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Conquiste - Cosmetic




Poliedrici nel nobile mondo dell’indie rock, i Cosmetic, giunti alle soglie del terzo album, quello della cosiddetta maturità, che uscirà il 13 aprile  per la Tempesta Dischi, rilasciano una prova più che convincente, specie per quanto riguarda l’aspetto musicale dei brani, veramente ben costruiti e meritevoli di più ascolti per essere apprezzati in toto.
Quello che risalta da questo lavoro è per l’appunto il lavoro stesso che c’è dietro ogni brano, la cura certosina, la perfezione... del resto doveva essere il disco della maturità e così è, inevitabile... come inevitabile è altresì che la freschezza, l’originalità della proposta perdano un pò di quello spirito naif che li aveva caratterizzati agli esordi, acquisendo però compattezza, coesione, amalgama... insomma passaggio obbligato e guado abilmente attraversato.
Per il resto c’è da sottolineare come i nostri si muovano a proprio agio nei confini come dicevamo all’inizio dell’indie rock, partendo in certi casi da formule e rimandi più consolidati, snaturando l’idea all’origine per apportare stravolgimenti per lo più azzeccati, deragliando verso territori pop, punk, noise, psichedelici... non è un caso che certi brani che fra virgolette sembrano riecheggiare qualcos’altro siano tra i più riusciti.

“Lenta conquista”: “la cura si sente già”... ripetitiva e ipnotica, su un tappeto indie pop dove si innestano gli ottimi inserti delle chitarre elettriche, con una parte centrale dove il ritmo opportunamente rallenta:
“Il bene comincia qua”

“Melly”: con il falsetto delicato della voce “sovrastata” dai rumorismi elettrici delle chitarre che svisano e tagliano la melodia e un ottimo intermezzo strumentale:
“E’ la stessa diurna meraviglia, che mi spinge dalla mia famiglia, che mi annoia a morte, si lo so, ma fra un mese io ripartirò ”

“Sitar”: con un andamento marziale che si sviluppa cupo e solenne, il tutto in un contesto ampiamente melodico, aggredito per così dire dalle chitarre elettriche :
“I rapporti che si allentano continuano a sperare che... Che ancora non si annientino nel vuoto civile... Perché dovremmo odiare ciò che abbiamo costruito noi”

“Scisma”: impianto rigorosamente punk che non disdegna il pop, con un concitato e prolungato bridge strumentale:
“Io ti detesto quando fai “Oggi funziona così”... Sembra proprio non capirai, più è effimero più lo vuoi”

“Prima o poi”: un brano che sembra uscito direttamente dal primo album dei Verdena, vedi alla voce riff e struttura del brano in se, accentuando e di molto la componente pop, specie nel ritornello:
“siete riusciti a farci diventare quasi dei nemici”

“La fine del giorno”: ballad trascinante, con spirito punk in salsa pop, definizioni che lasciano il tempo che trovano a parte, uno dei migliori brani del lotto:
“è la fine del giorno tu sei qui la maniera migliore di arrendersi”

“Calla”: se gli Zero Assoluto fossero un gruppo indie forse suonerebbero così, accostamenti arditi a parte, qui troviamo atmosfere nostalgiche, malinconiche a cui dar libero sfogo alla melodia, che in un certo qual modo apre le finestre, porta speranza, aria e luce:
“se mi vorrai sentire io continuo a chiamare”

“Per un amico”: “... piangere di gioia”, un suono ricco e corposo, dove la melodia va a nozze letteralmente con le suggestioni evocate dal testo:
“hai detto che vuoi provare all’estero, che noi siamo troppe idee e niente pubblico”

“Andreini”: breve intermezzo strumentale delicato e trasognante, tutto giocato sulle chitarre elettriche.

“Colonne d’errore”: una delle tracce più sostenute e strumentalmente ricche dell’album, piena tra l’altro di improvvisi cambi di tono, dove spicca lo splendido ritornello: 
“il ritmo del mondo è scandito da un rullante se solo fosse a tempo la mia morte ci starebbe bene”

“Lo spavento”: “non fermatelo non sa fare altro”... folk pop con timidi accenni psichedelici e improvvisi rallentamenti di ritmo che creano un’atmosfera straniante e sfuggente:
”Con una maschera vuota cercava svago ridendo
Con la sua maschera vera mi disse "io sto cedendo"
Queste e altre cose mi disse dentro a un vero momento 
Cosi vidi che era cresciuto come cresceva lo spavento"

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