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Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana



Tralasciando l’impianto “storico e la veridicità” dei fatti narrati a cui fa esplicitamente eco il titolo “Romanzo”...  
Marco Tullio Giordana, offre una prova di denuncia “sociale” che rispetto ai film italiani “del genere” (perchè non si può decisamente parlare in Italia “di un genere”, che sembra indefinito a dirla tutta, fra fiction e film capestri... e confusione, dove Placido e pochissimi altri riescono a tirar fuori qualcosa, che si potrebbe banalmente riassumere in “cinema sociale”, ma che richiamerebbe altre definizioni e ci fermiamo qui, perchè non è il caso di far polemica o di parlar d'altro) appare fin da subito convincente, teso e coinvolgente... abilmente sceneggiato oltre che dallo stesso Giordana, anche da Stefano Rugli e Sandro Petraglia, fotografato splendidamente da Roberto Forza... e condotto fedelmente in porto dalla mano sapiente del nostro, che offre un affresco forte e deciso su una delle tante ombre, per non parlare di misteri, della storia recente di casa nostra (senza ironia si intende ndr), ovviamente dal suo punto di vista.

Parlando sempre in termini filmici il risultato è assolutamente di caratura superiore nel suo insieme, un film da vedere, che conferma la maestria del suo autore, nel “serrare” per così dire la caratura dei personaggi, lasciando che i contorni siano tali, funzionali al più... non invadendo lo spazio filmico relegato alla vicenda e al suo dipanarsi, facendo si che ad assurgere a protagonista sia il fatto vero e proprio, l’indagine, con appunto i personaggi, protagonisti compresi, (come non segnalare le eccellenti prove di Mastandrea o lo stesso Savino) che rimangono sullo sfondo, accennati semmai, ritratti con uno schizzo d’autore, per necessità intrinseca necessaria e fondamentale per la riuscita del film.

Perchè è la denuncia fatta attraverso il mezzo filmico, inevitabilmente a risaltare... e torniamo al tema iniziale che avevamo opportunamente tralasciato... la visione di Giordana è chiara, non si perde in congetture... nonostante la finzione filmica:

La strage di Piazza Fontana è di natura fascista, l’anarchico Pinelli è morto per mano della polizia e il commissario Calabresi è morto a causa dell’equivoco di fondo creato ad arte dalla magistratura ed ucciso (forse) dalle brigate rosse in quanto capro espiatorio.

Ricostruzione, verità, romanzo... eppure nessun colpevole... evitando commenti di sorta... un ottimo film da qualunque aspetto lo si guardi e che fa riflettere sicuramente sulla nostra storia recente.

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