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Good Luck - Giardini di Mirò



I Giardini di Mirò tornano con otto canzoni tra le quali si fa fatica a scegliere la migliore, sia per l’alta qualità di tutto il materiale rilasciato, sia per la coesione intrinseca dell’intero lavoro, dell’opera in se, dalla quale sarebbe ingeneroso fare preferenze, per un corpus nudo e crudo, privo di orpelli, affascinante e assolutamente essenziale nel suo dipanarsi, per quanto altrettanto ricco e pregno di significati, che spazia amabilmente sui territori da sempre cari ai nostri, col post rock a farla da padrone. 
Un viaggio romantico, malinconico e dolente che non dimentica però la speranza, da vivere appieno nelle sue profondità:

“Memories”: quasi un mantra, oscuro e delicato con le chitarre a tessere morbide e suggestive trame, in un mood scarno, essenziale, di percussioni e cori:
“Memories long gone”

“Spurious love”: tra post rock e new wawe, atmosfere cupe e romantiche, ritmica incisiva e ancora uno splendido lavoro chitarristico a impreziosire il tutto:
“But passion can't vanish in a quiet embrace pulses of the body are confusing this spurious love”

“Ride”: restiamo ancora in territori post rock, stavolta i nostri sono più sinuosi e ammalianti e la geniale apertura melodica del ritornello dà la perfetta cifra stilistica della traccia, una sensazione di bellezza che colpisce al primo ascolto:
“Bless me haze bless me hard but nothing change”

“There is a place”: con un incedere decadente e malinconico, trascinante nelle sue onde morbide, con la voce di Sara Lov dei Devics e una parte strumentale da brividi avvolgente e avvincente... una perla:
“There is a place for us to discover a new way for dancing in the mud... There is a place for us and every broken choice is dancing in the mud”

”Good luck”: interamente strumentale, la titletrack ha un corpus sonoro  ricco e coeso che fa della sua circolarità il suo punto di forza.

“Rome”: sospesa e rarefatta a tratti sofferta e solenne nella prima parte... non smette di crescere di intensità emotiva e profondità nel corso del brano, con Angela Baraldi, in un mood di fondo che evoca Nick Cave, il risultato è incantevole:
“Crying, crying Rome beautiful drone... Crying, crying Rome on this ancient throne”

“Time on time”: con le linee di basso in evidenza e l’atmosfera scarnificata, i nostri tornano alle prime avvisaglie post punk dei primi anni 80, senza dimenticare la melodia “nostalgica” che quando il ritmo rallenta, nella seconda parte del brano, si prende la scena:
“take the time on time sweetly smile you don't have to cry alone”

“Flat heart society”: epica, marziale, amara, disillusa... assolutamente trascinante, non poteva esserci migliore chiusa per questo graditissimo ritorno:
“Liquid soul, political dog a circled square in this society”

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