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L'ultimo romantico - Mario Venuti



A tre anni di distanza da "Recidivo", Mario Venuti torna con questi undici brani (con testi quasi tutti scritti con Kaballà), a rilasciare il suo personale ritratto "dell'Ultimo romantico", incanalato nei risvolti della società odierna, narrando ora dell'amor sublime, ora di quello libertino, ora con toni alti e grevi, ora con leggerezza, ora con ironia e sarcasmo... con appunto romanticismo, non solo per la persona amata dunque, ma anche e soprattutto con il cuore conscio di quello che lo circonda e che non può far finta di niente... romanticismo inteso come speranza di un mondo migliore, come farsi forza nonostante le brutture che avviluppano il mondo stesso. 

Mario Venuti riesce nel suo intento quasi sempre, nel senso di comunicare questo stato d'animo e di cose, ed è la cosa più importante, concedendosi qua e là, qualche caduta di tono, dovuta al brano in se (Trasformazioni) o all'arrangiamento "statico" (Rasoi e Con qualsiasi cosa) senza però inficiare tuttavia il risultato finale, dove il lavoro nell'insieme risulta più che discreto, dove il messaggio rimane unitario e forte, con citazioni d'obbligo per "Là ci darem la mano e Non sarò io" su tutte.

"Rosa porporina": ballad ariosa, mediterranea, ricca di aperture melodiche e suggestioni arabe, che sembra quasi una rilettura più vigorosa di Rosa Rosae di Francesco De Gregori,ovviamente per quanto riguarda l'aspetto simbolico, interessanti anche alcune "insolite" rispetto al suo stile, aperture vocali:
"lode agli uomini che hanno scelto la bellezza come unica compagna"

"Trasformazioni": ballad "sulla fine del mondo" abbastanza elementare e orecchiabile nella sua struttura armonica, con un testo non propriamente memorabile e architetture melodiche già sentite:
"ma anche se il mondo finisse domani pianterei ugualmente il mio albero di mele"

"Là ci darem la mano": coi violini in evidenza e Battiato nell'aria, l'arrangiamento "classico" si sposa benissimo con "l'apparente frivolezza/leggerezza erotica" del testo:
"andiam mi bene a ristorar le pene di un innocente amor"

"Rasoi": ricca di cambi di tono e sfumature, "alla ricerca dell'essenzialità", risulta tuttavia pop semplice semplice, alla sua maniera (ovvero con echi beatlesiani) e manca di mordente:
" rasoi che tagliano e intanto i pelli aumentano, ricrescono alle facce dei rasoi che tagliano e i miei bisogni aumentano malgrado tutti i miei propositi"

"Quello che ci manca": "io credo che l'amore non è quello che abbiamo ma quello che ci manca"... il singolo che ha anticipato l'album, è "il brano pop perfetto"... con tutti gli elementi al posto giusto... del resto come canterebbero i suoi amici, "Tutto l'universo obbedisce all'amore":
"insegnami l'alfabeto nel tuo corpo, che lingua parlano le tue mani?"

"Con qualsiasi cosa": incedere reggae e scanzonato, singolo estivo o meno, il brano è in primis un omaggio alla musica e al mestiere di... "artigiano", musicalmente è una ventata di novità, a questo punto del disco, anche se non convince fino in fondo, per il ripetersi continuo del ritornello, che finisce con l'appiattire il tutto... è l'unico brano insieme al precedente scritto interamente da Venuti:
"le parole hanno in se la musica, la musica ha in se le parole"

"Non sarò io": "... a indossare il vestito migliore ad avere la faccia per ogni occasione"... è il pianoforte stavolta a dettar legge, per una ballad che ha suggestive variazioni in minore a profondere malinconia e consapevolezza al brano, che gode tra l'altro di un ottimo testo, un ritornello sontuoso, con i soli di chitarra elettrica ben pronti a intervenire... uno dei migliori episodi del lotto:
"sono io che cambio come cambia il modo di amare nel corso del tempo"

"DNA": "su questa terra per quanto si soffra nessuno la vuol più lasciare"... un mood blues/funky che si dipana morbido e suadente, con aperture melodiche nel ritornello, consuete ma efficaci... come il testo, lineare e lucido... votiamo questo in caso, come singolo per l'estate:
"non disturbate fuori di qua, sto lavorando per l'immortalità, se tutto è scritto allora si riscriverà"

"L'ultimo romantico": "sirene che non mi incantano, ci vuole ben altro per me"... la titletrack, per piano e voce, ha un sapore quasi antico e magico nello stesso tempo, con la sua andatura circolare, assolutamente suggestiva... è a farci caso e restando in tema di nuove uscite, il brano che Cesare Cremonini cerca di scrivere praticamente da sempre, solo che mentre lui non riesce a liberarsi dall'enfasi, Venuti ha un'interpretazione insieme asciutta e sentita, che rende il tutto godibile oltre che credibile:
"non venderò i miei sogni a basso prezzo io resterò l'ultimo romantico"

"Fammi il piacere": ".. forse è meglio che torni a fare l'antico mestiere"... ed ecco arriva il brano che non ti aspetti, su sonorità dance, sul tema dove già  Battiato e la Consoli (per restare a Catania) hanno detto la loro, con ottimi risultati, non mancando di far riflettere (di testa)... il nostro per così dire sceglie la via alla Venditti (per restare sul tema) e sceglie di far riflettere (di pancia), non mancando di divertire... e arrivati a questo punto, è questo senza alcun dubbio il singolo per l'estate:
"funamboli del porno lasciate in libertà divennero ministri"

"Gaudeamus": "anche se oramai si è spento il fuoco di una rivoluzione..." quasi il lato b di "Là ci darem la mano", con le stesse atmosfere, meno da arietta classica ma più ricche, con deliziosi orpelli strumentali, con il latino e i cori, che sembrano quasi portarci direttamente in chiesa, dove come nel brano citato ancora una volta sacro e profano vanno rigorosamente a braccetto:
"ci chiameremo ragazzi fino alla morte"

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