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Questo dolce museo - Alessandro Fiori




Un succulento antipasto di quello che diventerà il suo secondo album solista per il quale ci sarà da attendere ancora qualche mese, Alessandro Fiori inganna l'attesa regalandoci l'ennesima dimostrazione di talento in una manciata di brani che mettono come si suol dire l'acquolina in bocca, lo fa ovviamente a suo modo distillando pillole di saggezza e poesia, giocando coi suoni a colorare l'atmosfera di sensazioni sempre vivide:

1. Il vento: "non è invisibile per niente, noi diciamo che è invisibile per comodità"... incedere ipnotico e piglio "fintamente" rassicurante che sai che sta per rivelarsi da un momento all'altro, che procede scanzonato e complice con l'arrangiamento minimal dove si inseriscono gli strumenti, quasi chiedendo permesso, sfociando nella malinconia:
"un posto senza vento ha soltanto un odore, un cuore senza vento è un cuore senza amore"

2. L'airone:  ha i panni quasi di un demo di una versione compiuta, a noi restano i loop ficcanti e incisivi e i synth devianti:
"e chi se ne frega se era solo una busta incastrata"

3. La vigna: piglio da cantautore "serissimo", per chitarra ed archi, nostalgica... un pò Claudio Lolli, un pò Alessandro Fiori è un grande e basta:
"a quando tutti insieme c'eravamo divertiti"

4. Io amo Gesù: "io credo che possono imbrogliarvi", la canzone di Natale definitiva... un'autentica perla, loop e synth e l'impareggiabile songwriter del nostro:
"perchè non andate più a messa? vite adagiate nel passato quando la famiglia era più unita e le foto ne sono la prova"

5. E quando tutte le stelle: intensa e poetica, peccato duri così poco:
"e quando tutte le stelle saranno studiate io avrò un'altra canzone per te da cantarti in privato"

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