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Sono solo matti miei - Matteo Costa



Matteo Costa passa "dall'altra parte della barricata" facendo uscire per la sua Garrincha Dischi ovviamente, questo album che rispecchia e non potrebbe essere altrimenti i lavori dell'etichetta. Un album di cantautorato moderno che ammicca al pop quanto basta per essere memorizzabile e gli sfugge abilmente quando è il caso, ora sporcandosi di blues, ora di reggae... di leggerezza anni '60, perdendosi amabilmente tra violini, sax, trombe... per un risultato coeso, intimo e suggestivo.
Non è un capolavoro intendiamoci, il nostro non ha la schiettezza disarmante di Brunori, inevitabile l'accostamento e qua e la è riscontrabile qualche ingenuità di fondo, ma è certo che siamo di fronte ad un album piacevole, godibile nel suo insieme, di un autore interessante, che fa della poesia "piccola" il suo marchio di fabbrica e che non può che migliorare: 

"Hyde Park": "le solite promesse di miglioramento e redenzione"... una chitarra acustica e archi quel tanto che basta, per un'atmosfera che più intima non si può e un testo denso di significato e sentimento:
"scoiattoli che inseguono le mie paure in cima agli alberi, l'inesauribile voglia di te"

"Prima d'incontrarti":"io che desideravo intensamente senza sapere cosa desiderare"... più ricca strumentalmente e più ritmata rispetto alla traccia precedente, ma anche qui è la leggerezza a prendere il sopravvento:
"paura d'innamorarsi troppo"

"Senza vocali":"sdraiata sul letto lei pensa che l'alcool fa cuore ma miracoli non ne fa..."canzone "onomatopeica" per eccellenza, scanzonata, allegra... una marcetta che procede a colpi di sax e tromba fino al trascinante finale:
"lei che voleva sentire soltanto tattaratta tatraratta"

"Tu sei un fiore": "eppure io ho sempre pensato a te come alla neve che cade dappertutto e copre il mio giardino io sono quel bambino che ti sposta con un pala gialla"... nostalgica, con melodie e atmosfere rallentate alla Zero Assoluto, molto suggestiva:
"ma davvero tu vuoi essere quel fiore?"

"Non è stato per caso": c'è un mood, un piglio più che altro, trascinante da brano pop d'annata di razza, che viene opportunamente dosato in un arrangiamento essenziale ma niente affatto banale:
"non è certo per caso che perderò te quindi intanto se vuoi ridammi la mano"

"Elena contro tutti": una matrice pop nella costruzione che non dispiace affatto specie se si sposa come in questo caso con una struttura armonica acustica di ampio respiro e sfocia naturalmente in un ritornello geniale:
"Elena dichiara guerra ad Elena dichiara guerra a chi l'ha fatta a pezzi pure se stessa e si riconquista Elena"

"Amore vai": malinconia a go a go, per non dire tristezza, in questo vero e proprio bozzetto, assolutamente suggestivo e poetico, grazie anche agli inserti d'archi a metà strada tra i Non voglio che Clara e i Perturbazione :
"ho l'entusiasmo che muore, non posso più aspettare, io devo allungargli la mano e per farlo devo lasciare la tua"

"Come frizzy pazzy": "io le tue paure te le voglio mangiare con dedizione" su un reggae appena accennato che via via si arricchisce ancora una volta dei fiati per un testo giocoso e divertente:
"fai saltare per aria con la dinamite ogni tua paura"

"Appeso per le mutande": "tutti vomitano, chi pulisce?"... su un impianto blues, coi fiati a prendersi la scena e un testo per così dire alla Sergio Caputo, altra traccia godibilissima:
"vorrei un fegato parlante"

"Io senza Zoe ci ho provato": "Alessia dice che darti tempo non sia una perdita di tempo"... un testo "adolescenziale" ascoltando i consigli di amici e familiari: "Papà consiglia di dimenticare.... Enrico dice che ti guardo attraverso lenti colorate", per una ballad che ricalca lo stile del nostro che abbiamo imparato ad apprezzare su questi solchi:
"Per dirti che Matteo, Matteo che sono io, Matteo senza Zoe non ci sta"

"Dormire da te": un beat nostalgico ma ricco di speranza, immerso in un mood anni sessanta:
"regalami un pò di semplicità, facciamo l'amore, la vita è di là che aspetta il giorno, prepara il ritorno ma senza di te senza un caffè io lascio il mio meglio qui al caldo ma tanto lo sai ripasserò..."

"Dammi la forza": "Io sono forte, io son più forte di te, io ti combatto e vinco"... fra le atmosfere rarefatte della strofa e le aperture melodiche del ritornello si dipana questa traccia in cui l'autore cerca in qualche modo di auto-convincersi e trovare il coraggio.

"Francesca e la rincorsa": "cene buone che riempi più il cuore che la pancia"... con questa tenera ballad per voce e chitarra condita di altri pochi orpelli, si chiude questo interessante esordio:
"questa canzone profondamente piena di te"

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