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Nanì e altri racconti - Pierdavide Carone



Partiamo da un dato di fatto, Pierdavide Carone scrive canzoni, è l’unico autore a memoria venuto fuori da un talent,  è, visti i risultati dei suoi vecchi lavori, un vero e proprio abc, un bignami insomma assolutamente di talento ma anche perfettamente integrato in certi stilemi, è il Grignani dei giorni nostri a dirla tutta, con meno follia e più mestiere, che si dibatte, finendo per restare nel limbo “tra la mia storia tra le dita e la fabbrica di plastica”... ma la questione non è così semplice... il nostro infatti, venendo per giunta da un talent è meno genuino e più avvezzo a ciò che piace al pubblico, ha per così dire trovato la ricetta magica e non ha alcuna intenzione di perderla... il paragone con Grignani finisce qui per forza di cose, altri tempi, altre storie... Carone però è di certo più incisivo nella scrittura, raramente si perde in banalità o aria fritta ed è anche più vario musicalmente... non aderisce per così dire al sistema pop/rock di maniera  che Grignani voleva scoperchiare con il suo secondo disco all’epoca... non è nelle sue corde perchè non è proprio il suo... di genere... non ha aneliti rock d'oltremanica ma è più affine a un cantautorato classico per così dire, che quando riesce ad esprimere, risulta ampiamente convincente, in caso contrario, quando è il fattore classifica ad incidere, specie nella seconda parte dell’album, dove è quasi tutto di una banalità sconcertante... i valori si appiattiscono inesorabilmente e Carone torna ad essere quello di Amici, quello che ha partorito l’immane rima in tutti i luoghi in tutti i laghi.
Non ce ne voglia il compianto Dalla, ma alla fine, questo risulta un lavoro riuscito a metà, di pura transizione, dove se veniva rilasciato un ep con i primi brani e la traccia che chiude il disco avremmo parlato in altri termini... ma tant’è... se stiamo qui a disquisire su un disco rilasciato da “Uno di Amici”... quando non abbiamo neanche parlato di Marco Mengoni tanto per fare un nome... vuol dire che del buono, a nostro modesto avviso si intende, si intravede di certo... e speriamo in cuor nostro che siano le solite e atemporali scelte di marketing della sua casa discografica a non fargli fare l’album che quanto meno noi vorremmo ascoltare da lui... A un certo punto bisogna fare delle scelte, come le ha fatte Grignani (ma non necessariamente in tal modo) concludendo il discorso di prima... ovvero Carone dovrebbe chiedersi, sono  quello di Nani, Twist del sud, Tu ed io o sono quello di In punta, Lo scorpione, Vuoto cosmico?

“Basta così”: “mentre un prete della periferia ci parla della salvezza delle anime”... un brano pop/rock di impatto, semplice e lineare, che volendo giocare, sembra aggiornare un celebre successo di Cocciante:
“quando l’accordo è in minore finisce l’amore...”

“Nanì”: abbiamo già detto nel nostro speciale sanremese di questa canzone, dal sapore antico e suggestivo, che avrebbe meritato di più sicuramente nella classifica finale della manifestazione:
"dimmi perchè tu ami sempre gli altri ed io soltanto te"

“Il twist del sud”: trascinante e irriverente traccia sugli stereotipi del sud Italia, pienamente riuscita:
“deve andare a lavorare oppure vada al militare”

“Tra il male e Dio”: strutturata in modo assolutamente efficace, specie per le progressioni armoniche, fra strofa/ponte/ritornello, condite dal falsetto della voce, un brano in stile Negramaro senza gli eccessivi virtuosismi di Giuliano Sangiorgi:
"la mente va, il cuore va, le labbra imprigionano"

“Amoreterno”: ritmo reggae, con interessanti inserti di fisarmonica e piano e rime ben congeniate:
“sarà per quell’unica volta in cui ti ho detto ti amo eri stupenda e c’era il sole anche a Milano...”

“In punta”: stavolta tutto quello che avevamo apprezzato in precedenza tornano a presentare quasi il conto al nostro... la perfetta struttura classica della pop song all’italiana potremo dire, tutto infatti puzza di strasentito sin dal primo attacco del cantato e la melodia è quanto di più banale ci possa essere, così come l’arrangiamento ancorato ai sanremo dei Masini, Vallesi e... anche il testo non è affatto memorabile, si salvano solo le chitarre elettriche, sporche e grintose... ma evidentemente non bastano:
“ha camminato sul mio cuore non ho sentito alcun dolore ora in punta del mondo danzerai”

“Vuoto cosmico”: “fumo un’altra sigaretta siamo a venti o forse più il vento soffia troppo in fretta o forse non ci sei più...” con questa ballad pop/rock, che nel ponte infila un parlato concitato alla Fabrizio Moro, il nostro si riprende un pò, ma il risultato alla fine rimane abbastanza scontato nel suo insieme:
“niente sesso senza amore il solito clichè, ma l’amore senza il sesso non capisco che cos’è”

“Lo scorpione”: ritmiche pop tardi anni 80, italiani si intende... con melodia e testo che sconfinano inevitabilmente nel calderone del “se ne poteva fare decisamente a meno”: 
“ho amato mille donne e non ne ho amata una, dico una stronzata: come te nessuna” 

“Certo che si”: cercando la ballad epica per così dire... che cresce pian piano di intensità emotiva, con la solita voce sgraziata, poco adatta alle dinamiche strumentali e un testo pretenzioso e appiccicaticcio:
“che sarà mai io tu noi non essere tra gli eroi”

“Tu ed io”: la traccia che chiude il lotto,  è una delle migliori dell’intero album, con la voce perfettamente a suo agio, un testo che fa centro al primo ascolto e un dipanarsi armonico e strumentale ricco ed efficace... come a dire, è questa la strada sulla quale Pierdavide Carone deve proseguire per il futuro, senza perdersi nell’orecchiabilità ad ogni costo di qualche ritornello e in qualche concessione di troppo alla rima facile facile.

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