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L'arrivo di Wang dei Manetti bros



Una buona idea iniziale, ma troppo poco alla fine per un film vero e proprio (quanto meno per la durata), che inevitabilmente man mano si perde, tra traduzioni e flashback. 
I Manetti bros (Antonio e Marco) con pochissimi soldi (duecento mila euro, prodotti da Iris), riescono però a mantenere viva la tensione narrativa svariando fra i generi, dal thriller all’action, tenendo fermo come punto la fantascienza, che si fa psicologica e sociale per lunghi tratti, tutto ovviamente filmato con il loro consueto occhio grottesco che fa si che il film risulti comunque godibile, pur con tutti i suoi difetti messi in bella vista, del resto tipici dei b-movie tanto amati dai nostri.
Lo stampo semi televisivo dell’opera non inficia più di tanto su la resa fotografica, quello che manca sono le evidenti pecche della sceneggiatura, specie in termini di ritmo e motore filmico, “Una pura formalità” o “ Liar” per citare due film girati in un stanza e che hanno come loro svolgimento un interrogatorio, sono di certo di ben altra pasta, ma è ben evidente il background dei fratelli Manetti, ampiamente tra l’altro riscontrabile nel finale, non scontato, ma abbastanza prevedibile conoscendo la loro filmografia... e quindi anche noi, in effetti, potevamo anche risparmiarci le suddette citazioni a ben vedere.
Fra gli attori, per un Fantastichini macchiettistico per lunghi tratti, da segnalare sicuramente una Francesca Cuttica integrata perfettamente nella parte che offre un’ottima prova, cosa che non riesce agli altri interpreti minori (o alle loro brevi parti sarebbe meglio dire), francamente poco credibili... 
Un film insomma non “da vedere assolutamente”, ma che si può “tranquillamente vedere”, fermo restando che è meglio prima di dirigervi in sala, se sapete quanto meno a grandi linee chi siano i Manetti bros.

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