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La giostra - Il disordine delle cose




In quella immaginaria terra di mezzo, (Islanda a parte, dove sono avvenute le registrazioni) dove i Non voglio che Clara (meno enfatici per così dire) incontrano i Perturbazione (specie quelli degli esordi), e senza voler tirare in ballo altri nomi, meno noti... si collocano Il disordine delle cose, che ritornano con La giostra, confermando in toto le loro qualità.
Un lavoro denso di suoni e parole, di atmosfere solenni e minimal allo stesso tempo, ricco di passione e grondante di sentimento, inteso in senso lato e ampio del termine.
Canzoni sentite ed emozionali insomma, che puntano al profondo dell'ascoltatore, che hanno il loro punto di forza negli arrangiamenti, davvero di gran classe e che si muovono sempre leggiadre pur essendo cariche di significato e suoni... 
Ci auguriamo che Il disordine delle cose, prosegua nella strada intrapresa a livello sonoro soprattutto ed accentui magari quella componente psichedelica che abbiamo riscontrato appena accennata qua e la tra i brani. 

Da ascoltare più volte per essere apprezzato a pieno: http://soundcloud.com/ildisordinedellecose

Dal vivo:
23 Marzo - Indi(e)avolato @ Diavolo Rosso (Asti)
24 Marzo - Ideal (Magenta - MI)
31 Marzo - Groove (Potenza Picena –MC)
12 Aprile - Spazio Musica (Pavia)
13 Aprile - Controsenso (Prato)
14 Aprile - Contrappunto (Perugia)

“Mosfelfsbaer”: breve intro strumentale, appena 1e22... solenne e dimesso nello stesso tempo, come a voler rimarcare l'aspirazione e la realtà dei fatti che andranno di li a poco a incrociare i guantoni nella musica e nelle parole in primis dei nostri

“Addio”: impianto indie acustico e atmosfera cupa e tesa, che rilascia ampi bagliori melodici, con i cori a conferire una certa sacralità “rigorosamente in difesa della terra, che quasi implora di non essere stuprata ancora”: "... ma il tuo respiro inquieto in cerca dell'onnipotenza, è un brivido per lei"

“Sto ancora aspettando”: eterea ballad dal sapore autunnale, ricca di variazioni che danno al corpus un'unità importante:
”tu non hai mai paura di come si possa rivelare la vita?”

“Vorrei”: “in cerca di un rifugio che non sia la fantasia”...  altra ballad, con degli ottimi arpeggi chitarristici, senza dimenticare i riusciti inserti di piano, che rendono al meglio la tensione emotiva evocata dalle parole:
"lo sfinimento è causa della nostra frenesia, sono aggrappato a un naufrago, sopravvissuto a un incubo che annega la poesia"

“Mi sollevo”: “convinto ormai che ci sia solo una prima volta”... col piano in evidenza e l'inserimento dei fiati sul finale:
“il cuore è ormai un muscolo che ho smesso di allenare”

“Al tuo ritorno”: "come istanti permanenti che rivelano un percorso", piano, voce e poco altro... in un'atmosfera molto suggestiva e delicata, i nostri cercano le "impronte" per ritrovare la strada e il tempo passato anche se... "hai lasciato che il tempo si dimenticasse di te"

“La giostra”: “semplicemente non avresti più voglia di scegliere... non sai più come scendere”... malinconia e i suoi giri, lenti e pensosi in questa tenera ballad agrodolce, con un evocativo finale strumentale:
“... la vita ti porta dove ti aveva lasciato e ti ritrovi a sorridere”

“La preda”: con le chitarre acustiche in evidenza, uno dei brani più immediati e lineari... che forse paradossalmente poteva avere un maggior sviluppo melodico:
"non illuderti se riuscirai a prendermi, perchè sarà inutile"

“Improvvisazione”: altra traccia strumentale dove splendide trame di chitarra acustica  incontrano nel tragitto battiti di mano, coretti e vari inserti musicali, coi fiati nel finale, il tutto assolutamente confacente... 

"Marionette": "niente cambierà mai"... echi lontani, quasi psichedelici e piano, ancora una volta in evidenza aprono questa intensa traccia, che vede l'entrata delle chitarre acustiche che danno quasi aria al brano, prima di diventare strumento portante, col piano che si dedica in seguito a far da degno contraltare: 
"sono le parole non dette quelle ripetute"

"Appena prima": "come se girasse tutto intorno a te, come se fossi solo tu a decidere"... atmosfera "altalenante" è il caso di dirlo, per piano e chitarre acustiche, con la voce messa quasi in secondo piano.

"Autunno": suadente ed evocativa ballad che si dipana con gusto e classe:
“non lo sai che in autunno perdo le foglie e non mi lascio neanche accarezzare?”

"La mia città": "... non ha il mare e nessuno che la sappia consolare" su questa mancanza e ripetizione si snoda il brano, con un ficcante reading nella parte centrale, prima che i cori e "la banda" prendano il sopravvento:
"dove non si distingue bene il sole dalla luce artificiale"

"Tolgo il disturbo": "è così vado via, se non c'è posto per me nella tua vita" su arpeggi  delicati di chitarra acustica e suggestioni lontane, a tratti psichedeliche, si conclude l'abum con una certa rassegnazione di fondo, viste le parole cantate:
"tolgo il disturbo se è quello che vuoi... se non c'è posto per me nella tua vita"

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