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L'amore ai tempi del default - La linea di Greta



Per chi è cresciuto musicalmente negli anni novanta questo album, il secondo dei nostri, è una manna, punto e basta. 
Ma sarebbe di certo riduttivo e banalizzante, perchè La linea di Greta dopo un buon esordio qualche anno fa, rilascia ora dieci canzoni che parlano a tutti, non solo agli orfani di quei suoni, con uno stile si preciso ma altamente variegato e assolutamente affascinante.
Un lavoro poetico nel suo insieme, con una forte matrice citazionista e pop nel suo rivelarsi sociale, di stretta attualità  per quanto riguarda i testi e una sensazione di calore in primis per le dinamiche musicali, un sound avvolgente e compatto che rilascia emozioni, tra gli arrangiamenti sempre ben calibrati con le chitarre elettriche a catalizzare l'ascolto.
Che altro aggiungere se non di consigliarvelo vivamente?

"Viaggio al termine della notte (bianca)": "... e che Celine mi perdoni", atmosfere prettamente post rock, ora suadenti ora aggressive, abilmente dosate, in certe parti specie per il piglio del cantato vengono in mente i Massimo Volume: 
"Nulla di importante, niente di necessario"

"Marte dissonante": "ma dai novanta si esce vivi e non piegati forse solo un pò stonati, forse un pò sbroccati" parafrasando gli Afterhours, i nostri celebrano la decade generazionale recente più importante, con un gran lavoro di chitarre elettriche, decisamente sugli scudi:
"e per sentirmi un tossico potrei iniziare a farmi di nicotina ora che hanno smesso proprio tutti"

"In bilico": "ti ricordi i pomeriggi sudati passati a scopare sul divano, ti ricordi?"... decadente e avvolgente ballad, che cresce di tensione emotiva con lo sviluppo strumentale che procede appositamente per accumulo, con Giulia Anania, mentre la televisione attutisce i rumori e... piange:
"Massimo Giletti, Maria De Filippi, gente in lacrime"

"Rivolta 2.0": "il desiderio mio non muore, ispira poesia l'indignazione, la normalità della rivolta e non è ancora tardi"... con Militant A degli Assalti Frontali... riuscita e tesa commistione con ancora le chitarre elettriche in evidenza, su un mood oscuro, deciso e potente:
"se resistere non basta allora esisto"

"Riccardo Fogli": "rimpiangeremo gli anni ottanta"... lucida e amara riflessione che ancora una volta non risparmia "lo spettacolo odierno", per un sound obliquo e ammaliante che ben si evolve armonicamente e si fa via via sempre più trascinante, ammiccando al sound che fu con rara intelligenza, contro " questi giorni fascisti e senza ironia":
"eppure fogli era un gigante in confronto..."

"L'estate di Greta": "villeggianti unitevi nei luoghi democratici della balneazione"... prendete una melodia dai sapori genuini di un tempo e disturbatela, immergetela in digressioni noise, il brano in questione è il risultato... ed è un gran bel ascoltare:
"e se sono felice oggi lo capirò domani"

"Un eroe dei nostri giorni": "ho strappato via le palpebre liberando gli occhi da ratto cattivi"...  col basso preminente e improvvisi e ben assestati squarci melodici dati dalle chitarre elettriche, la traccia si dipana sinuosa e maliarda, in un mix di chiaro scuri accattivante:
"e non è affatto stupido fermarsi a galleggiare" 

"San Giovanni": "per sempre fedeli alla linea di Greta"... un cut up lucido e disincantato, di musica e testi, al punto che sembra di trovarci di fronte a una cover dei CSI, per "celebrare" amaramente Giovanni Lindo Ferretti:
"che ne fai dei tuoi idoli, li bruci?"

"Zombie d'Italia": "branchi di uomini come lupi in una stanza" ... intensa e suggestiva ballad dove tutti gli elementi son ben dosati per portare al climax, che gioca coi luoghi comuni della nostra tradizione, rilasciando una disamina che non lascia speranza:
"Italia ti detesto"

"Terra 'e nisciuno": un'altra ballad a chiudere il disco, stavolta in dialetto napoletano, che prosegue sull'invettiva della traccia precedente, giocando su suggestioni più acustiche e un ottimo uso dei contro canti:
"vulessa addiventare nu' brigante"

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