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L'amore è femmina - Nina Zilli




Vedere quanta strada ha fatto Maria Chiara Fraschetta, ovvero Nina Zilli dal 2009 ad oggi, ci fa solo piacere, visto che l’abbiamo seguita sin dagli esordi con il brano “50 mila” interpretato con Giuliano Palma. Ed infatti, questa ragazza piacentina, vissuta tra l’Irlanda e l’America, tra la musica classica e la black, figlia della cultura reggae e ska made in Torino, è riuscita a confermarsi come la vera promessa della musica italiana. E guardandola nell’appena trascorso Festival di Sanremo, ci accorgiamo che Nina piace, sia ai giovani che alle famiglie, sia perché le sonorità retrò vanno di moda, sia perché l’analogia con Mina è chiara e forte. Certo, questo disco, rispetto al passato, è molto variegato, forse troppo, ma è un prezzo che Nina Zilli deve pagare se vuole mostrare quanto vale. Dagli anni ’50, ai ’60, agli ’80… tante epoche che influenzano il disco, talvolta nel bene e talvolta nel male. Ma quando fa bene, i brani sono i migliori mai scritti finora.

“Per le strade”: un brano tipicamente anni ’80, con chitarre, batteria e rodhes in pieno stile “The final countdown” per un Luigi De Crescenzo alias Pacifico che si conferma sempre più come un ottimo paroliere/cantautore, anche se il pezzo, con la voce “vintage” di Nina, non è facile afferrarlo e gustarlo al primo ascolto…
“Ho conosciuto il vuoto, ho saputo amare, vita misteriosa e incerta non ti chiedo niente…”

“Per sempre”: è il brano che l’ha vista una delle protagoniste più apprezzate al Festival di Sanremo, sicuramente perché non ha fatto rimpiangere, ai più nostalgici, l’immensa Mina. Nina è un urlatrice, come lei stessa si definisce, di quelli di un tempo e “Per sempre” ci riporta ai varietà anni ’60. Massiccia sezione d’archi in un testo abbastanza essenzialista… Importa a qualcuno se in questo brano il batterista (come nei suoi inizi) è un improbabile Biagio Antonacci?
“perché l’orgoglio in amore è un limite, che sazia solo per un istante e poi… torna la fame…”

“Una notte”: pulsazioni di chitarre elettriche, schiocchi di dita e coretti in stile “primo” r’n’b’… è questa la Nina Zilli che preferiamo, riesce senz’altro meglio quando è lei stessa a scriversi testo e musica, sa dove andare a “parare”, si conosce perché è un’artista molto preparata ed intelligente e, soprattutto… in pieno stile retrò…. cosicchè anche i testi, che parlano puramente d’amore, nella loro “banalità” risultano molto incisivi.
“In una notte come questa io non guardo mai lontano, perché la vita mi spaventa e vivo piano…”

“L’inverno all’improvviso”: no, non è “Staind by me”, ma in questo testo ancora scritto dalla cantante milanese, sembra giocare con le prime note del famoso brano firmato Ben E. King, note molto più soul che “blues”, come lei canta, che quindi richiede un’estensione vocale non indifferente.
“mai ti avrei immaginato più diverso da me, sei arrivato come l’inverno all’improvviso…”

“La felicità”: mancava all’appello un brano dai toni più soft, scandito da un loop di batteria e chitarre ipnotiche. “La felicità è un gioiello” canta Nina ed in effetti, il brano è una “bomboniera”, molto minimalista nel testo scritto e musicato da Diego Mancino e la cui influenza pervade. Forse la ridondanza di strumentazioni nel chorus è eccessivo per stare al passo con l’urlatrice Zilli.
“la felicità un giorno qualche cosa inchioderà, la scienza alla mia relatività…”

“L’amore è femmina”: la miscela di periodi storici pervade tutto il disco, come questo brano con un inizio molto anni ’90, con le chitarre elettriche serrate alla Green Day… per poi passare all’r’n’b anni ’80… e recuperare tutta la verve elettronica nel ritornello. Anche qui c’è lo zampino della cantante che non è nuova nel cantare testi “femministi” senza mai dimenticare che una donna può anche amare, sorridere, piangere…e lo sa bene anche “Penelope”…
“l’amore è femmina, se non riceve non si dà, la prendo comoda, calcolo le possibilità…”

“Piangono le viole”: evidentemente l’influsso degli anni ’80 sembra piacere a Nina Zilli. Questo brano dalle tinte funky e cadenzate, questa volta si sposano meglio con la sua voce retrò… Nina è un fiore delicato e soave, una viola simbolo dell’amore romantico…
“penso che tu mi debba delle scuse ora che so che vali la metà…”

“Non qui”: sui generis rispetto a tutto l’album, ancora una volta, la cantante fa centro scrivendosi il brano dalle sonorità soul/r’n’b’, un miscuglio di epoche attraversa anche questa “Non qui”… rullo di tamburi e rodhes sfocati e lontani anni ’50 si scontrano (benevolmente) con la voce alla “Alicia Keys”, infatti l’intro ricorda la più celebre “Fallin’”. Ma il brano riesce a sorprendere quando cresce nel chorus in cui la batteria mette in scena una marcietta sfociando in un bellissimo riff di chitarra molto pulito e preciso. Indubbiamente la migliore canzone di tutto il disco che mette “alla prova” la vocalità di Nina Zilli.
“e adesso smettila con questa recita perché è solamente un’altra brutta replica…”

“La casa sull’albero”: questo pezzo sembra il continuo di quello precedente, intriso di soul a go go con chitarre urlanti funk che esplodono nel ritornello, più fragile il testo… per poi lasciarsi abbandonare in un breve assolo di piano…
“siamo condannati a ringraziare queste fabbriche che ci danno venti giorni di felicità…”

“Anna”: ed immergiamoci nei magici anni ’70, con Nina Zilli “007”. Un brano tutto da ballare che mischia “classiche” chitarre elettriche con moderni loop di batteria ed archi. Niente di eccezionale il testo, solo Anna tra Nina e…
“lei era bella come vuoi tu, che non potevi neanche guardarla un secondo di più…”

“Un’altra estate”: La varietà di questo disco è impressionante, non solo per le epoche così differenti, per il melting pot di suoni e di strumenti, ma anche e soprattutto per i tanti e diversi musicisti che hanno collaborato. Ma ciò può essere un’arma a doppio taglio… tante volte è un bene, altre volte lascia storditi… ed è questo l’effetto che fa ascoltarlo. LA cantante piacentina ci stupisce ancora quando propone, in questo brano, Carmen Consoli alle prese con la scrittura musicale… Il testo è da “tasso alcolico” però… quelle attese… quegli inverni… quelle speranze… quel “ciao amore ciao”… sarà una voluta “tenchiana” citazione?
“l’attesa è una stagione incerta, ciao amore, amore ciao, un cieco appello alla speranza…”

“Lasciatemi dormire”: è una perfetta sigla di chiusura, di quelle trasmissioni Rai, per questo probabilmente la nostra l’avrà lasciata per ultima… fiati in sottofondo, lievi chitarre ed ancora batterie loopate e tamburelli… “lasciatela dormire ancora un po’”…
“sola resto qui, tra i lividi e la polvere non risponderò, lasciatemi dormire ancora un po’…”

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