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Fuori i secondi - Cisco




Un album solidissimo, senza sbavature e da qualunque punto di vista lo si guardi... Grande ritorno per Cisco, con un lavoro di puro e raro artigianato di classe... popolare, in quanto vicino alla gente per le cose che canta, con quello spirito naif, genuino, che gli vuoi istintivamente bene, per quanto sprigiona sincerità ad ogni nota e parola, che la riconosci subito l’amarezza sentita, vera... l’analisi disincantata che non trascende, che non eccede nei toni... come dovrebbe fare un cantore dei nostri giorni, di primo ordine come il nostro...
Così le metafore che imbastisce non cercano rifugio in voli pindarici ma paradossalmente dicono le cose pane al pane e vino al vino, con una semplicità che non si può che ammirare, in un impianto folk di base ovviamente, ma ricco di suggestioni... che non mancherà di suscitare vivo interesse da parte dell’ascoltatore più attento anche da questo versante... per il resto, la voce calda e precisa del nostro rimane un valore aggiunto, un marchio di fabbrica davvero indelebile, che non fa altro ancora una volta, che accrescere la credibilità delle storie narrate... che altro aggiungere se non Bentornato:

“La dolce vita”: “la spazzatura incombe in un paese che ha scordato se stesso...” lucida, accorata e ironica traccia sulla nostra vita... oggi, in Italia... intensità e lirismo vanno a braccetto e di pari passo: 
“cerco una prospettiva in una terra cattiva, ma dov’è finita la dolce vita... si è trasformata in una vita agra”

“Golfo mistico”: “non parlo e bevo tanto e spesso infilo il guanto della comodità”... classico combat folk del nostro, con la sezione fiati in evidenza a dare enfasi:
"Ugo Bassi sai chi è?"

“Lunatico”: col piano in evidenza e  “Starway to heaven” libera per le scale... la caduta della luna...  struggente, come i sogni senza coraggio... intensa come il risveglio del disincanto:
“se ne è andata per dispiacere”

“I tempi siamo noi”: un mood, cantato compreso, che fa tanto CSI da In Quiete, il live acustico di Giovanni Lindo Ferretti e soci... come a dire: “fuochi nella notte... chi c’è c’è, chi non c’è, non c’è... del resto se i tempi siamo noi:
“inventiamo altri tempi... costruiamo altri tempi”

“Gagarin”: “fra ali moderne veloci che brillano e i voli antichi sognati da Icaro”, basso pulsante e voce bassa... “la terra da quassù è meravigliosa”... con ancora i CSI, stavolta quelli di Linea Gotica, ingentiliti e rarefatti con la melodia del ritornello che sembra rischiarare di colpo lo spazio e le distanze narrate:
“alla bellezza opporre distanza allo splendore la lontananza, in quei momenti non ho più pensato mi sono perso nell’infinito...”

“Credo”: svolgimento a tesi sul ruolo delle radici e dei valori puri... una intensa ballad folk, con la fisarmonica in evidenza e un suggestivo ed epico finale strumentale affidato ai cori... senza tralasciare le citazioni annesse:
“io credo nel provarci ancora per fallire ancora e per fallire ancora... per fallire meglio, perchè io credo che di battaglia in battaglia la vittoria alla fine arriva”

“Augusto”: “di sicuro non ti sei scordato della tua sana follia”... incisiva e toccante ballad, dove è troppo facile riconoscere il beneficiario di questa dedica... sentita e sincera, preso ad esempio per rimarcare appunto la mancanza in questo mondo di sincerità: 
“e ti prego ritorna a cantare per far tacere chi si sente sicuro, pulito e fiero e predica il vero”

“Ligabue”: ” per curare via la solitudine, per piangere o pregare... “ altra dedica, diversa nella forma, non epistolare come prima, ma biografica... non esempio ma racconto... che musicalmente si dipana in una marcetta accorata con deliziosi inserti pianistici:
“tutta la vita in un solo bacio”

“Il gigante”: un blues di base, altamente contaminato, come le contraddizioni del personaggio narrato... scuro e arricchito dai fiati che svisano con gusto: 
“ho uno stomaco gigante da riempire di cose buone”

“Dorando”: puro country style, cantato in dialetto modenese...come a dire "si corre"... inevitabilmente popolare e trascinante:
"giammai occhio d'uomo vide sconfitta più gloriosa"

“Una terra di latte e miele”: “dormi e sogna forte”... una ninna nanna ricca di speranza, semplice e lineare, dall’andamento tipico circolare nell’attesa della terra di latte e miele:
“il paesaggio sta cambiando e il futuro è al di là di un finestrino”

“Emilia”: dalla ninna nanna a un vero e proprio epitaffio da funerale, con Guccini imprescindibile paragone... parole amare da innamorati traditi... dove verrebbe da andare oltre: l’Italia condensata in una regione... per l’ultimo giro di valzer per scacciare le paure prima che chiuda l’orchestra”:
“non hai saputo nasconder le rughe non hai saputo invecchiare hai svenduto una storia gloriosa per l’ennesimo centro commerciale”

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