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Nostalgia istantanea - Dargen D'amico



Un flusso di coscienza e incoscienza che procedono di pari passo, 40 minuti per due brani... nella sua sfrontata e irriverente "genialità" Dargen D'amico sfida l'ascoltatore letteralmente a perdersi con lui, il risultato conferma in toto il talento del nostro e il suo stile, ma è evidente come si tratti di una provocazione o meglio di una operazione programmatica che spinge quasi all'adorazione o al ripudio più totale dell'opera in se... tutt'al più per l'evidente sfida/scontro di fondo.
Se il nostro oltre che delle parole si fosse occupato anche dell'aspetto musicale il risultato sarebbe stato raggiunto forse a pieno, ma a nostro avviso non bastano le parole, sincere quanto vogliamo e ricche di significato ad aprire nuove strade o a incantare l'ascoltatore di turno, fan o meno.
Quasi un dissing con se stesso insomma o meglio una sfida con se stesso e... con l'ascoltatore... dove l'intenzione travalica l'intento e non apporta alcunchè se non l'operazione come dicevamo in se.
Leggiamo in giro di recensioni celebrative per questa opera, perchè comunque di questo si tratta, ma ci viene il dubbio che i molti siti si siano adagiati comodamente nel celebrarne appunto l'intento, senza andare a scavare al fondo della questione, ovvero che un disco debba comunque essere ascoltato e in quanto a fruibilità quanto meno spicciola qui siamo lontani anni luce... e non parliamo di appeal radiofonico per intenderci, ma del fatto che è francamente insostenibile sentire rappare su una base sempre uguale o che apporta minime varianti alla sua struttura senza prevedere un qualunque sviluppo che sia ritmico o armonico... niente da dire ben inteso ma è inevitabile che l'attenzione scemi via via... anche se si tratta del poeta riconosciuto del movimento, per carità... ma anche venti minuti di vocalizzi di Demetrio Stratos non sarebbero digeribili per chi scrive, senza che gli Area intervenissero in qualche modo.
Siamo o dovremmo essere di fronte dunque a un approccio progressive per così dire o a una sorta di jam o improvvisazione che dir si voglia, che mutuato nel rap avrebbe dovuto a parer nostro espandersi anche nel contesto prettamente musicale ribadiamo, in primis dal punto di vista di dinamiche strutturali che qui sono assenti. 
Niente da eccepire insomma sul talento di Dargen D'amico e sull'idea in se, però ci sembra francamente assurdo celebrare questa operazione, che non toglie e non aggiunge nulla ribadiamo al nostro, ma che rimane quella che è, ovvero un esperimento o "una genialata" irritante a tratti, un colpo di coda nella sua più pura essenza e che non può appunto per definizione, aspirare a qualcosa di più, tanto meno a erigersi a un capolavoro... su queste "basi".

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