilancio di questo lungo viaggio quello che spero è di aver donato un po’ di me”…

“Amami”: la title track rende bene l’idea del cambiamento… il ritmo biascicante dei tom accennano una flebile rumba, di quei film francesi in cui ti ritrovi a camminare tra le Champs Élyseées. Il piano sullo sfondo ed i violini raccontano la storia di un amore mai iniziato, solo sentito nel cuore di chi ama… e il richiamo all’edera (voluto o non voluto) rimanda alla Nilla Pizzi degli anni ’50… e il theremin risuona in una stanza al buio e la voce di Arisa così dolce e delicata…
“Amami come se fossi un’edera, attorcigliata all’anima, come se fossi musica quel motivetto semplice…”

“Il tempo che verrà”: il bilancio di un vita solitamente si fa alla fine del proprio percorso… che Arisa lo faccia alla soglia dei 30 anni ci lascia perplessi… ma aldilà il pianoforte, l’armonica e la fisarmonica mettono su un teatrino in cui l’interprete racconta sé stessa… domani. Arisa è sempre precisa, pulita… un’altra maschera che indossa per raccontare un’altra lei…
“Il tempo che verrà, il tempo che verrà, sei schiaffi o sei carezze, cosa mi darà…”

“La notte”: Ammettiamo che dall’intro non eravamo molto convinti,(tralasciando il testo non molto originale) , del brano che Arisa ha portato al Festival di Sanremo. Ma è proprio qui che si sente l’impronta di Mauro Pagani… perché senza di lui forse la canzone avrebbe avuto un banale dipanarsi in minore. Ma nonostante le paure, le incertezze di una ragazza che diventa donna, gli accordi in maggiore, il dosaggio degli strumenti, quella splendida chitarra elettrica così perfetta nella sua imperfezione…
“E quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché…”

“L’amore è un’altra cosa”: l’estensione del pianoforte nell’intro sa di eternità, con la voce angelica di Arisa che sale e con la batteria è come svegliarsi di colpo da un sogno… o da un incubo… per il resto è una canzone pop di un amore finito, di una scintilla che non c’è… ma crediamo quanto meno che, se una canzone (pop) di un amore (finito) debba essere scritta… è così che dovrebbe essere scritta quanto meno per non essere banali. Non è stato facile, probabilmente, per Anastasi…un plauso…
“La notte è troppo silenziosa e adesso…l’amore è un’altra cosa…”

“Ci sei e se non ci sei”: un pianoforte che balla un valzerino ci annuncia l’immagine di una ragazza con il suo abitino rosa scintillante che danza davanti la finestra in attesa del suo principe azzurro… come in uno di quei cartoni animati dove lui è lontano soggiogato da chissà quale matrigna cattiva… Non tutti però riescono a creare tali immagini e la voce di Arisa è un perfetto corollario per raccontare la fiaba…
“I figuranti hanno vinto su tutta la storia eppure la gloria rimane a noi due, che di due vite abbiam fatto una vita sola…”

“Democrazia”: Un brano sui generis non per Arisa ma per tutto il disco che sterza a mostrarci un’altra faccia dell’artista. Un simpatico charleston ci racconta come è cambiata l’Italia in 150 anni di Repubblica. Strumenti sempre misurati e presenti al punto giusto. Non stupiamoci di una canzone politicizzata tra le nuove interpreti perché di recente va di moda (vedi anche Simona Molinari). Per fortuna Arisa è molto più convincente di Emma, la vincitrice di Sanremo, quando canta: “Ho dato la vita ed il sangue per il mio paese”. A parte il fatto che la cantante di Pignola "canta":
“Democrazia che vuoi che sia non ti arrabbiare se chi ti esporta in tutto il mondo è un militare…”

“Bene se ti sta bene”: dopo il precedente brano un ritorno alle “origini” ma solo di questo disco. Piano, basso, batteria, spazzole in un “pétit jazz” che si sposa perfettamente con la voce di Arisa… e vogliamo parlare di quell’Hammond? Non per nulla c’è la mano santa di quel grande Pagani, perché l’organo si trova sito all’interno del pezzo come la ciliegina sulla torta, senza essere fuori posto così come la sezione fiati.
“Non devi niente ed io non devo niente a te e allora resti tutto li com’è…”

“Poi però”: i tom scandiscano il tempo di un brano che sembra inversamente proporzionale a “Il tempo che verrà”. Un brano molto leggero, quasi adolescenziale. Il pezzo è il più debole di tutto il disco. Fortuna che le ritmiche potenti delle chitarre acustiche e le “stonature” in bemolle del piano… rendono il pezzo meglio di quello che appare nel testo, meno convincente degli altri.
“Poi però un giorno dura un inverno, come se, se non ci fosse aria intorno…”

“Si vola”: un timido fender rhodes ci annuncia di soppiatto una Arisa che nel ritornello esplode quasi in una dolce ninna nanna accompagnata dalla fisarmonica. Ottimo cambio tra strofa e chorus, con un sottofondo leggero di spazzole…
“Però l’amore fa come gli pare, ti lascia lì in disparte oppure non ti fa dormire…”

“Nel regno di chissà che c’è”: il continuo di “Democrazia”. Per un attimo Rosalba Pippa ci mostra la Arisa di un tempo. Ed ecco che muta la voce in uno ska con il basso che le fa il “verso” che d’improvviso s’apre nel ritornello che è impossibile non cantare e ballare.
“Nel regno di chissà che c’è, c’è un dittatore, un mega re ed uno zar, loro governano da un bar…”

“Missiva”: sarebbe meglio ascoltare il disco al contrario, perché “Missiva” e “Amami” sono in pratica la stessa canzone, il ritmo delle percussioni ci riporta infatti all’abbozzata rumba della title track. Ed in effetti i due brani mostrano una Arisa alle prese con la scrittura di testo e musica. Non male come prova. Qui è la chitarra classica a farle da padrona… e quell’amore mai iniziato, solo provato, diventa una lettera che lui mai riceverà…
“Amore salvami da quest’idea di te, io voglio esistere anche per me…”

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