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Resoconto Live Max Gazzè - Piazza Santuario San Vito lo Capo 2 Giugno 2012



Bellissimo spettacolo l'altra sera in Piazza Santuario a San Vito lo Capo e non ci si poteva aspettare niente di diverso da uno dei più interessanti ed eclettici cantautori del panorama italiano. Stiamo parlando di Max Gazzè! Sono le 22:50, sale sul palco in silenzio, insieme agli altri della band, il tempo di appendere il basso al collo e si comincia con quella che è stata la musica che ha caratterizzato tutta la sua ormai quasi ventennale carriera. E si parte proprio da uno dei brani più famosi del suo repertorio: “Vento d’estate”, che ci riporta proprio ad un’estate, precisamente quella del 1998 e alla fusione con un altro grande cantautore, Niccolò Fabi! Poi ci porta decisamente più avanti nel tempo, all’ultimo album: “Quindi?”, anche se sono già passati più di due anni dalla sua uscita, ci fa ascoltare: “A cuore scalzo”. 
Si ferma un po’, ci chiede: “Come state? Vi state cominciando a scaldare?”, in effetti il pubblico è parecchio freddo, si riscalderà soltanto negli ultimi brani, purtroppo. 


E' la volta di una canzone dedicata al quartiere Parioli di Roma: “Eclissi di periferia”. Il concerto è un continuo viaggio, tra gli anni 90, i primi del 2000, fino ad arrivare ai giorni nostri, grazie all’ascolto di parecchi brani che ci fa molto piacere rivivere: “Il timido ubriaco”, “La nostra vita nuova”, “L’uomo più furbo”, “Colloquium vitae”, “Cara Valentina”. Quando arriva al brano “Il solito sesso”, c’è un lunghissimo intro musicale, di quelli che ormai non si ascoltano più facilmente, giochi di suoni tra i quattro straordinari musicisti che sono in scena: Clemente Ferrari, alle tastiere; Giorgio Baldi, alle chitarre; Cristiano Michelizzi alla batteria; ed ovviamente, Max Gazzè al basso. Giocano sul palco e si divertono, indice dell’enorme intesa che c’è tra loro. Poco prima di “Quel che fa paura” ci regalano uno stacco musicale in arrivo addirittura dalla “Prova del cuoco”, musicando “le tagliatelle di nonna Pina”, tra le risate generali. E come se non bastasse, poco dopo, intonano un “tanti auguri”, ed ovviamente nel pubblico, pensando che sia il compleanno di Max, comincia ad accennare la canzone, ma lui stesso ci blocca e ci dice: “No, non è il mio compleanno! Lo fanno in tutti i concerti, mi prendono in giro… io sono nato il 6 luglio 1967!”. 


Poi è la volta di una delle canzoni più belle del suo repertorio, dal testo ineccepibile e d’impatto: “La favola di Adamo ed Eva”, che sul finale, a sorpresa, si trasforma e diventa per qualche minuto: “Ain’t no sunshine” canzone di Bill Withers del 1971, per poi ritornare al sound della “favola” di Max, il tutto circondato da lunghi bellissimi momenti di intensa musica. E’ così che ci saluta prima del bis, per poi tornare con altri quattro brani: “Annina”, brano ironico e trascinante; “L’ultimo cielo”, dal testo magico: “l’immenso respiro che è in noi, quando siamo infiniti e sublimi… l’ultimo cielo è il cielo più grande, spande passione e un nuovo senso di me…”. Poi è la volta di “Mentre dormi” che lui canta all’unisono con il pubblico (che finalmente è decisamente più sveglio). Accaldato e stanco, Max ci saluta, presentando ancora una volta i suoi bravissimi compagni di avventura, validissimi musicisti. E si chiude con: “Una musica può fare”. E ci accorgiamo facilmente che miglior finale non ci possa essere… “Una musica può fare… salvarti sull’orlo del precipizio, quello che la musica può fare… salvarti sull’orlo del precipizio, non ci si può lamentare…” 


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