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Odio i vivi - Edda




Edda ritorna, attesissimo, riproponendo la genuinità /sincerità disarmante di Semper Biot, immergendola in un muro sonoro dissonante, ricchissimo di orpelli e rumorismi, grazie al suo alter ego artistico Walter Somà e a Taketo Gohara e Stefano Nanni, sul quale la sua voce, mai doma, tenta l'arrampicata, arriva in cima, cade rovinosamente, urla dal dolore e con ironia feroce subito si rialza, pretende il suo posto nel mondo, ma anche no... e vola via, improvvisamente libera, via dagli stereotipi, dalle convinzioni di massa, dai compleanni... via dai vivi insomma, per guardarli così, con aria distratta e sorniona, in aria e per i cazzi suoi... 
Sono le donne le assolute protagoniste del disco, come si vede peraltro dalla maggioranza dei titoli (che hanno appunto nomi femminili), perchè è da loro che il nostro parte, prende spunto e vita... sono le relazioni infatti che generano situazioni, pensieri e stati d'animo, in cui l'Edda narrante si muove fra sesso, amore, peccato, redenzione... e con loro "i vivi", rigorosamente minuscoli, così terreni, di cui anche lui, volente o nolente, sa benissimo di farne parte:

“Emma”: “se poi non ti ho capita accontentati”... “perchè ho sbagliato tutto nella vita ma ho avuto te” e "attenta a quello che mi dai"... con la chitarra elettrica che procede "stoppata" intrisa dal lirismo degli archi, dall'arrangiamento minimal ma intenso, l'album del ritorno non poteva iniziare in modo migliore:
“perchè gli amori amore mio finiscono... perchè le madri amore mio uccidono”

"Anna":"L'amore diventa merda dopo due settimane, i miei amici hanno figli io sempre fame"... con ancora la chitarra elettrica scarnificata portante, il brano è venato da squarci noise improvvisi, accelerate e frenate... passando in rassegna l'incapacità di sottostare alle dinamiche amorose che intervengono forse dopo un incontro fugace,  ricercando o additando a scusa "il buon gusto che non c'è":
"se ti scopi uno come me è perchè io so fare l'amore bene"

"Odio i vivi": "semplicemente sto inventandomi tutto" la titletrack ha un andamento convulso, con melodie appena accennate e subito scomposte, si tratta in fondo di uno scontro, tra la vitalità del nostro "reale" e quella finta dei vivi "normali"... che si cimentano nei compleanni e nelle festività, proseguendo e ampliando il discorso (anche in chiave armonica) sulle formalità condannate in Anna:
"Tu ed io e le fate ignoranti"

"Topazio": " pensa se non fosse tutta tua la colpa"... dall'incedere marziale, cantilenante e potente con improvvisi bagliori di luce melodici presi d'assalto dalle chitarre elettriche taglienti e incisive:
"guarda questa stanza sfitta di fragranza"

"Gionata":"ma sei proprio sgualdrina" dissonante e impalpabile è l'aria che si respira, "come il buon senso che hai"... una suggestione di dispersione... mentre le chitarre di Gionata Mirai (citato nel titolo) "grattano" sugli archi:
"verrà qualcuno all'alba... nel senso che hai la grazia... nel senso che noi siamo i migliori..."

"Maraika": "i tre allegri ragazzi morti sorridono perchè io con voi mi sento adorabile"... ancora un'atmosfera rarefatta e sospesa che però rilascia ampi stralci melodici, senza perdere in potenza rigorosamente dissonante... che ben si amalgamano con "l'inadeguatezza" espressa nelle parole:
"Ricordati che devi morire adattati, rilassati"

"Il seno": "resta così in eterno, visto che tu non sai cosa dire, cosa fare" scura e solenne, criptica nelle parole e affascinante:
"Fammi il favore di non sparire"

"Omino nero": "smettila di pensare, ho voglia di scopare"... "guardami e non c'è niente di vero"... una sorta di preghiera carnale, lisergica e surreale:
"parlami ti prego parlami in me non c'è nemmeno un pensiero... Cristina sei l'unica, Anna sei l'unica... "

"Qui": "qui, non cambia niente vivo sul filo dell'invisibilità grazie alla gente"... spirito e anima blues, dove riprendere il discorso intrapreso con Milano in Semper Biot:
"è verò o non è vero ma forse è proprio questo che piace a te... è vero che non è vero ma forse è proprio questo che manca a te"

"Tania": "evidentemente tu non sei il tipo da farmi innamorare" un'altra cantilena ironica e ricca di sberleffi, riassumibili nell'assioma, non c'è lavoro, chi se ne frega, stasera gioca l'inter, con un finale solenne e concitato, dove il nostro si confessa, si mette letteralmente a nudo... tra passato ("dove sono finiti i giorni della neve, io non lo so"), futuro "eterno"(io lo so che rinascerò ma un altro corpo ti prego no") : "Stefano muori così felice di essere stato qui"

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