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I Bambini Fanno Rock - Povia





Tralasciando qualche brano, il Povia pensiero si inarca su terreni impervi senza fare rumore... annaspando tra banalità assortite e attestati di auto stima esagerati, la lunga distanza non fa per lui evidentemente e in questo album, ancor più, non riesce,  è il caso di dirlo ad assestare nemmeno le sue proverbiali "canzoni a tema" a provocare un minimo di dibattito.
Sarà che non è tempo sanremese, ma tra a/i spirazione e contenuto, la strada è off limits... e irrimediabilmente, il consiglio è quello di allontanarsi paradossalmente da qualsivoglia arrangiamento pseudo pop e seguir la strada di un cantautorato nudo e scevro da qualsivoglia amenità da classifica,  e ricominciare dalle ballad degli esordi come riferimento... visti i risultati ottenuti seguendo correnti mainstream non ci sembra un cattivo consiglio.
Le tracce contenute in questo album infatti dimostrano l’inadeguatezza in primis della formula pop proposta, che ci sembra non aver sbocchi, ne artistici ne commerciali... 

“Ci vuole duro allenamento”: “ e picchia duro”... metafora boxistica con morale annessa, rocchettino facile, stra sentito e ripetitivo, senza sbocchi da ogni punto di vista lo si ascolti:
“perchè io non mollo mai”

“Non ce la fa”: “vorrei fare una canzone rap”... auto celebrazione a palla, con tanto di accuse al mondo rap...”capirai che il vero motore è l’amore”...  francamente imbarazzante, senza parole: 
“io sono padre di due bambine ed è per loro che faccio queste rime, ma stai a vedere che Super Povia  ce la fa”

“Cioè”:”spiegati meglio”... pop song tipica del nostro, banale ma efficace nel senso di orecchiabile, nell’insieme:
“Che cazzo stai dicendo?”

“Ricordi”: giocando a fare il Vasco Rossi edulcorato che non vale Grignani ben inteso, il nostro rilascia una candida ballad stantia e facile facile:
“dovevo crederti quando dicevi che cambia tutto l’amore”

“Piena”: “di colori e di creatività”...  anni 80 e “fiume dell’amore” con banalità annesse testuali, tralasciando quelle strumentali per non colpo ferire:
“ti scrivo queste cose un pò buttate là”

“Sei diversa”: “ e poi mi scaldi fra le gambe”... ballad pop alla Povia, è il caso di dirlo, circolare e orecchiabile... col tentativo di un bridge, accessorio inutile e sterile:
“perchè credi che nella vita c’è un solo amore”

“Anche no”: riprendendo la formula di “Cioè”... dove tutti fanno pop, il nostro, rilascia semplicemnte la sua formuletta, incalzante e accattivante:
“per capire e stare bene devo stare tanto male”

“Balla balla”: “balli di gusto ma non sei al posto giusto”, ancora pop rock alla Povia, con metafore ardite:
“sei cicala balli canti senza prendere mai fiato la tua amica gioca col tuo fidanzato”

“E non passi”: “quante volte hai cercato di farmi capire i tuoi passi” altro prescindibilissimo brano della discografia del nostro, conforme oltre modo al suo modo di vedere la musica pop:
“scusa se ho fatto di tutto per spezzarti il cuore per poi scoprire che dentro il cuore c’ero solo io”

“Mattone su mattone”: ballad suggestiva con cori annessi dedicata alla figlia, breve e intensa, il miglior episodio dell’album:
“verrai sarà diversa la tua corsa ma crescere con forza sarà la tua forza”

“I bambini fanno rock”: “e lo sai solo tu come inseguire un sogno”...  ghost song a rinverdire i fasti che furono

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