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Auff - Management del dolore post-operatorio




Pop, Rock, punk, new wawe, funk, elettronica... tutti rigorosamente “post”, per gli amanti dei generi (che hanno fatto decisamente il loro tempo), i Management del dolore post operatorio, giungono al loro secondo album, affondando i coltelli nelle piaghe dell’italietta minuscola di oggi, declamando amarezza e ironia, avvolgendo il tutto con il loro mood sonoro corposo e contagioso, per sputare dritto in faccia, nient’altro che realtà viscerale che non ne vuol sapere di star zitta... e del resto come potrebbe?
Ce ne è per tutti verrebbe da dire... dai politici star ai finti e pseudo maledetti, dalle bambole gonfiate alle crisi dei matrimoni borghesi, passando dai concorsi truccati alla lotta sociale vera e propria... il tutto come dicevamo, frullato con cura, in una mistura di generi, dannatamente accattivante, che non risente di cali di tensione, che ha il pregio dell’irriverenza divertita e complice, senza smettere di pensare... anzi:

“Pornobisogno”: primo singolo con tanto di video tratto dal film: “Riccardo Schicchi - Porn made in Italy”, di Carmine Amoroso, è davvero una perfetta pop song, potente e trascinante, ruffiana quanto basta, con un ritornello invasivo, di cui non è difficile individuare il protagonista:
“sei tutto il porno di cui ho bisogno”

“Auff”: “stupirò con la ballata dei rifiuti”... la titletrack abusa amorevolmente dei grandi poeti maledetti, “stupendo” per ritmo e incisività:
“ho un amico se ci parli per un pò non ha nulla da invidiare ad Edgar Allan Poe”

“Marylin Monroe”: “fra forme estetiche di democrazia”... i nostri attaccano stavolta dopo la presunta cultura sbandierata e ostentata della traccia precedente, il mito della bellezza... di questi tempi “chirurgici”... da segnalare il riuscitissimo trascinante ritornello con tanto di cori:
“se fossimo tutti uguali dovremmo scegliere il migliore non il più bello”

“Signor poliziotto”: "se per sognare, amore, non basta soltanto dormire, devi averne estremo bisogno perchè il bisogno è padre di ogni sogno”... con il basso martellante a risaltare, cupo e deciso e le scale stranianti della chitarra elettrica:
“se ridono di te sei sulla strada giusta”

“Amore borghese (feat. Emiliano Audisio) ”: “quando dormi anche tu sputi su i tuoi sogni?”... con il basso ancora in evidenza, l’atmosfera si fa ancora più oscura e tesa, a sviscerare le tematiche che il titolo riflette come una sentenza:
“amore, averti addosso è una lunga puzza”

“Norman”: università e concorsi... a celebrare la morte “della cultura”... con piglio punk pur adeguatamente contaminato, il risultato è scarno, abrasivo e diretto come un pugno in pancia ben assestato: “siamo così piccoli che quando cadiamo non ci sente nessuno”.

“Irreversibile”: “probabilmente la condizione è...” post punk altamente ballabile che a tratti ricorda persino i Decibel... come a dire “la soluzione è distruggere”:
“è un eccessivo tasso di entropia nulla da fare per gli agenti della polizia”

“Macedonia”: approccio funk, sostenuto ed efficace, “contro le ingiustizie del mondo” e improvvisi rallentamenti che precedono le sfuriate, che accrescono la tensione delle parole:
“la mia vendetta contro chi, la tua vendetta contro chi?”

“Nei palazzi”: “per non farti abbaiare ti hanno chiuso in casa davanti al digitale”, venata di elettronica e ritmiche ipnotiche ben coadiuvate dalle chitarre elettriche, amara e riuscita critica alla società odierna letteralmente “chiusa in casa, addomesticata”:
“tutti i bambini diventano obesi negli appartamenti davanti ai videogames”

“Il numero otto”: “non può sempre essere tutto perfetto ma se ci provi almeno elimini qualche difetto, i gabbiani volano sul mare, i gabbiani volano sulla discarica amore, questa è la vita è chiaro adesso l’hai capito”, atmosfere post new wawe, per questa traccia solenne ed epica, che sfuma leggiadra sulle macerie:
“mi avvicino io con voce torbida, la perla è una malattia dell’ostrica”

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