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Padania - Afterhours



“Padania” come paura del diverso e rigorosamente “Stato” della mente, “Terra di Libertà” invocata, presunta e immaginaria,  dove far confluire pensieri e riflessioni, dove il diverso tra virgolette è proprio l’io narrante, che sprigiona o cerca di farlo, la sua voglia di cambiamento che si scontra irrimediabilmente con la sua stessa consapevolezza e “intolleranza”, di rimaner confinato nel suo limbo ineluttabilmente, tra la nebbia, confuso e spaesato, certo di esser altro e nello stesso momento fedele sempre a se stesso... sicuro e dubbioso nello stesso istante... procede a tentoni e con spirito critico, disilluso e attaccato ai sogni di novità.

Gli Afterhours rilasciano un album magnifico, senza timor di smentita, che rielabora continuamente i punti di vista e di osservazione sulla realtà circostante e interiore, una metafora dei nostri tempi sull’uomo, lucida, amara, disincantata e reale, come il paese e le sue macerie, specie quelle intime, che non si vedono ad occhio nudo... una situazione generale che diventa io,  un io che diventa noi, in una parola empatia... e disagio che diventa di tutti.

Con la loro “classica” miscela esplosiva, figlia delle grandi band degli anni 70, che non dimentica le lezioni grunge e noise, col gusto melodico dei 60 e del resto si sa, dagli anni 80 vivi non si esce di certo... con gli arrangiamenti sempre più raffinati e ricchi di particolari. 

Canzoni che prendono alla pancia coi ritmi trascinanti e le melodie killer, che incrociano la testa, giusto per rendersi conto dell’importanza del tutto e deragliano senza freni sull’anima, quando ascolto dopo ascolto, la nebbia si dirada di colpo e il corpus diventa unico e allora diventa puro godimento e parafrasando i nostri: “Saranno vecchi, saranno passati, ma...”

“Metamorfosi”: violini dolenti e la voce di Manuel che rende un sentito omaggio a Demetrio Stratos, “Se è libertà ora ce l’hai, se è così buona perchè fa così male?” Spalancano le porte, le orecchie, la mente e il cuore a “Padania”, nel modo migliore possibile tra lacerazioni e accelerazioni da brividi:
“Cosa c’è qui per noi?”

“Terra di nessuno”: “trovagli il cuore, il debole muore da se... Io non morirò”, tra suggestioni armoniche e improvvise sterzate assolutamente trascinanti, è un brano pop punk per così dire in pieno stile After, incisivo e ficcante, con la tendenza "morbosa" ad insinuarsi ascolto dopo ascolto.

“La tempesta in arrivo”: “Non puoi più decidere come sarai”... colonna sonora di “Faccia d’angelo”, sono gli After di sempre, ma mai uguali a loro stessi, con gli stop and go e le parti elettro acustiche abilmente dosate, con i volumi delle chitarre elettriche che si innalzano furiosamente sul finale, come a sublimare l’ennesimo arrangiamento di “altra” levatura.

“Costruire per distruggere”: “e la puzza di benzina mette sete”... e i nostri regalano l’ennesimo gioiello pop sbilenco e ammaliante, ad alto potenziale invasivo:
“sarà bellissimo fare parte della gente senza appartenere a niente mai”

“Fosforo e blu”: “dormire o forse sognare?” Convulsa e potente, starebbe benissimo in “Germi”, un pugno ben assestato, non c’è che dire:
“ciò che importava importa mai più, se non ti ammazza, rinforza”

“Padania”: “se un sogno si attacca come una colla all’anima tutto diventa vero tu invece no”...  accendini e pargoli aprono la titletrack sulla chitarra acustica, per un compendio quasi delle migliori ballad di Agnelli e soci, evocativa, sinuosa e ovviamente dannatamente poetica, come a dire, tra “Quello che non c’è” e “Ballate per la mia piccola iena” per andare oltre:
“tanto è furbo più di noi questo nulla, questo niente, tu puoi quasi averlo sai... e non ricordi cos’è che vuoi”

“Ci sarà una bella luce”: Una “Povera Patria rifatta dagli Area”... tralasciando i paragoni che lasciano il tempo che trovano,  è evidente che “tutto non è stato scritto”... coi controcanti e i cambi di atmosfera che rendono tangibile il disagio e il malessere evocato dalle parole:
“nel tuo modo di fallire è come il ghigno sulla faccia di un barbone a cui vuoi spaccare il cuore”

“Messaggio promozionale numero 1”: “tutta la merda che è in tv oggi l’ho spenta e non conta più, esco nell’aria insieme a te, entro nel sole”... ritenete ci sia da aggiungere altro?

“Spreca una vita”: “Lo aspetti una vita e poi quel qualcosa era proprio l’attesa”... con un incedere quasi stoner, oscuro come si conviene con i riff delle chitarra elettriche a tessere il tema con la potenza che si sprigiona naturalmente nel ritornello:
“Oh bimbo le cose che hai visto non bastano più, oh piccino... Diventa ciò che sei, adesso sei un uomo!!!” 

“Nostro anche se ci fa male”: “ti maledici perchè sei diverso ma non puoi scegliere che cosa sei”, ad ampio respiro melodico... è una ballad che risplende della sua stessa semplicità: 
”... ma tu hai imparato ad amare il tuo dolore piuttosto che non amarmi più”

“Giù nei tuoi occhi”: “So che esisto ancora”... con una ritmica scevra di orpelli, calzante e incisiva e le chitarre abrasive e taglienti, che diventa una sorta di mantra martellante:
“è troppo feroce essere normale”

“Messaggio promozionale numero due”: per partorire un’idea del genere... “noi mettiamo il nostro cd per degli spazi pubblicitari”... si deve essere indiscutibilmente dei geni, poche storie.

“Io so chi sono”: “terra meravigliosa, brutto paese”... e se non è una dichiarazione d’intenti questa... una cantilena “maligna e obliqua” con tanto di coro fanciullesco sul finale, per riflettere ancora una volta su noi stessi o “il nostro ruolo”:
“... allora l’onestà emergerà come un tatuaggio in faccia”

“Icerbeg”: traccia interamente strumentale, violini e sublimazione “statica” un monolite... ineluttabile.

“La terra promessa si scioglie di colpo”:  consapevolezza e specchi (Stefano: Edda?), stato della mente e dittatura, la ballad che chiude l’album, ha il sapore epico e solenne dei migliori anni 70, tirando dal punto di vista testuale le somme del messaggio alla “Nazione” di Agnelli e soci, quasi una chiave di lettura vera e propria dell’intero lavoro:
“io non so se sia sbagliato o no, so che son cambiato”

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