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Piuttosto che incontrarvi farei bungee jumping - Lady Ubuntu



Fra i CCCP e gli Offlaga Disco Pax i Lady Ubuntu si collocano amabilmente, con questo esordio breve e intenso, figlio di un'urgenza espressiva ad alto tasso emozionale e in rigorosa bassa fedeltà, che è un mix di ricordi e consapevolezza e altresì uno sguardo lucidissimo sulla realtà odierna. Inutile negarlo, visti anche gli evidenti rimandi di cui sopra, che sono i testi, il punto di forza del gruppo, una poesia verace e punk nello spirito come nella voce, corrosiva e tagliente come una chitarra affilata. A proposito, di strumenti veri non vi è traccia, è il gruppo stesso a rimarcare nelle note di copertina come il tutto sia dovuto a due programmi open source... come a dire se non è spirito punk questo:

"L'ora dell'aperitivo (Bungee Jumping)": claustrofobica , con una voce che ripete continuamente il titolo dell'album e si sovrappone all'io narrante, su un loop scarno: 
"Le nostre donne stanno immusonite e incarognite davanti agli alcolici alla frutta"

"E' la maledetta solitudine": "... che mi rompe i coglioni", poche note di chitarra acustica squarciata dalla chitarra elettrica, in un continuo crescendo di loop, un parlato più che cantato straniante e stonato per un testo assolutamente geniale:
"questo stramaledetto io occidentale"

"Non posso che tremare": un confronto generazionale che alterna parti sospese di giri di basso e suoni, a sfuriate che rimandano direttamente ai CCCP: 
"prima facevate casino con i cortei, con le pistole, adesso vi possono licenziare, vi possono sputare"

"La stufa è stupida": "tu sei nata nell'anno di Chernobyl io in quello di Seveso, la tua nuvola era più grande della mia", basterebbe questa frase a dare la cifra stilistica dei nostri, che è alta, molto alta... e questo reading su suoni campionati nella sua semplicità è la conferma più evidente:
"la stufa è stupida, tu non sei stupida,le persone non hanno gli interruttori come le cose o gli animali che li hanno nascosti, posso capire non ti preoccupare"

"La stagione delle albicocche": il brano forse più d'impatto dell'intero lavoro, nonostante sia costruito appositamente per non esplodere del tutto, eppure ha qualcosa di ipnotico, con ancora in mente i CCCP (Ferreti si merita persino una citazione, così come Lou Reed e Patty Smith), ma addirittura più scarnificati:
"vi volevo bene allora"

"Sera": tra pulsioni ritmiche sotterranee che vengono fuori a rimarcare i concetti salienti del testo, Van Morrison e Sting... impossibile non citare gli Offlaga Disco Pax, di certo più acidi e corrosivi, vero "Popolo di sinistra?":
"siete stati voi a consegnare le strade e le piazze ai vigili urbani"

"Coraggio": esortazione e invocazione tra atmosfere anni 80, con le chitarre taglianti e abrasive, con tanto di spari nel finale su ritmiche marziali e solenni 

"Nei primi anni '90": altro reading intenso e toccante, per una deliziosa marcetta, con una degno finale strumentale: 
"era come se tra me e il mondo si fosse creato uno specie di buco"

"La stagione delle albicocche": seconda versione ancor più figlia di Ferretti e soci, ma "E' una questione di qualità" se il brano continua a piacerci, con tanto di ripresa finale de "Nei primi anni '90": 
"e di chi sia tu e di chi sia io non gliene frega un cazzo a nessuno"

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